Su “TP” il pressing dei creditori: nuovo appello per saldare l’Inps

A quasi tre mesi dalla prima richiesta, due soci tornano a promuovere la colletta tra gli iscritti della storica associazione dei pubblicitari: servono 45mila euro in tempi brevi. Li troveranno?

di Claudio Micalizio

Claudio Micalizio
Claudio Micalizio

Come un fiume carsico. Il lungo e tormentato epilogo di TP, la prestigiosa associazione che per quasi 70 anni ha rappresentato in tutta Italia i professionisti della comunicazione pubblicitaria, scompare e riaffiora sul filo dell’attualità proprio come i corsi d’acqua che penetrano in progondità le rocce dell’altipiano calcareo in Friuli Venezia Giulia per poi tornare alla luce del sole. E così, a distanza di oltre due mesi dal nostro ultimo articolo (che potete leggere QUI), ecco spuntare un nuovo appello ai soci per scongiurare la liquidazione giudiziale.

Sinora poche adesioni

In un’email dello scorso 1 giugno, i due iscritti di lungo corso Giorgio di Martino e Anton Peter Margoni tornano a ‘bussare’ al portafoglio di soci, ex soci e soci benemeriti (che quindi da statuto erano esentati dal pagamento delle quote annuali) chiedendo uno slancio di generosità per recuperare fondi necessari a sanare almeno una parte delle posizioni debitorie ancora aperte “così da uscire dal tunnel – si legge nella comunicazione – senza troppi traumi e soprattutto senza essere coinvolti in complicate procedure giudiziarie”. Un auspicio caldeggiato anche nella prima questua lanciata due mesi fa che, però, non avrebbe smosso l’entusiasmo dei potenziali contribuenti, se è vero che solo una quindicina dei destinatari ha effettivamente aderito all’appello versando la somma richiesta (da 150 a 300 euro): “Grazie all’apporto di questi soci – spiegano nell’ultima email di Martino e Margoni – abbiamo chiuso nel mese di aprile la procedura di pignoramento di uno dei nostri Conti Correnti da parte del Tribunale di Milano”. La vicenda riguarda in particolare il credito di 3.468,62 euro vantato da Promos-Promozione e Sviluppo, società della Camera di Commercio di Milano, che per gli scriventi “faceva parte di quei debiti incomprimibili di cui vi abbiamo dato conto con la lettera del 26 febbraio u.s.”.

Ora tocca all’Inps 

Chiuso un contenzioso, altre grane si avvicinano all’orizzonte e rendono necessaria ulteriore liquidità per scongiurare ripercussioni sul piano giudiziario. Nella missiva dello scorso giugno, i due soci segnalano in particolare l’ingiunzione di pagamento firmata da una ex dipendente che dal 2013 rivendica il saldo dell’ultima tranche del TFR, pari a poco meno di 15.000 euro, e soprattutto il pressing dell’Inps che sollecita il versamento di 30.000 euro per saldare i debiti contratti con l’Ente dall’associazione fino al 2015. Due istanze non da poco che i due volenterosi soci di Tp sperano di disinnescare con la raccolta fondi: “Naturalmente nessuno è obbligato a contribuire – scrivono ancora Giorgio di Martino e Anton Peter Margoni, ribadendo il carattere assolutamente volontario di un’eventuale adesione all’appello – ma crediamo che un modesto sforzo economico possa essere fatto per dare una mano in una situazione così drammatica”. La loro richiesta avrà maggiore fortuna della precedente? Difficile dirlo perchè, secondo quanto risulta a Spot and Web, sarebbero pochi gli iscritti che sembrano condividere la strategia sin qui adottata per un improbabile salvataggio di TP, tra l’altro neppure finalizzato ad una effettiva ripresa delle attività: perché – è la domanda ricorrente – non lasciare che il destino dell’associazione, e cioè la liquidazione (decisa all’unanimità nell’ultima assemblea dei soci dello scorso dicembre), sia affidato definitivamente al tribunale come prevedono le procedure in materia?

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