La Rai di Campo Dall’Orto: più moderna e più degna del servizio pubblico?

Presentati i palinsesti autunnali dei quattro canali generalisti di viale Mazzini. Tra le novità: nuovi contenuti anche culturali, maggiore ricorso alla multimedialità, più sinergie  e tanta attenzione alle realtà del paese. Si meriteranno i soldi del canone?di Claudio Micalizio

“Per te. Per tutti”. La linea editoriale della nuova Rai può essere riassunta nel claim scelto per l’incontro di presentazione dei palinsesti autunnali della tv pubblica. Forse non ne diverrà mai il nuovo slogan ma ben spiega la sfida che attende il principale broadcaster e produttore di contenuti radiotelevisivi italiano: rappresentare l’identità collettiva del paese, partendo da una valorizzazione dell’identità culturale dell’azienda per interessare la più ampia varietà di target e raggiungerli individualmente grazie alle potenzialità delle diverse piattaforme multimediali.

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Un cantiere per una nuova tv pubblica

Nel presentare le linee guida della nuova stagione televisiva, il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto non ha nascosto le difficoltà incontrate ma anche le potenzialità che ancora potranno essere espresse: “Il nostro è un grande cantiere – ha spiegato davanti alla platea dei giornalisti riuniti nell’elegante cornice dell’Auditorium Giuseppe Verdi di Milano per l’occasione trasformato in un moderno studio televisivo – per un’azienda storica che ha davanti a sè una sfida importante: continuare a svolgere con merito e riconoscimento il ruolo di servizio pubblico, riuscendo a rivelarsi sempre più interessante per il grande pubblico e capace di raccontare l’attualità della vita reale ma anche argomenti più alti come la cultura”. E al netto delle anticipazioni con correlate polemiche che da giorni escono sui giornali (alcune poi smentite) e dei dubbi circa la concreta possibilità di attuare questa rivoluzione nell’emittenza pubblica, i palinsesti Rai anticipati nelle scorse ore sembrano formare un menù ricco e variegato, in cui con originalità e – forse – maggior convinzione rispetto al passato si affiancano ai classici pilastri dell’intrattenimento (dai varietà ai film, sino alle serie tv e alle fiction) gli spazi informativi (con meno talk-show e comunque proposti in una chiave alternativa rispetto al modello in auge nelle ultime stagioni) e quelli culturali (da una nuova produzione legata ai tesori dell’arte italiana a cura di Alberto Angela alla prima della Scala di Milano, sino ai balletti dell’etoile Roberto Bolle), per non parlare dei grandi eventi musicali e sportivi. E se già rinnovare i canali generalisti del bouquet Rai (che in tutto conta 15 emittenti) è una bella impresa, il direttore generale ha più volte ribadito quanto strategico sia il ricorso alla multimedialità con una nuova società – Rai Gold – nata per gestire questo processo di trasformazione, e la creazione di nuovi portali online (su tutti quelli di Rai Movie e Rai Premium) che insieme alle piattaforme internet già esistenti (dai portali di rete alle App) permetteranno all’utente una fruibilità ancora maggiore dei contenuti, anche di quelli un tempo esclusiva prerogativa della tv: “In questo ambito in dieci mesi abbiamo recuperato un gap di dieci anni – ha spiegato Antonio Campo Dall’Orto – ma puntiamo a potenziare sempre di più la nostra offerta di contenuti e servizi”. E qualche risultato si è già visto: è il caso del record di ascolti online registrato dal portale della Rai agli Europei per il match Italia-Svezia (ben 1.110.440 gli spettatori che hanno seguito l’evento su siti e app) e gli oltre 8 milioni di tweet veicolati nell’ultimo mese che fanno dell’emittente pubblica il principale editore sul social.

Tante novità nei palinsesti

Ma non c’è solo la modernità dei canali multimediali a caratterizzare la nuova stagione autunnale Rai: anche i palinsesti saranno ricchi di novità. E tutti i direttori dei quattro canali generalisti lo hanno rimarcato: si cambia nel solco però dell’identità televisiva di ogni rete e degli obiettivi che i vertici di viale Mazzini si sono dati per il futuro. Un cambiamento inevitabile per quanto magari non strettamente necessario, se si considera che nella stagione appena conclusa le principali emittenti generaliste del bouquet pubblico hanno ogni giorno intercettato almeno 36 milioni di spettatori (oltre il 63% di chi ha un televisore) con un’altissima percentuale nel prime time: “La nostra vocazione è di continuare a essere raccontatori di questo paese, andando sempre più a mostrare la realtà in tutte le sue sfaccettature – ribadisce Antonio Campo Dall’Orto – e consapevoli di poter anche influire sulla società. Con format e linguaggi sempre più moderni vogliamo raggiungere l’universalità della platea televisiva: per fare questo cercheremo di costruire ogni giorno il vero pluralismo, che non è quello politico bensì la capacità di rappresentare tutte le aree del paese”. Un processo di costruzione che viale Mazzini inizierà ovviamente dai titoli scelti a comporre i palinsesti di Rai 1, Rai 2, Rai 3 e Rai 4 con l’obiettivo ambizioso di portare più qualità nelle case degli italiani: dati alla mano nei prossimi mesi cambierà il 33% della programmazione delle quattro reti gheneraliste (il record va a Raitre che cambierà il 43% della propria offerta), con 42 novità ai nastri di partenza già in autunno (37 programmi e 5 titoli, per complessive 17mila ore di autoproduzione).

La vera sfida

E per farlo cambieranno anche le modalità operative: con un maggiore coinvolgimento delle risorse interne e un diverso gioco di squadra, che permetterà per esempio ad alcuni artisti di passare per la conduzione di specifici programmi da un canale all’altro. A questo si aggiunga anche il restyling che Carlo Conti, taumaturgica guida artistica del Festival di Sanremo e volto di punta della rete ammiraglia, dovrà portare a termine per Radio Rai (di cui è direttore da meno di un mese) in un ambito che potrebbe portare a nuove, strategiche sinergie con il piccolo schermo e il web. Ma al di là dei titoli, delle idee più o meno originali, dei volti più o meno noti la domanda di fondo resta una: riusciranno i nuovi direttori Andrea Fabiano (Rai Uno), Ilaria Dallatana (Rai 2), Daria Bignardi (Rai 3) e Angelo Teodoli (Rai 4, che tra l’altro dovrebbe diventare la rete generalista per i millennials: cioè gli under 35) a portare a compimento i progetti di canali televisivi che hanno in mente? La Rai riuscirà ad avere quell’autorevolezza e quell’appeal che le compete sulla carta per il suo ruolo istituzionale? Riuscirà a fare intrattenimento senza scadere nella qualità dei contenuti e dell’offerta, né perdendo ascolti? E infine riuscirà a meritarsi il canone e la raccolta pubblicitaria? Mentre da giorni politici e critici televisivi si affrontano sulle ipotesi di palinsesto circolate a mo’ di indiscrezione, litigando  su probabili epurazioni e su presunti favori di stampo censoreo alla politica, solo il tempo ci dirà se il nuovo corso di viale Mazzini è davvero iniziato. E, soprattutto, se darà i frutti sperati.