La Panchina – Sempre lotteria è

di Pietro Greppi – info@ad-just.it

Giocare alla lotteria assomiglia molto al pagare le tasse. In entrambe i casi dai del denaro nella speranza che ti torni indietro sotto forma di “qualcosa di più grande”. In un caso lo fai perché obbligato (anche moralmente) dalla condizione di cittadino di un Paese, nell’altro lo fai per vedere se in qualche modo ti riesce di andare incontro a quella che viene chiamata “fortuna”. La delusione nasce quando “gratta gratta” ti accorgi che il tuo “dare” non ottiene il risultato sperato. E osservi (anche se non servono osservazioni così complicate) che il meccanismo, in entrambe i casi, raccoglie da tutti (molti) e quando ridistribuisce lo fa male. Ma proprio male male, al punto che ti viene da chiederti se sia solo la fortuna ad essere affetta da cecità.

Sulle tasse, dal punto di vista etico e sulla loro liceità, gestione, equità e congruità ci sarebbe da discutere a lungo e quindi non da una panchina. Ma sulla questione delle lotterie e sui giochi aleatori in genere, possiamo arrivare a parlare di sfruttamento della credulità delle persone, della strumentalizzazione della condizione di disagio economico, di induzione ad avere fiducia irrazionale, di tante cose disdicevoli … ma mai di un pensiero di equità. Spostandosi su questo piano non stupisce quindi che lo Stato, in qualità di socio di fatto, sia parte in causa nella colpevole raccolta di fondi derivanti dall’avventatezza delle persone che sperano di “fare il colpaccio” puntando ogni speranza sull’irrazionale. Il Governo di un Paese dovrebbe occuparsi di tutelare tutte le persone, soprattutto le più semplici, indifese, inermi … evitando loro i disagi, rimuovendone e ostacolandone le  cause possibili. E invece … La logica dell’arricchimento, dell’accumulo o della raccolta (a seconda dei punti di vista) prendendo poco da tanti, è un modello largamente applicato talmente è banale. Al punto che non ci si fa neppure più caso. Non ci si accorge che si tratta di un’equità rovesciata. Anziché distribuire equamente si prende secondo “la disponibilità”. Il Governo stesso ne utilizza “la potenzialità”, direttamente o indirettamente, legalizzando per esempio giochi fino a ieri considerati pericolosi per l’integrità delle persone, assicurandosi che in cambio lo Stato riceva una porzione del “bottino” e comportandosi a conti fatti come un oscuro mandante che si rende responsabile dei numerosi fatti incresciosi e drammatici che da questo derivano.

Un conto è chiedere denaro promettendo e dando in cambio di qualcosa di tangibile (mi dai dei soldi e io ti do un preciso prodotto), un altro è chieder denaro o irretire qualcuno al punto che te lo dia, magari anche volentieri, nella speranza di un fortuito grande premio.

Ognuno comunque è libero di credere alle sirene anche quando ha l’evidenza della scarsa attendibilità e onestà di esse e della remota possibilità che si avveri il desiderio. Sarebbe un passo avanti se imparassimo a cambiarli i nostri desideri, soprattutto quelli indotti: furbi, disonesti e violenti resterebbero disarmati.