IAP lancia la digital chart sull’adv digitale

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di Federico Unnia

E’ stata lanciata  la “Digital Chart”, una nuova sezione del sito dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria (www.iap.it)  che racchiude le indicazioni sulle più diffuse forme di comunicazione commerciale diffuse sulla rete.

Federico Unnia
Federico Unnia

Il progetto costituisce un nuovo passo dello Iap verso la responsabilizzazione delle imprese che ricorrono alle tecnologie rese disponibili su internet non solo per comunicare l’esistenza dei propri prodotti ma anche per informare e indirizzare le scelte d’acquisto dei consumatori. La Digital Chart, spiegano dallo Iap, non vuole costituire, almeno in questa prima fase, un testo normativo ma solo un indirizzo sulle possibili implicazioni che un uso scorretto di alcuni dei più diffusi strumenti social ed internet può generare. Sempre avendo come riferimento il consumatore.

Il documento, ora consultabile nel sito, si propone quale panoramica delle più diffuse forme di comunicazione commerciale della Rete e del mondo digitale in genere, affrontando, in particolare, il tema della riconoscibilità della comunicazione commerciale all’interno di un mezzo che, per la sua interattività, si pone quale sistema “complesso”, dove convivono notizie, opinioni e contenuti di natura promozionale. Si tratta ovviamente di un tema fondamentale al fine di preservare quel rapporto fiduciario che deve sempre esistere tra inserzionisti e utenti del web perché la stessa comunicazione sia efficace.

Spiccano così, ad esempio, l’endorsment, l’utilizzo delle celebrity, influencer e blogger, i vlogger e, da ultimo, l’ampio capitolo dedicato all’user generated content e i social network, e i siti di content sharing e l‘advergame. Un universo in continua crescita negli investimenti pubblicitari, passati dal 3% del 2007 al 26,6% del 2015.

Ad oggi l’indicazione comune a molte di queste forme innovative di comunicazione e dialogo con i consumatori è la necessità che ove queste iniziative abbiano una finalità ed origine commerciale, ovvero esistano rapporti tra le imprese produttrici di beni e servizi ed i soggetti che ne veicolano contenuti o commenti questo sia evidenziato e di immediata percezione da parte del consumatore.

L’Istituto, come noto, ha da tempo aperto una finestra sul mondo internet e dei social.  Da alcuni anni monitora ed interviene già da tempo sulla comunicazione commerciale digitale, valutandone la correttezza attraverso il Codice di Autodisciplina e i suoi organismi di controllo. Dal novembre 2015, può intervenire anche nei confronti della c.d. “pubblicità comportamentale online” (OBA, “online behavioural advertising”). In un secondo momento, la Digital Chart potrà costituire una buona base di partenza per delineare delle linee guide operative per rendere più agevole agli operatori l’applicazione del Codice di autodisciplina alle nuove forme di comunicazione digitale. “La sfida che la comunicazione commerciale digitale pone al controllo autodisciplinare ripropone, per certi versi, alcune questioni affrontate decenni addietro in relazione alla comunicazione offline. Trovare regole condivise che contribuiscano a sviluppare il business senza soffocarlo; incrementare la fiducia del pubblico nel mezzo; rendere non necessari o limitare interventi legislativi. Sfide che lo IAP pone come punto di ripartenza allo scoccare dei suoi 50 anni. Perché tutta la storia dell’Autodisciplina esprime proprio il suo senso nella capacità di saper stare al passo con i tempi con l’obiettivo di contribuire alla realizzazione di una comunicazione sempre più responsabile” ha ricordato Vincenzo Guggino, segretario generale dello Iap.