Il discorso di insediamento di Donald Trump analizzato da Expert System

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Expert System ha analizzato il discorso inaugurale pronunciato a Washington il 20 gennaio 2017 dal neo presidente americano Donald Trump durante la cerimonia di insediamento alla Casa Bianca.

Utilizzando il software semantico Cogito in grado di analizzare automaticamente testi e parole, l’indagine ha messo in evidenza caratteristiche e peculiarità del discorso di Trump e lo ha confrontato con quello dei due predecessori all’inizio del loro primo mandato, George W. Bush nel 2001 e Barack Obama nel 2009.

Analizzando il testo integrale in inglese del discorso di Trump, Expert System ha cercato di rispondere a questa duplice domanda:

Da un punto di vista linguistico, come si caratterizza il discorso di Trump? E come si differenzia dai discorsi inaugurali pronunciati da Bush e Obama?

I concetti principali

L’analisi semantica di Expert System ha messo in luce prima di tutto i concetti principali presenti nel testo. Dal discorso di Trump emergono riferimenti costanti ad American e America (concetto presente anche nello slogan ripetuto più volte alla fine del discorso), mentre Bush insiste di più su country e story e Obama su work e generation.

L’uso di American, che esprime un richiamo patriottico all’appartenenza nazionale, risulta più frequente nel discorso di Bush rispetto a Obama, e appare addirittura come il concetto più frequente per Trump.

Se Bush si rivolge principalmente ai cittadini (citizen), Obama, e ancora di più Trump considerato che il suo discorso è stato più breve, alle persone (people).

Mentre Obama cita le donne (woman), al contrario Bush non le menziona, e Trump le cita meno frequentemente di Obama, associandole entrambe le volte agli uomini e in relazione ad un aggettivo (forgotten o military).

Trump, come entrambi i predecessori, dà molta importanza all’aggettivo possessivo nostro (our) e al sostantivo nazione (nation), che trasmettono un forte senso unitario.

Obama esprime concetti legati all’ecologia (planet, earth) mentre Bush affronta maggiormente l’argomento della giustizia (justice, law). Trump ignora i concetti legati all’ecologia mentre si riferisce molto più frequentemente dei predecessori ad aspetti legati alla protezione (protect) e al sogno (dream).

Oltre al celebre can, Obama richiama il futuro (future), concetto meno frequente per Trump come per Bush.

Mentre Bush cita gli immigrati (immigrant) e Obama i musulmani (Muslim), dalle parole del neo presidente americano emerge un riferimento ad un connotato oggi più negativo per i musulmani (Islamic) ma non parla del famoso muro.

Bush è l’unico dei tre ultimi presidenti che cita la democrazia (democracy, democratic), concetti assenti invece nel discorso di Obama nel 2009. Se Obama ricorda la situazione di crisi (crisis) e di pericolo (fear, threat), Trump non cita la crisi e si sofferma meno frequentemente sul pericolo, evidenziando maggiormente l’aspetto protezione, come scritto sopra.

Obama cita concetti positivi (prosperity, success) come Trump, che si sofferma più su success; Bush rammenta situazioni di povertà (poverty) così come Trump, anche se con meno enfasi.

Evidente nel discorso inaugurale di Bush il richiamo al ruolo presidenziale e all’impegno che ne comporta (president, promise, honored, responsibility), che non appare invece così marcato nelle parole di Obama: anche il neo presidente sembra un po’ meno focalizzato su questo punto.

Trump, come Bush prima di lui, non nomina altri Paesi, mentre nel discorso presidenziale di Obama appaiono Iraq e Afghanistan. Citazioni per Nebraska e Detroit in rappresentanza delle zone americane più in linea con il messaggio del neo presidente.

Di sanità (health care, medicare) parlano entrambi gli ex presidenti, un argomento da cui sta lontano invece Trump.

Il discorso del neo presidente termina con ripetuti riferimenti a riportare l’America ai tempi che furono in cui la nazione era, almeno nelle parole di Trump, più ricca, grande, forte, orgogliosa e soprattutto sicura.

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Quali emozioni trasmette il discorso presidenziale: successo per Trump, coraggio da Bush e speranza da Obama

Gli algoritmi di intelligenza artificiale di Expert System consentono di ricavare anche le emozioni principali trasmesse dal testo: nelle parole di Trump è racchiuso un mix di emozioni positive come successo e impegno (commitment) ma anche qualche riferimento alla paura, forse per fare emergere l’impegno verso la protezione dei cittadini.

Dal messaggio di Bush invece emergono coraggio, oltre a speranza, compassione e comprensione, mentre il discorso di Obama esprime una maggiore varietà di emozioni differenti e contrastanti: innanzitutto speranza, seguita da azione, paura, disprezzo, coraggio, successo, impegno, ansia e fiducia.

Lo stile linguistico

Trump ha pronunciato un discorso molto breve paragonato a quello dei predecessori (1430 parole), meno lungo sia di quello di Bush (1592 parole) che di quello di Obama (2395 parole). Trump usa frasi più brevi (poco più di 17 parole per frase), mentre Obama si assesta su valori superiori alla media per quanto riguarda la lunghezza delle frasi (più di 22 parole per frase), caratteristica comune anche a Bush, anche se in modo minore (poco più di 18 parole per frase).

Analizzando la struttura sintattica del testo, il discorso di Trump risulta avere la stessa facilità di lettura e di comprensione di quello di Bush (indice di leggibilità per entrambi di media difficoltà) ma meno difficile rispetto a quello di Obama (testo molto difficile).

Se Bush sfoggia una grande ricchezza lessicale Trump dimostra una minore ricchezza lessicale, ma pur sempre superiore a quella di Obama.

Considerando la facilità di lettura e il tipo di lessico usato si deduce anche qual è il livello di scolarizzazione necessario per comprendere il testo: Trump risulta comprensibile a chi ha conseguito un diploma di scuola superiore, così come Bush, mentre per Obama occorre una laurea.

Per quanto riguarda altri aspetti relativi allo stile linguistico, tutti e tre i discorsi prediligono l’utilizzo di parole brevi, un vocabolario comune, con peso maggiore per i sostantivi. Una caratteristica più evidente in Trump è invece l’utilizzo di molti più aggettivi che i predecessori. Gli screenshot seguenti, con la rappresentazione grafica “writeprint”, mostrano le differenze tra i tre discorsi, confrontandoli anche con i valori medi di riferimento.

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