La Panchina – Chissà chi sei?

di Pietro Greppi – info@ad-just.it

Bene e male, bello e brutto, libertà e schiavitù … dentro ognuno di noi alberga tutto e il contrario di tutto. Poi, che uno o l’altro prenda il sopravvento nelle nostre scelte, dipende solo da quanto riesce ad incidere e a penetrare nel nostro essere quella che siamo abituati a definire “educazione”: quella forma di comportamento che la vita sociale in cui cresciamo ci trasmette. Un sistema che genera però inevitabili conflitti perché infonde e diffonde conformismo e omologazione. E il conformismo, anche se può apparire rassicurante e “comodo”, orientato com’è all’emanazione di regole comuni e all’eliminazione dell’imprevisto, proprio per questo genera ostacoli alla nostra serenità individuale. Le nostre vocazioni in un sistema così concepito vengono minate, frustrate costantemente. Ci è addirittura difficile riconoscerle quando “tornano a galla” perché arriviamo a percepirle come disturbi da contenere, correggere e allontanare dalla mente. Arriviamo a pensare quello che ci viene chiesto di pensare da un sistema/macchina di tipo sociale, molto potente, che condiziona fortemente la nostra autonomia di pensiero, perché lo incontriamo fin dai primi vagiti e ci accompagna quotidianamente per tutta le vita usando, come alleata, l’ingenuità complice di coloro che a loro volta ne sono stati fortemente influenzati. Praticamente tutti. Il vortice di azioni e pensieri indotti dal un tale sistema creano una particolare “tradizione comportamentale” che confligge costantemente con i nostri orientamenti naturali, le nostre vocazioni appunto.

Incontriamo continuamente modelli preconfezionati che ci viene chiesto di “indossare”, ma che raramente aderiscono al nostro intimo orientamento. Mentre è invece la norma che ci stiano larghi o stretti … dipende … e in quei “panni” che non sono tagliati su misura per noi ci sentiamo a disagio, ci muoviamo male … ma siamo più abituati ad adattarvici che a spogliarcene. E anche quando, e se, riusciamo a spogliarci tendiamo a fare un altro errore, indotto dalla sistematica tradizione: cerchiamo un altro modello disponibile là fuori, anziché indossare il nostro. Abbiamo cioè reazioni che non ci aiutano a comprendere noi stessi, ma solo a cambiare scegliendo un altro modello fra quelli pronti, previsti, consentiti, approvati … comodi. Anche se reagiamo lo facciamo quindi per il disagio che monta in noi, ma continuiamo a prendere dallo stesso “cassetto” proseguendo quindi con l’assecondare il sistema, rafforzando la sua stabilità anziché  la nostra. Nel momento in cui più o meno consapevolmente perpetuiamo modelli stabiliti da altri operiamo su noi stessi una violenza. Pensando in modo conforme ci costringiamo ad essere diversi da quello che saremmo se fossimo integri … ed è così che il sistema impedisce la nascita di  qualunque vera novità di cui ognuno di noi potrebbe essere portatore.

di Pietro Greppi – info@ad-just.it