La Panchina – Chi misura chi

85

Di Pietro Greppi

In Italia siamo praticamente 60 milioni di persone. AUDITEL seleziona 5.700 famiglie, pari a circa 14.000 individui (dato presente nel sito AUDITEL agosto 2016), selezionate e consenzienti nel farsi installare in casa un misuratore che segnala quali canali televisivi guardano costoro, quando cambiano, etc … e, aldilà di quanto si dice, è in seguito ai numeri desunti da queste misurazioni che poi si animano una quantità di scelte sulle quali sarebbe opportuno avere almeno qualche dubbio. Soprattutto perché la statistica ha le sue belle lacune e i suoi bei difetti che dovrebbero suggerire di fare “la statistica sulla statistica”. Comunque sia, sulla base di quella fonte di dati si dà luogo alla scelta dei palinsesti, alle pianificazioni pubblicitarie e agli stipendi dei presentatori, degli attori, degli autori, … e si scelgono i contenuti da trasmettere.

Ma sono certamente molti di più coloro che, se solo si unissero, potrebbero costringere a cambiare molte cose. Fra tutte certamente la voce “compensi”, alcuni dei quali sono oggettivamente fuori da ogni logica di buonsenso e risultano come uno schiaffo alla miseria, togliendo ogni credibilità al senso che dovrebbe avere il canone. Dire che chi è più bravo merita o che certi compensi sono pagati dalla pubblicità, se da una parte appaiono giustificazioni plausibili e possono apparire risposte sensate, a ben vedere sono invece la dimostrazione che in certi ambienti una volta seduti su qualche sedia si ritiene di non dover più rendere conto del senso del proprio ruolo. C’è un’evidente abitudine all’autoassoluzione fra coloro che pretendono o approvano certi compensi. E questo lo trovo offensivo. Soprattutto per quanto riguarda le reti pubbliche che dovrebbero impegnare le risorse per produrre e trasmettere contenuti di spessore e avere l’obiettivo di usare la raccolta pubblicitaria semmai per abbassare il canone o eliminarlo. Dal punto di vista etico i conduttori e altri personaggi chiamati in causa da questo tema dovrebbero accettare di ricevere compensi adeguati, ma con tetti decisi dall’azienda per rispetto nei confronti dei veri proprietari che sono coloro che pagano il canone. La RAI è certo nelle condizioni di selezionare persone di spessore e capaci di destare interesse anche al di fuori della rosa ristretta e ripetitiva a cui veniamo abituati. Ci deve essere un limite oltre il quale non sia possibile andare. È proprio una questione etica che va risvegliata. Per quanto brava sia una persona e per quanto si autostimi o sia portata a farlo da chi le sta intorno, è il sistema in cui questa vive che dovrebbe fargli sentire quanto sia opportuno accettare un limite, pena l’uscita. Il nostro sistema è un cerchio. Ma lo disegniamo sempre usando le piramidi….. discorsi lunghi.

di Pietro Greppi – info@ad-just.it