IL BUGIARDINO – La dipendenza

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Pietro Greppi
Pietro Greppi

di Pietro Greppi

Chiunque ti paghi per quello che fai per lui è il tuo datore di lavoro.

Questa osservazione non è banale come sembra, perché usando il pensiero laterale in un “sistema circolare” come quello in cui viviamo, dove tutto è collegato, possiamo affermare che per quanto “in alto” tu ti possa collocare nella gerarchia del sistema, hai sempre un datore di lavoro da cui dipendi. E più in alto vai e più i tuoi datori di lavoro sono  numerosi: sono coloro che comprano o usano i prodotti o i servizi che derivano dalle tue scelte.

Restando però nel contesto della pubblicità, quanto appena osservato è uno dei motivi per cui proprietari di aziende e agenzie sarebbe opportuno vedessero il loro ruolo e la loro responsabilità in relazione a questo punto di vista. Perché, sarà anche banale ricordarlo, ma il pubblico cui un’azienda si rivolge tramite la pubblicità è quello da cui derivano le sorti dell’azienda e delle agenzie e quindi degli stipendi di tutti coloro che vi lavorano a qualunque titolo. Il pubblico è il datore di lavoro, colui che ti paga comprando quello che gli presenti. C’è anche un contratto scritto che regola questo genere di rapporto. Codice civile e penale a parte, ce n’è addirittura più di uno e risiedono nell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria, nell’AGCM e in alcune associazioni i cui ruoli sono in sostanza forme di vigilanza e di intervento che non sto qui a spiegare perché sono organismi che ogni operatore del settore deve conoscere. O almeno dovrebbe. Sono organismi certamente perfettibili, che funzionano abbastanza bene e che lavorano molto! 

Ed è in quest’ultima frase il problema. Serve spiegarlo? D’accordo lo faccio: laddove organismi che intervengono su irregolarità più o meno gravi della pubblicità (limitandoci a questo genere di competenza degli organismi citati) lavorano molto, significa che ci sono molte aziende, supportate da altrettante agenzie, che agiscono in modo scorretto almeno per quanto riguarda quei codici, conosciuti e teoricamente condivisi.

Va poi precisato che parlare di scorrettezze di aziende e agenzie è sempre poco chiaro perché in realtà sono le persone (di azienda e di agenzia) che sono responsabili di ciò che viene pensato, prodotto e messo in circolazione, perché la “Marca” esiste se esistono persone che la gestiscono. E la Marca è come un burattino: dentro c’è la mano di chi lo governa. È la tua mano? Pensaci. Perché se al pubblico non piace come si comporta quel burattino, il teatrino dura poco e il burattinaio viene licenziato dal pubblico … che non gli paga più lo spettacolo.

Fin qui mi sono limitato a fare osservazioni su questioni che sono lì da vedere e si spiegano da sole, ma ho solo scostato la tenda per farle notare perché l’etica dietro al drappo non c’è di sicuro. Quindi come la mettiamo? Qualcuno fra coloro che sta leggendo si sente tirato in ballo? Spero siano pochi, perché oggi si sente la necessità di persone autentiche in ogni ambito, inclusa la professione del comunicatore o del dirigente d’azienda. Ce lo dice la gente … anche senza scomodare i sondaggi che lo confermano.

Si dovrebbe fare una riflessione anche sul fatto che solo una “minimissima” parte del pubblico cui aziende e comunicatori si rivolgono, conosce l’esistenza degli istituti di vigilanza e controllo, e quando li conosce non è sufficientemente informata su come potervi far ricorso. Mantenere basso il livello di informazione su questi aspetti è una scelta precisa? Perché? La risposta è intuibile ed è tipica di un modello, dove tutto viene riportato ai risultati del brevissimo termine e ad ogni costo, in cui i comunicatori potrebbero invece svolgere un ruolo molto più rilevante di quello attuale, suggerendo investimenti su progetti socialmente utili da far conoscere e da far firmare alle aziende. Sarebbe un modo per crescere davvero tutti insieme aziende/agenzie/pubblico costruendo una società più sensata, intelligente e inclusiva. Qualcuno che lo ha capito già c’è … ma sono mosche bianche e sono quasi tutti fuori dall’Italia. Nei prossimi appuntamenti de “Il Bugiardino” cercherò di suggerire e mettere in evidenza questi aspetti, sempre con la speranza di stimolare qualche attenzione, perché l’etica è un acceleratore e non un freno.

Pietro Greppi

Ethical advisor e fondatore di Scarp de’ tenis

Fondatore del Laboratorio per la realizzazione del Linguaggio universale non verbale

Per entrare in contatto con l’autore: info@ad-just.it