Gli errori di comunicazione e le bugie dei politici italiani analizzati oggi da Igor Righetti su Radio Cusano Campus

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Il noto giornalista, autore e conduttore radiotelevisivo Igor Righetti, ideatore del primo format quotidiano multipiattaforma sui linguaggi della comunicazione “Il ComuniCattivo”  andato in onda per 12 anni consecutivi su Rai Radio 1 e su RaiDue, già docente di Comunicazione verbale e non verbale alle università Luiss, Sapienza, Tor Vergata e alla Scuola nazionale dell’Amministrazione della Presidenza del Consiglio dei ministri è intervenuto oggi in diretta su Radio Cusano Campus nel programma “ECG” condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio per parlare degli errori di comunicazione e delle bugie di alcuni politici italiani scoperti anche con l’analisi del loro linguaggio del corpo.

Igor Righetti
Igor Righetti

Righetti, tra l’altro, è stato formatore e coach di diversi parlamentari di centrodestra, centrosinistra e del Movimento 5 Stelle. Come il suo illustre zio Alberto Sordi, il quale gli svelò i segreti dell’utilizzo della voce, Igor Righetti è un acuto e analitico osservatore della società italiana e dei personaggi al potere.

“Saper comunicare in modo efficace e assertivo – ha affermato Igor Righetti – è sempre più importante, soprattutto in questa che comunemente viene definita come era della comunicazione. Quando parliamo in pubblico, per esempio, subentra l’ansia per un motivo molto semplice: perché temiamo il giudizio degli altri. Per superare l’ostacolo non basta una grande preparazione, occorre conoscere le tecniche per far emergere i contenuti e saper gestire l’ansia. Senza conoscere la forma, la sostanza non arriva a destinazione. Il contenuto è senz’altro più importante della forma, ma il fatto è che buoni contenuti, non espressi in maniera adeguata, rischiano di non essere apprezzati mentre contenuti più poveri possono essere molto valorizzati dal modo con cui vengono espressi. La comunicazione è una scienza e non ci si improvvisa comunicatori anche se l’uomo è un animale sociale portato a interagire con gli altri. Purtroppo la grande maggioranza dei politici italiani non sente la necessità e non comprende l’importanza di approfondire il linguaggio verbale e quello non verbale, lo studio della dizione o delle lingue straniere. Basti pensare a Renzi quando tenta di esprimersi con una lingua che dovrebbe sembrare inglese o ad Angelino Alfano, promosso a ministro degli Esteri forse proprio grazie all’inglese peggiore, ma anche più creativo in quanto fatto di gestualità e pochi vocaboli, soltanto di quello dell’ex presidente del Consiglio.  Del resto, in Italia si può essere nominati addirittura ministri dell’Istruzione, come accaduto di recente a Valeria Fedeli, con un diploma di tre anni e una laurea in Scienze Sociali riportata sul curriculum ufficiale, ma mai conseguita”.

Continua Righetti: “È importante acquisire le modalità per affinare le tecniche del linguaggio del corpo e per gestire con successo un intervento pubblico, in radio e in televisione; apprendere abilità e strumenti adeguati a sviluppare relazioni interpersonali positive e vincenti; interpretare i segnali del corpo dell’interlocutore (rifiuto e gradimento); conoscere le tecniche per modulare la voce, essere assertivi e gestire gli scarichi tensionali (comportamenti legati a stimoli che suscitano uno stato d’ansia o semplice tensione emotiva). Per esempio: tutti noi diciamo qualche bugia ogni giorno per i motivi più disparati ma non lo ammettiamo quasi mai. Per capire se il nostro interlocutore sta mentendo si dovranno osservare con grande attenzione tutti i segnali del corpo, anche quelli impercettibili, in base al contesto e ai tempi di reazione. Se già conosciamo il nostro interlocutore, dobbiamo notare tutti quei segnali che si discostano dal suo comportamento abituale e capire se un argomento o una risposta produce sensazioni di disagio. Mai affidarsi a un solo segnale, la conferma di un atteggiamento emerge da più segnali che rivelano lo stato emotivo di una persona. Ci sono numerosi elementi che ci aiutano a capire se il nostro interlocutore sta mentendo. La conoscenza del linguaggio del corpo può essere utile in diversi settori: dalle relazioni sentimentali a quelle professionali”.

Aggiunge l’esperto di comunicazione: “La comunicazione verbale è un’azione che prevede la gestione di espressioni necessarie per ottenere il linguaggio voluto. Altrettanto importante, quindi, è la comunicazione non verbale che comprende i movimenti del corpo (cinesica), le posizioni del corpo (prossemica e postura), i gesti, l’espressione del viso. Non comunichiamo soltanto con la parola o la scrittura ma soprattutto con una forma più primitiva di scambio, il cosiddetto linguaggio del corpo. A differenza di quanto accade con la comunicazione verbale, con il corpo è molto difficile ‘tacere’ perché comunica di continuo. Il linguaggio verbale viene dal nostro conscio ed è quindi mediato (prima di parlare quasi tutti, quasi, si assicurano che il cervello sia acceso) mentre quello non verbale proviene dal nostro inconscio ed è quasi impossibile falsificarlo. Dobbiamo sempre partire dall’assunto che il 93% del nostro messaggio viene percepito dagli altri attraverso la comunicazione del nostro corpo e non dalle parole. Di conseguenza convince molto di più un sorriso di una frase”.

Ecco, secondo gli studi sul linguaggio verbale e non verbale, i politici italiani promossi e bocciati in comunicazione e quelli ai quali, in molti casi, il linguaggio del corpo tradisce scarichi tensionali provocati da nervosismo o poca sincerità. Alcuni  di loro, invece, li riescono a tenere sotto controllo così da apparire autentici e convincenti.

Igor Righetti su Matteo Renzi: “Berlusconi è stato il suo ispiratore mediatico e comunicativo ma Renzi, naturalmente antipatico, ogni volta che apre bocca è come se stesse invocando una richiesta di aiuto. È l’uomo del “giglio magico” che ha tentato di far credere che gli “zero vergola” fossero risultati sorprendenti, il rottamatore a sua volta rottamato, l’ideatore di claim futuristici che saltavano il presente, l’oratore con l’inglese quasi madrelingua di un abitante di Marte, il cultore della perifrasi tattica per evitare di entrare nel concreto. Dopo la sonora sconfitta al referendum che neanche il super pagato guru di Obama, Jim Messina, è riuscito a evitargli prima di Natale, su un noto settimanale, Renzi è apparso assieme alla moglie in un servizio fotografico in cui faceva la spesa: un modo per rifarsi la verginità comunicativa facendo intendere un ritorno tra la gente? Attualmente, la grande maggioranza degli italiani come sente il suo nome è felice come una mosca in un villaggio di stitici. Il popolo italico, però, dimentica tutto in fretta. Quindi Renzi, prima di riproporsi, dovrà soltanto far passare qualche altro mese. Avete mai osservato Renzi quante volte, in un minuto, chiude le palpebre? Decine. È stato osservato che in un minuto una persona batte le palpebre in media 8-10 volte. Una frequenza superiore può indicare uno stato di disagio, uno scarico tensionale scaturito da qualcosa che ha aumentato il livello di stress. Ciò avviene perché il nostro inconscio sa bene qual è la verità e cerca di intervenire con la chiusura degli occhi. Tende a grattarsi dietro o sopra la testa: il prurito è un evidente segnale di forte tensione. Tende a mantenere il contatto visivo in modo innaturale. Dimostra tensione e inadeguatezza quando si abbottona e sbottona la giacca durante presentazioni e incontri ufficiali. Quando cammina sembra ondulare come un improbabile modello su una passerella allestita in una sagra paesana”.

Igor Righetti su Maria Elena Boschi: “La sua infanzia e adolescenza sembrano la biografia di un’entità divina: è stata chierichetta, Madonna nel presepe vivente di Laterina, insegnante di catechismo e volontaria al bar della parrocchia. La percezione comunicativa è quella della prima della classe che non passava mai il compito. Tecniche di comunicazione, assertività ed empatia: bocciata. Dalla sua gestualità e dalle tecniche di narrazione si intuisce che abbia frequentato un corso, low cost, di comunicazione. A basso costo perché quando Maria Elena Boschi parla, la sua comunicazione verbale non corrisponde a quella del corpo, è fuori sincro, le parole dicono una cosa e la gestualità un’altra, facendola sembrare un alieno disadattato appena arrivato sulla Terra. In questo modo, al contrario di Zorro non lascia mai il segno. Un registro linguistico, il suo, che sembra estrapolato dal dizionario dei sinonimi e dei contrari. Il suo linguaggio verbale è fatto di pause e di frasi troncate senza senso, come quando la punteggiatura viene messa a casaccio. È il classico personaggio che non risulta simpatico neppure a se stesso e che quando lo ascolti ti domandi perché una pastiglia contro il mal di testa si chiama analgesico. Linguaggio del corpo: in continua contraddizione tra ciò che dice e ciò che appare. La gestualità viene utilizzata per supportare e dare enfasi a ciò che viene espresso attraverso le parole. Con lei, però, siamo nella bulimia della gestualità, affascinante nella sua complessità di decodificazione in quanto i movimenti appaiono, seppur seduttivi, robotici e non corrispondenti alle parole. È come se all’interno di Maria Elena Boschi convivessero due anime, in antitesi tra loro, entrambe però desiderose di comunicare ma in tempi e modi diversi”.

Igor Righetti su Beppe Grillo: “Chi dice bugie, in genere, dice anche più parolacce in quanto per elaborare menzogne serve molta concentrazione e, di conseguenza, si perde attenzione sull’autocontrollo. Nel caso del leader del M5S, però, le parolacce non vengono dette, anzi urlate, per celare bugie bensì perché creano una percezione di schiettezza e confidenza, di rifiuto della politica tradizionale, danno maggiore enfasi ai concetti e aiutano a far ricordare i più distratti. Tecniche di comunicazione, assertività ed empatia: promosso. In un’era in cui siamo bombardati da messaggi comunicativi, il linguaggio volgare enfatico, quello della strada, viene percepito dall’interlocutore, in modo inconsapevole, come più informale. Il linguaggio triviale, poi, in bocca a un ex comico ha anche il vantaggio di suscitare una risata liberatoria che non fa mai male. Linguaggio del corpo: mattatore. Conosce molto bene la narrazione teatrale e televisiva così come la prossemica ovvero la percezione, l’organizzazione e l’uso dello spazio, della distanza e del territorio nei confronti degli altri. Grillo occupa tutto lo spazio che ha a disposizione. Il linguaggio del corpo è la sua prima grande arma. Sul palco sembra quasi un contorsionista”.