La Panchina – Aiuti, retorica e vergogna

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Rubrica quotidiana di Pietro Greppi – info@ad-just.it

Le panchine, mi sono sempre piaciute molto. Le considero luoghi simbolo di pausa, sosta, riflessione, incontro, osservazione, ristoro, calma, pace. Distribuire panchine in un viale, un parco, un centro, una periferia, una piazza … è un messaggio, un invito sempre cordiale, un gesto di comprensione e di accoglienza. Anche espressione di civiltà e rispetto. La loro presenza andrebbe incentivata, così come dovrebbe esserlo il fermarsi a riflettere, ché in fondo è ciò che accade spesso proprio quando ci si siede su una panchina per riprendere fiato, dare uno sguardo a quello che ci passa davanti, riflettere. Almeno per un minuto. Giusto il tempo che richiede la lettura di questa rubrica quotidiana.

Aiuti, retorica e vergogna

Se posso mi faccio in quattro per dare un aiuto a chi ne ha bisogno. Ma lo faccio direttamente senza intermediari inutili e senza condizioni. È sufficiente l’informazione sull’accaduto e quello che posso lo faccio, assicurandomi dell’onestà di chi raccoglie il mio aiuto. Quando accadono disgrazie come quelle di questo Agosto 2016, si muove la macchina della solidarietà, ed è straordinario che sia così. Una forma di reazione che si deve soprattutto alle persone che non hanno altro  ruolo che quello di essere persone sensibili e disponibili, alle quali si aggiungono poi i professionisti attrezzati e preparati. I politici non li considero perché non fanno altro che facce tristi, promesse e vuoti discorsi retorici. Quello che pensano sia il loro mestiere.

Poi ci sono i creativi più o meno noti che, per deformazione professionale si inventano sistemi di raccolta fondi con dinamiche che personalmente trovo diseducative, contorte, orientate all’egocentrismo degli autori che hanno anche il coraggio di chiamarle “eventi”. Come quello di vendere nei ristoranti un piatto di pasta all’Amatriciana con un sovrapprezzo di 2 euro da destinare alle persone colpite dal terremoto. Un meccanismo che ha entusiasmato ahimè anche il signor Petrini, forse per una certa forma di coerenza con il mestiere che lo ha reso noto.

Io tutto questo lo trovo imbarazzante, poco serio e fuori luogo. Non l’idea di raccogliere aiuti per carità, ma quella di farlo “in cambio” di un piatto di pasta, che tra l’altro in realtà ripagherà anche i ristoratori. Certo meglio di niente e ci sarà chi aderirà contento e felice. Ma davvero chi vuole donare due euro (o più) condiziona il suo gesto solidale a un pasto? Che tipo di esempio riceve un bambino che cresce in un contesto dove tutto si spettacolarizza e dove un aiuto che dovrebbe essere diretto e incondizionato passa invece da un percorso contorto come quello del pasto al ristorante? Sinceramente avrei preferito che il Governo avesse comunicato e argomentato che d’ufficio il giorno dopo avrebbe prelevato 1 euro da ogni conto corrente esistente in Italia, che avesse dato riscontro del totale raccolto e ci avesse rendicontato la spesa in un secondo tempo. Sono pronto a scommettere che in questo frangente nessuno avrebbe criticato la decisione. Poi però vorrei che tutto questo cuore in mano ci fosse per ogni tragedia di ogni genere, anche piccola. Ce n’è a milioni di inascoltate e per questo oltre al dolore io direi che potremmo provare anche un bel po’ vergogna.

di Pietro Greppi – info@ad-just.it