Giornalisti RAI in rivolta: niente firme contro l’invasione degli esterni

Alla vigilia della presentazione dei palinsesti della tv pubblica, Usigrai critica le scelte dell’azienda: meno spazi informativi e troppi professionisti dall’esterno.

di Gianni Avanzi

Come segnale di benvenuto, non è il massimo. Dopo mesi di attesa, polemiche e anticipazioni domani il direttore generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto presenta i primi palinsesti della sua era e per tutta risposta il sindacato dei giornalisti di viale Mazzini lancia una protesta contro il piano di riorganizzazione che dovrebbe interessare proprio il comparto dell’informazione.

In onda ma “senza firma”

In ballo – precisiamolo subito – non ci sono posti di lavoro perché non si preannunciano licenziamenti. Ma, come ribadito anche nel piano industriale presentato alcuni mesi or sono, la scelta aziendale di ridurre gli spazi informativi e, tema dolente anche in passato, le assunzioni di personale esterno per ruoli dirigenziali o per la conduzione di trasmissioni tv. Per questo motivo, alla vigilia della convention di presentazione dei palinsesti autunnali, Usigrai ha indetto per lunedì 27 giugno lo sciopero delle firme: «Le giornaliste e i giornalisti della Rai – spiega il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico – ritireranno le firme dai propri servizi come segno di protesta che sarà spiegato agli ascoltatori con un comunicato letto in tutte le edizioni principali di Tg e Gr, oltre che pubblicato su web e televideo». Con lo sciopero bianco, i giornalisti dell’ente pubblico auspicano una radicale riforma dell’informazione, nelle testate e nelle reti: «È il momento dell’innovazione e del cambiamento – scrive l’esecutivo dell’Usigrai – e noi siamo pronti da tempo. L’azienda invece va in direzione opposta con la riproposizione di vecchi metodi che passano per le chiamate dirette di esterni, la riduzione di spazi di informazione, e l’aumento del peso di società di produzione e degli agenti. Nelle settimane in cui chiediamo ai cittadini di pagare il canone con le nuove regole, dovevamo presentarci con il volto di una Rai nuova, più vicina alle loro esigenze e richieste. E invece il vertice sta riproponendo i soliti vecchi schemi».

Da Romagnoli a Semprini: gli ultimi casi

Nel comunicato ovviamente non si fanno nomi ma, anche se la questione degli esterni è un tema ricorrente nelle diatribe che infiammano il sindacato, pare facile individuare tra i casus belli più recenti gli arrivi di Gianluca Semprini da SkyTg24 per rilevare lo spazio di Ballarò che era stato affidato all’ex vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini, ma anche di Michele Santoro e Gad Lerner e prima ancora di Gabriele Romagnoli alla direzione di RaiSport. Il ritiro delle firme è solo il primo passo della mobilitazione: «In queste ore, insieme ai Cdr, stiamo raccogliendo i curriculum delle giornaliste e dei giornalisti della Rai e presto li consegneremo al vertice di Viale Mazzini – spiega nella nota Usigrai -. A una azienda che non vuole conoscere i giornalisti interni, per assumerne di esterni, rispondiamo con la nostra professionalità, la nostra storia, le nostre competenze. Nell’unico modo che conosciamo: la massima trasparenza. E se fossero confermate le notizie delle ultime ore, non ci fermeremo”. All’orizzone c’è anche la possibilità che il sindacato possa adire le vie legali per il rispetto del dovuto confronto sindacale sulle modifiche di palinsesto, arrivando a coinvolgere se necessario l’Anac e la Corte dei Conti “affinché valuti il rispetto delle regole anche nelle ulteriori nuove assunzioni”. Un duro atto di accusa nei confronti dei vertici Rai e, in particolare, del nuovo direttore generale Antonio Campo Dall’Orto che, a quasi un anno dalla nomina, è chiamato a dimostrarsi all’altezza delle aspettative che il suo arrivo a viale Mazzini aveva ingenerato.