Per un’informazione affidabile anche in rete: occorrono trasparenza, correttezza, responsabilità

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In un mondo in bilico tra verità e post verità, fatti e fatti alternativi, notizie e fake news, occorre dare risposte serie e sostenibili al bisogno di informazione. Una prima risposta ai problemi per l’informazione legati allo sviluppo digitale è un’editoria giornalistica basata sull’algoritmo della credibilità, in un circolo virtuoso di professionalità, autorevolezza, fiducia”. Così oggi Maurizio Costa, Presidente degli editori, al dibattito organizzato dalla FIEG dal titolo “Dalle black box alle legal box: digitale tra ambiguità e responsabilità”.

Maurizio Costa
Maurizio Costa

Una risposta unilaterale però – ha aggiunto Costa – non basta, in un contesto nel quale l’editoria e i social network giocano ormai ruoli sovrapposti e contrastanti. Condivido appieno la distinzione tra ‘società dell’informazione’ e ‘società della conversazione’, la prima terreno dei media tradizionali, la seconda egemonizzata dai social media. Disintermediazione dell’informazione, strapotere degli Over The Top, assenza di regole simmetriche per tutti gli operatori, uso improprio in Rete dei contenuti editoriali, pirateria, minacce alla privacy di cittadini e imprese: sono tutte tematiche di grande delicatezza che devono essere affrontare e risolte”.

Discussants del dibattito – insieme a Maurizio Costa e a Ruben Razzante, docente di Diritto dell’Informazione e della Comunicazione all’Università Cattolica di Milano e alla Lumsa di Roma e autore del “Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione”, presentato nell’occasione, – Luciano Fontana,  Direttore del Corriere della Sera, Giovanni Pitruzzella,  Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e Lorenzo Sassoli de Bianchi,  Presidente dell’Upa-Utenti Pubblicità Associati, che si sono confrontati sui cambiamenti imposti dalla tecnologia al mondo dell’informazione e sul suo futuro. Ha moderato l’incontro la giornalista televisiva Maria Latella, che ha posto l’accento sulla necessità –  forse compresa in altri Paesi prima che nel nostro – di rispettare delle regole che consentano la sostenibilità della produzione e diffusione dei contenuti editoriali, garantiscano una competizione alla pari dei players dell’informazione e prevengano o pongano rimedio ai danni derivanti alla reputazione e alla privacy da un uso improprio della Rete.

Ruben Razzante – il cui testo, giunto alla sua VII edizione, affronta con un approccio divulgativo e un aggiornamento costante la normativa sull’informazione e la comunicazione, che per gli aspetti legati al rapporto con la tecnologia presenta ancora molte lacune legislative – ha lanciato un appello al Governo per l’avvio di un tavolo di consultazione tra tutti gli operatori della filiera di produzione e distribuzione delle notizie e dei contenuti in Rete. Un tavolo che possa condurre alla definizione di linee guida per arginare il fenomeno delle fake news, regolare lo sviluppo della Rete e valorizzare l’informazione di qualità. Per Razzante è essenziale ricollocare al centro dell’agenda politica il tema della democrazia e del ruolo degli Over The Top, con i quali rispetto a qualche anno fa il rapporto è senz’altro cambiato, anche grazie alla ricerca di collaborazioni commerciali come quella con Google avviata da Fieg, ma con i quali va raggiunta una sintesi tra le esigenze di tutti gli operatori. Le fake news rappresentano un rischio per la democrazia perché abbassano il livello dell’informazione e della necessità di ripristinare una gerarchia e verificabilità delle notizie devono invece – ha concluso Razzante – essere consapevoli tutti coloro che operano in Internet.

Il labile confine tra regolazione e censura nella percezione dell’opinione pubblica – ha ricordato Maria Latella nel dare la parola al Garante Antitrust – è alla base delle polemiche suscitate da una recente dichiarazione di Giovanni Pitruzzella sulla necessità di un organismo di vigilanza sulle notizie a livello europeo allo scopo di contrastare tutti quei movimenti che rischiano di inquinare il naturale dibattito democratico, alimentando campagne di paura e odio a colpi di notizie fraudolente. Pitruzzella ha ribadito oggi che la sua presa di posizione, con la recente intervista al Financial Times, che ha suscitato un ampio dibattito tuttora in corso, nasceva dalla volontà di porre l’accento sulla “necessità, non solo per il mondo dell’informazione e della comunicazione, ma più in generale, di un confronto improntato alla trasparenza e alla correttezza, essenziali per lo svolgimento stesso della vita democratica”. “Di fronte alla quarta rivoluzione industriale – ha aggiunto Pitruzzella – e alle sue conseguenze, tra cui la cancellazione di posti di lavoro e la decentralizzazione dell’informazione con la sua scia di insidie per i fruitori delle notizie, è necessario immaginare regole nuove. Quelle vecchie non bastano. E non si tratta di censura – ha aggiunto –  ma di tutelare i diritti delle persone. Non tutto quello che circola in Rete infatti, un esempio per tutti gli ‘hate speeches’, ricade nella cosiddetta libertà di informazione”.

Anche il mondo delle imprese e degli investitori pubblicitari era presente oggi con Lorenzo Sassoli de Bianchi. Internet è una grande opportunità: gli investimenti pubblicitari sul web rappresentano il 25% del totale, 2 miliardi su 8 complessivi. Ma – ha aggiunto Sassoli – nasconde anche delle insidie: l’indebolimento dei corpi intermedi: la politica, le associazioni, le stesse ‘marche’. Se viene meno la credibilità delle marche in questa entropia comunicativa dove non si distingue più il vero dal falso, questo è un problema. Ma anche l’assenza di trasparenza, la mancanza di una informazione veritiera e corretta che in realtà costituirebbe un diritto garantito dallo stesso articolo 21 della Costituzione dove si afferma non solo il diritto alla libertà di informare, ma anche quello di essere informati. E poi l’anonimato in Rete, l’assenza di responsabilità di chi vi opera”. La proposta di Sassoli? “Una Authority europea che si faccia carico di normare il mercato ed inoltre una autoregolamentazione per gli operatori della Rete con la supervisione di un organismo terzo che agisca su tutti i mezzi di comunicazione e che tutelerebbe, in questo caso i lettori e i cittadini, analogamente come fa l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria in difesa dei consumatori”.

A Luciano Fontana è stato chiesto come è vissuto dall’interno di un giornale come il Corriere della Sera, per il quale parole come fiducia e responsabilità appaiono scontate, il cambiamento. “In questo profondo progetto di trasformazione – ha detto Fontana – dove non si ha nemmeno un’esatta coscienza del campo di gioco, non valgono le sole regole della deontologia professionale. I social network sono essi stessi fonti. La responsabilità degli Over The Top è enorme, non sono solo dei mezzi tecnici. Google dovrebbe assumersi le stesse responsabilità di ciò che divulga degli editori”. “In un mondo in cui domina la velocità, in cui le persone per la maggior parte non si fermano certo ad incrociare le informazioni per farsi un’idea, è ancora più importante e necessario – ha detto Fontana – il ruolo di una professione che produca un giornalismo – anche se l’espressione è forse abusata – ‘di qualità’: che selezioni le notizie, fornisca un’agenda definita, offra garanzie per quanto possibile di oggettività, sia capace di correggersi velocemente”. 

Costa, nel tirare le fila degli interventi, ha concluso come anche per l’informazione in Rete ci si debba basare su trasparenza, correttezza, responsabilità.  Occorre perciò superare l’asimmetria che non prevede oggi la stessa responsabilità anche per chi opera nel web. E quindi definire un sistema di regole trasparenti e condivise che garantiscano tutti i soggetti in termini di concorrenza, fiscalità, privacy e tutela del diritto d’autore.