Associazionismo: dove ti porta il vento?

di Mario Modica

Chi naviga a vela sa che il vento che ti porta è la risultante di varie forze: il vento reale il vento apparente, il vento di velocità e poi c’è tutto un gioco di resistenze sopra e sotto l’acqua, sulle vele e sullo scafo … e poi c’è l’equipaggio, che se non è affiatato è difficile che la barca possa mantenere l’imbarcazione su una direzione precisa. Una metafora complessa, forse ispirata dal periodo estivo, per rappresentare una situazione altrettanto complessa quanto appare il mondo dell’associazionismo nel mondo della comunicazione.

A dire che aria tira si rischia di fare le Cassandre, ma di sicuro in questo periodo si sente soffiare vento di cambiamento. Basta essere presenti alle varie occasioni in cui i professionisti della comunicazione si scambiano informazioni, dati, idee, premi … e al momento dell’immancabile rinfresco senti rimbalzare commenti su questa o quella associazione, su questo o quel presidente, su questa o quella gestione associativa in generale. E in questo periodo i commenti dei singoli non corrispondono sempre alle dichiarazioni ufficiali.

Si sente sempre forte l’esigenza di evitare la deriva della propria associazione, quale che sia, ma c’è chi vuole scendere dalla barca, chi è già sceso, barche affondate, chi scende e risale su una barca associativa che gli sembra più affidabile, c’è chi in pieno mare si impossessa della scialuppa di salvataggio.

Renato Sarli
Renato Sarli

C’è anche chi sta costruendo una nuova imbarcazione e cercando un nuovo equipaggio, almeno questo si desume da un recentissimo post su Facebook di Renato Sarli, che deluso da precedenti esperienze pare avere idee chiare sia sul tipo di barca che sull’equipaggio.

La questione interessante della metafora fin qui utilizzata è che consente anche un’altra osservazione: vediamo tante associazioni un solo mare (quello della comunicazione) e un solo vento reale, uguale per tutti, sia per i vecchi lupi di mare sia per i cadetti. Tutti conoscono la teoria, tutti sanno fare e sciogliere nodi, tutti conoscono i termini che si usano una volta a bordo, ma sciolte le cime e issate le vele non basta l’esperienza del singolo e neppure il coraggio del giovane mozzo. Deve esserci armonia fra tutti, anche con il mare. Ma soprattutto è necessario aver chiara la meta e saper leggere le carte. Ci vediamo in porto perché vorremmo assistere al varo di questa annunciata nuova imbarcazione.