La radio prova a cambiare ancora: il “Tavolo” manderà in pensione RadioMonitor

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Dopo la chiusura di Audiradio, editori e associazioni di categoria pronti a cambiare ancora una volta i sistemi di rilevazione. E secondo indiscrezioni la società è già pronta

di Mario Modica

Il mondo radiofonico si appresta a cambiare ancora parametri e regole per rilevare gli ascolti. E la rivoluzione – ammesso che non sia uno scherzo da “pesce” – dovrebbe iniziare proprio il 1° aprile: secondo indiscrezioni, sarà infatti “Tavolo Editori Radio Srl” a mandare in pensione l’attale sistema di rilevamento “Radio Monitor” entrato in vigore dopo la chiusura, tra veleni e polemiche, di Audiradio.

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Editori riuniti ma senza Upa

Sia chiaro: che il mercato fosse alla ricerca di un’alternativa rispetto alle indagini periodiche di Eurisko era risaputo ma forse nessuno, al di fuori dell’ambito degli addetti ai lavori, poteva immaginare un’accelerazione così brusca. E invece, stando a quanto scrive “Prima Comunicazione”, siamo già al battesimo della nuova società di cui faranno parte i principali soggetti del comparto radiofonico: quindi editori (anche se ancora non è chiaro quanti e quali), associazioni di categoria e Rai. Il nuovo “Tavolo” avrebbe come obiettivo primario proprio quello di creare e poi sovrintendere un nuovo sistema di rilevazione dell’audience radiofonica, andando – pare – anche a recuperare alcuni cardini della vecchia Audiradio, a cominciare dal sondaggio telefonico (il “Cati”) su un campione di 120mila persone. Del nuovo sodalizio, però, non fa parte l’Upa che rappresenta gli investitori pubblicitari: un’assenza che sarebbe da mettere in relazione con le divergenze sorte tra alcuni imprenditori radiofonici, dopo la tormentata chiusura società di rilevazione fondata da Felice Lioy.

Le critiche a Radio Monitor

Affondata dalle polemiche Audiradio, anche l’attuale sistema di rilevamento degli ascolti è stato spesso al centro di veleni e divisioni, a cominciare dall’attendibilità stessa dei risultati ma anche dai tempi di raccolta ed elaborazione dei risultati. Terreno di scontro anche tra gruppi editoriali all’indomani della pubblicazione delle indagini periodiche. Quasi un dejà-vu rispetto al clima di sfiducia e litigiosità che aveva caratterizzato gli ultimi anni di vita della storica società che per oltre venti anni (dal 1988 al 2011) si è occupata dell’indagine sull’ascolto radiofonico in Italia e che almeno sulla carta avrebbe dovuto ispirarsi al sistema Auditel: un’esigenza, quella di valorizzare il “peso” della platea radiofonica, che il settore sente già da metà degli anni ’70, quando l’etere era testimone del fiorire delle prime emittenti private e quando per la prima volta – era il 1975 – venne condotta l’indagine d’uso.