Lo strano caso di “TP” e lo sfogo di un socio che ci spinge a non mollare

C’è chi ci ha criticato, chi in modo più o meno velato ha lanciato anche qualche minaccia (sempre sui social nelle chat tra amici ma mai direttamente) e chi semplicemente non ha capito perché tanto interesse per una vicenda che potrebbe sembrare uguale a tante altre, specie in una fase di crisi economica e di leadership come quelle che l’Italia sta attraversando ormai da qualche anno. E forse anche voi, ora on line su questa pagina, vi starete chiedendo per quale motivo “Spot and Web” stia dedicando tanta attenzione al calvario di “TP”, prestigiosa associazione che per 70 anni ha accolto in tutta Italia centinaia di professionisti del settore pubblicitario e che da mesi sta vivendo un’inspiegabile agonia invece di procedere subito a quella liquidazione coatta votata all’unanimità dei soci lo scorso dicembre. Ebbene, da oggi abbiamo una motivazione in più ed è rappresentata dallo sfogo che un socio storico di “TP” ha inviato in redazione: dopo molte insistenze il lettore ci ha autorizzato a pubblicarlo ma in forma anonima, ed è un compromesso che accettiamo volentieri. Sono messaggi come questo, intrisi di amarezza, sconforto, disillusione e persino rabbia, a confermare la bontà della nostra scelta editoriale e a spronarci indirettamente ad andare avanti. (C.Mic.)“Io, socio di Tp, deluso e amareggiato per un epilogo oscuro”

Dispiace vedere 70 anni di storia andare alle ortiche.

Dispiace sapere che un’associazione cofondatrice di Istituti come quello di Autodisciplina e di Pubblicità Progresso non solo non ne faccia più parte, ufficialmente per sofferenze economiche, ma sia anche in fase di chiusura definitiva. Un’associazione, che aveva raggiunto anche i 2.000 associati distribuiti in tutta Italia, si ritrova ad affrontare sofferenze emotive ed economiche per quella che appare l’evidente incapacità di gestire anche la sola comunicazione di sé stessa. Questo per un’associazione di pubblicitari diventa forse la causa non dichiarata, ma più probabile, che ha portato ad un tracollo difficile da giustificare e di cui si stenta a capire l’origine.

A leggere i vostri resoconti pare di capire che da anni circolasse un malessere fra i soci. La mia esperienza in parte può confermare questo scenario e parla di un malessere a volte dichiarato, a volte no, ma reso evidente dalla partecipazione sempre più scarsa alle iniziative promosse. Se ascoltare critiche e disappunti dei propri associati dovrebbe essere prioritario, anche trovare soluzioni e risposte efficaci andrebbe considerato vitale. Un settore altalenamente ricco come quello della pubblicità non dovrebbe permettere che i suoi rappresentanti si dichiarassero incapaci, nei fatti, di gestire un’entità che li rappresenta.

Stupisce che una dirigenza, in buona parte anche di lunga data, non abbia saputo dirigere la barca in un porto sicuro. E stupisce anche che altre associazioni, “vicine” per ruolo e contesto, non abbiano colto questa situazione come una opportunità per unire le forze. Soci delusi diventano più facilmente potenziali associati di nuove e più attraenti iniziative.

A conti fatti, da quello che risulta, un po’ alla volta 2000 persone si sono accorte di pagare la partecipazione a qualcosa che, pur avendo un governo, non riusciva a vedersi riconoscere un ruolo se non per auto proclamazione. Certo la crisi, certo i morosi, certo la stessa dimensione, poi scemata, hanno dato a TP una serie di colpi mortali. Per la gravità della situazione viene quasi da pensare che qualcuno si sia esposto ai fendenti in modo incosciente. Eppure ci fu un tempo in cui gli eventi e le iniziative nazionali e locali pareva potessero funzionare da collante per un comparto che, va detto, è molto competitivo al suo interno.

Ma centinaia di persone che pagavano una quota importante, probabilmente si aspettavano di poter condividere progetti che dessero risalto alla loro professione, e probabile che parole non dette (ma che si potevano raccogliere nei vari convegni in tutta Italia) si siano poi trasformate in abbandono.

Una cosa però si riesce a capire meno di altre ed è tutta nella gestione economica. Quanto si legge su “Spot & Web” da alcuni mesi evidenzia che la crisi aveva colpito l’associazione in modo molto più profondo di quanto si potesse pensare. Riferimenti a sofferenze importanti e dipendenti e fornitori che si sono trovati nella necessità di ricorrere a vie legali per far valere diritti acquisiti e cercare di recuperare crediti vecchi di anni fanno pensare che i responsabili, in realtà responsabili non fossero o che, più semplicemente, non fossero adeguati ad affrontare una gestione che richiedeva di agire con lungimiranza e cautela. Questioni di buonsenso lo richiederebbero a tutela soprattutto dei dipendenti e della reputazione di tutti gli associati che in questa situazione si trovano certamente in imbarazzo avendo per anni affiancato il proprio nome a quello di una sigla senza più personalità e a questo punto con qualche ombra.

Se si è verificata una voragine economica questo sta nelle carte. Qualcuno le vedrà.

Chi scrive lo fa per amarezza e delusione. Profonde.

Lettera firmata

 

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