L’informazione digitale resta un tabù

Per il 55% degli italiani la qualità dell’informazione non sempre è on lineda Pisa Federico Unnia

Gli italiani soppesano il ruolo dei social e del mobile nell’informazione. Prevale nettamente una visione per cui, con l’avvento dei social, l’informazione istituzionale, i giornali e telegiornali hanno abbassato la qualità delle propria offerta. Il fatto che ognuno abbia la possibilità di fotografare, filmare, diffondere e commentare contenuti genera invece una spaccatura. Se per molti ciò agevola la ricerca di informazioni obiettive e non soggette a censura, per altri questo fenomeno porta invece con se una massa di informazioni di scarsa qualità prive del controllo e delle competenza dei professionisti dell’informazione.

Federico Unnia
Federico Unnia

E’ questa l’immagine che emerge da un’interessante indagine condotta da SWG nella prima settimana di ottobre, su un campione nazionale di 1000 maggiorenni e presentata a Pisa in occasione di IF – Internet festival Forme del futuro 2016 svoltasi nei giorni scorsi.

Per il 55% degli interpellati la qualità di giornali e telegiornali sono peggiorati con l’avvento dei social. In quanto spesso condizionati dai contenuti e giudizi virali diffusi (22%) e per l’assenza delle opportune verifiche che non sono possibili data l’immediatezza della comunicazione sulla rete (33%). Di contro, il 26% ritiene che siano migliorati in quanto la rete (11%) metterebbe in evidenza cosa realmente interessa alla gente e per la ricchezza di spunti e dati che la rete propone (15%). Da segnalare che 1 italiano su 5 non si pronuncia.

Ma quali sono i pro e i contro dell’informazione on line? I 20% sottolinea la possibilità, grazie ai social, di vedere e raccontare episodi e fatti che altrimenti non sarebbero assurti agli onori della cronaca; il 18% ne valorizza la mancanza di forme di selezione da parte tanto delle società tanto dai giornalisti stessi.  In negativo sa da segnalare che per il 12% degli interpellati chi posta contenuti e news lo fa per esibizionismo personale, per il 15% fare informazione richiede competenze che non tutti posseggono e, infine, per il 21% le informazioni sui social sono spesso frammentarie, fuorvianti e incomplete.

Altro tema approfondito è la rappresentazione del cibo, sempre più protagonista sia in tv che sui social. Il cibo è vissuto dagli italiani come un elemento caratterizzante la nostra cultura nazional (34%); l’interesse è anche dovuto alla cresciuta attenzione alla propria salute (30%), al fatto che la tavola è un mezzo di socializzazione (27%) e che cucinare è divenuta un’attività trandy (24%). Ciò porta, secondo la ricerca Swg, ad affermare che il 49% degli italiani cerca nuove ricette sui siti o forum, il 35% improvvisa mentre solo il 27% consulta ricettari. Il 12% cerca tutorial su youtube e il 6% guarda programma di cucina. Infine, si postano foto dei propri piatti preferiti per condividere soddisfazione e piacere, ma soprattutto perché queste immagini raccontano qualcosa su di loro in modo rapido ed efficace.