Libri e digitale sorreggono i conti di Mondadori, male i periodici

I conti della casa editrice di Segrate inducono all’ottimismo anche per il 2016: ricavi in calo sulle riviste, bene gli altri comparti. E si lavora alla fusione con Rcs 

di Gianni Avanzi

Bene i libri, bene la pubblicità digitale, in difficoltà i periodici. E’ un bilancio in chiaroscuro quello che fotografa l’andamento del 2015, i primi tre mesi del 2016 e, complici i buoni risultati dello scorso anno, pare invitare all’ottimismo gli azionisti della società editoriale di Segrate riuniti in assemblea.

Utili nel 2015 e buon inizio per i libri

Dati alla mano, la Arnoldo Mondadori Editore chiude in utile il bilancio consolidato relativo allo scorso anno (il saldo netto di gruppo – dopo il risultato delle attività dismesse – è positivo per 6,4 milioni e l’assemblea ha anche ripianato la perdita di esercizio della capogruppo – pari a 31 milioni 981 euro – grazie alle riserve) e registra un buon avvio nel primo trimestre del 2016, segnato dalle buone performance del settore libri e dell’advertising digitale che si sta rivelando potenzialmente strategico anche per il futuro. Ma è ovvio che molto interesse sia stato riservato allo stato di salute del comparto editoriale, specie alla luce dell’acquisizione di RCS Libri che ha appena incassato il placet con riserva dell’Antitrust. I primi dati sono positivi: “Il primo trimestre ha avuto un andamento particolarmente buono per i libri – ha più volte ribadito l’amministratore delegato Ernesto Mauri -. Abbiamo ridotto il numero dei titoli, scelta che non ha danneggiato la nostra posizione editoriale: guardiamo più alla marginalità che alle quote di mercato”. Il futuro è tutto una scommessa che però il management della casa editrice sta approcciando con grande entusiasmo, a partire proprio dalle opportunità di sviluppo che si aprono con le recenti acquisizioni collegate all’operazione Rcs: “Stiamo seguendo con grande attenzione la vendita sia della Marsilio sia della Bompiani, che come sapete ci sono state imposte dal Garante per la concorrenza – continua Mauri -: al momento possiamo dire che abbiamo ricevuto offerte anche dall’estero, da gruppi europei e d’oltreoceano e il nostro intendimento è rispettare le scadenze decise per la cessione dei due marchi (6 mesi di tempo per la prima società e 9 per la seconda), anche se confidiamo di fare prima”.

Le speranze dal digitale, i timore dei periodici

Ma tra le incognite c’è anche il modello organizzativo che dovrà essere messo a punto per armonizzare i sistemi operativi di Mondadori e Rcs Libri, con un quesito che preoccupa in particolare i 280 dipendenti dell’ex gruppo Rizzoli: ci saranno tagli, tenuto conto che nel comparto libri della casa editrice di Segrate operano già 580 dipendenti? “Non intendiamo tagliare personale – ha più volte ribadito Ernesto Mauri – semmai agiremo sui costi e lavoreremo per ottimizzare le strategie, così da incrementare ulteriormente le marginalità che entrambe le società nel 2015 hanno conseguito”. Se i libri dunque sono il futuro per un’ulteriore crescita del colosso di Segrate, più di un motivo di preoccupazione sembra darlo il settore dei periodici i cui ricavi pubblicitari lo scorso anno sono scesi del 4, in sintonia con l’andamento del mercato nazionale: una flessione non leggera in un comparto dell’advertising che comunque incide solo per il 6% del fatturato di Mondadori. Diverse invece le prospettive che riguardano il digitale, ambito in cui il gruppo berlusconiano è cresciuto oltre il 10%: “In complesso – ha concluso Mauri – per il 2016 stimiamo ricavi stabili dopo parecchi anni di flessione a parità di perimetro, poi avremo le acquisizioni. Per noi sarà un anno di svolta, avremo margini superiori”. In questo contesto si inserisce anche la partneship pubblicitaria con l’edizione italiana di Yahoo! e, infine, la trattativa con Banzai che è il maggiore operatore italiano dell’e-commerce e che viene considerato un acquisto strategico per il mercato italiano.