Network Comunicazione firma la Mappa dell’Intolleranza per Vox, Osservatorio italiano sui diritti

Presentata a Milano la seconda versione della Mappa dell’Intolleranza, una radiografia dell’Italia che odia via Twitter, social ideale per esprimersi in anonimato e raggiungere una vastissima comunità virtuale che conta oggi 10 milioni di account. Nell’anno 2 della mappatura dei tweet intolleranti, le donne si confermano la categoria più odiata, seguite da omosessuali e migranti. Milano e Roma, le citta’ con il più alto livello di tweet negativi.

Il lessico dell’odio torna protagonista nella Mappa dell’Intolleranza – anno 2,  il progetto ideato da Vox – Osservatorio italiano sui diritti in collaborazione con le università di Milano, Bari e  Sapienza di Roma. Al suo secondo anno di rilevazione, la mappatura consente l’estrazione e la geolocalizzazione dei tweet che contengono parole considerate sensibili e mira a identificare le zone dove l’intolleranza è maggiormente diffusa – secondo 6 gruppi: donne, omosessuali, immigrati, diversamente abili, ebrei e musulmani – cercando di rilevare il sentimento che anima le communities online, ritenute significative per la garanzia di anonimato che spesso offrono (e quindi per la maggiore “libertà di espressione”) e per l’interattività che garantiscono.

mappa_misoginia[1]

Network Comunicazione , che ha ideato il concept del progetto, ha finalizzato il lavoro di raccolta dati e di analisi degli stessi con un format altamente innovativo e impattante, attraverso la creazione di vere e proprie mappe infografiche e di un video di decodifica del sentiment della rete.

mappa_razzismo

“Si tratta di un progetto dal fortissimo impatto sociale, che mette al centro il cosiddetto hate speech, il linguaggio dell’odio. Il format che abbiamo messo a punto si inserisce nelle più moderne tecniche di storytelling, per dire una cosa semplice e profonda insieme: le parole che usiamo modificano i nostri comportamenti e pesano come pietre scagliate contro l’altro. È un progetto sull’inclusione, per favorire la cultura del dialogo”, spiega Silvia Brena, giornalista, CEO di Network Comunicazione e co-fondatrice di Vox.

mappa_omofobia

Efficace strumento contro il cyberbullismo, la Mappa dell’Intolleranza, mutuata sull’esempio della Hate Map messa a punto dalla californiana Humboldt State University, dimostra ancora una volta come i social media diventino un veicolo privilegiato di incitamento all’intolleranza e all’odio verso gruppi minoritari, data la correlazione sempre più significativa tra il ricorso a un certo tipo di linguaggio e la presenza di episodi di violenza.

Rispetto alla versione precedente, la Mappa dell’Intolleranza anno 2 presenta alcune significative differenze: è stato aggiunto il cluster dell’islamofobia alla mappatura. È stato fatto un focus su Milano e Roma, due città considerate nevralgiche per l’alto numero di tweet intolleranti. Infine, è apparsa evidente la correlazione tra alcuni fatti di cronaca e l’esplosione della rete. Come l’esibizione di Valerio Scanu a Sanremo 2016,  con il microfono arcobaleno, che ha scatenato una valanga di tweet omofobi. O la dichiarazione del Papa  “ebrei e cristiani, un’unica famiglia”, che ha provocato un vero flusso di insulti digitali.

Dando uno sguardo ai dati emersi dopo sette mesi  di monitoraggio di Twitter, da agosto 2015 a febbraio 2016, sono 2.659.879 i tweet estratti per mappare l’odio razziale, l’omofobia, l’odio contro le donne e contro i diversamente abili, l’antisemitismo e l’islamofobia. In particolare Roma e Milano sono al vertice della classifica delle città più intolleranti. Solo a Roma sono stati rilevati 20.755 tweet riferiti ai 6 gruppi presi in considerazione. Di questi i messaggi negativi contro le donne, sempre al vertice della classifica, hanno raggiunto un totale di 5.120, i migranti 1.749, gli islamici 1.268 e gli omosessuali 1.324. A Milano invece il totale dei tweet rilevati è stato di 15.636, di cui 5.345 contro le donne, 1.032 a stampo razzista, 967 omofobi. Restando in Lombardia, anche Brescia e Bergamo hanno visto un proliferare di messaggi discriminatori, per un totale rispettivamente di 1.221 e 1.214, seguite da Monza, Varese, Pavia e Lodi.

“La mappatura di Milano e Roma ci consente di dare una finalità concreta al progetto”, prosegue Brena,  “Il senso ultimo del progetto è infatti quello di consentire azioni efficaci di prevenzione sul territorio. Conoscere le zone dove l’intolleranza è più alta, e quali sono le sue diverse declinazioni, consente alle amministrazioni pubbliche di costruire progetti ad hoc, per esempio nelle scuole e nelle zone considerate più a rischio. Perché imparare ad usare le parole giuste, parole capaci di elaborare emozioni e non lanciate come mattoni addosso agli altri, apre al confronto e all’inclusione”.

Tweet negativi sono stati rilevati anche in altre città italiane. Tra quelle più intolleranti, sul terzo gradino del podio si piazza Napoli, seguita da Torino e Firenze. Nel capoluogo campano sono stati raccolti in tutto 7.437 tweet negativi: di questi, 1.546 sono i messaggi omofobi, 1.112 quelli razzisti, 3.955 i tweet contro le donne, 360 contro gli islamici, 352 i messaggi contro disabili e 112 antisemiti. A Torino, i tweet più numerosi sono quelli contro le donne (2.343), seguiti da quelli contro i migranti (954), da quelli omofobi (436), da quelli contro gli islamici (338), contro i disabili (252) e gli ebrei (108). Si segnalano, infine, tre picchi interessanti: a Bologna colpiscono, rispetto alla media nazionale di tweet intolleranti, i messaggi omofobi (303), a Udine quelli contro le donne (1.369) e a Palermo quelli contro i disabili (293).

La Mappa verrà donata ai comuni, alle Regioni, alle scuole, a chiunque abbia bisogno di fare un’efficace azione di prevenzione sul territorio.