Congiuntura & Pubblicità i dati di gennaio 2016

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Il 2016 esordisce con luci ed ombre il cui insieme disegna uno scenario in moderata evoluzione positiva.

Le luci provengono principalmente dal sostanzioso incremento della produzione industriale che si è trasmesso -quasi in ugual misura- agli investimenti pubblicitari.

Detto incremento consentirebbe ad entrambi i settori di fruire per il 2016 di confortanti stime previsive che, tuttavia, si devono accogliere con doverosa cautela in attesa di ampie conferme dalle prossime rilevazioni.

Le ombre provengono sia dal rallentamento dell’import-export, specie con i paesi dell’area extra-Ue, sia dalla lieve flessione dei tassi di disoccupazione vuoi generale vuoi giovanile; flessione che ha interrotto il confortante andamento dei mesi scorsi.

Pure in ombra si trova il commercio al dettaglio scivolato in territorio negativo per demerito esclusivo della distribuzione tradizionale e nonostante i meriti della distribuzione moderna. La contrazione riguarda sia i prodotti alimentari sia quelli non alimentari.

In un’ampia zona grigia, compresa fra le due precedenti zone, trovano collocazione settori e comparti che presentano intrecciati fra loro elementi positivi e negativi. Si vuole fare riferimento innanzitutto al fatturato dell’industria poiché accusa una lieve flessione che, occorre rimarcare, è causata prevalentemente dalla contrazione dei prezzi dei prodotti industriali sul mercato interno, nonostante il positivo andamento dei prezzi sui mercati esteri.

Si vuole fare riferimento anche agli ordinativi dell’industria il cui andamento palesa un debole incremento, quale media fra il confortante avanzamento nei mercati esteri e un mortificante arretramento nel mercato interno.

Anche il settore delle costruzioni va collocato nella citata zona grigia poiché da un lato registra una nuova contrazione, mentre dall’altro palesa una tendenza ascendente, grazie alla quale potrebbe raggiungere – forse in tempi non lontani- il territorio positivo.

Non diversamente dicasi per il tasso d’inflazione che, essendo sceso nuovamente in territorio negativo, da un lato tende a favorire il potere d’acquisto dei consumatori, mentre dall’altro fa mancare la propria funzione di stimolo -secondo l’opinione degli economisti- dell’evoluzione delle attività produttive.

Pure nella zona grigia va collocato il clima di fiducia sia dei consumatori sia delle imprese. Infatti, il clima dei consumatori, pur mantenendosi su elevati livelli, è inopinatamente in lieve contrazione specie per la componente economica generale. Discorso simile va fatto a proposito del clima di fiducia delle imprese, specie industriali, con particolare riferimento agli ordini ed alle attese della produzione.

Se si scende ora all’analisi dei singoli settori, si rileva come nel gennaio 2016 la produzione industriale abbia compiuto un robusto passo in avanti rispetto al gennaio 2015. Infatti, ha fatto registrare un incremento del +3,9%, entità della quale si era smarrita la memoria. A detto incremento hanno generosamente cooperato la generalità dei comparti, fatta eccezione di quello dei beni di consumo durevole rimasto ancora impigliato in territorio negativo (-0,1%).

I dati del mese di gennaio hanno indubbiamente giovato al recupero delle perdite dell’attività industriale causate dalla recessione. Infatti, i dati palesano un recupero di oltre due punti percentuali essendo le perdite -rispetto al 2007- passate al -20,6% dal -22,8% del mese scorso. Comunque il gap rimane “molto” consistente per i beni di consumo durevole (-34,5%) e i beni intermedi (-30,0%), mentre risulta “abbastanza” consistente per i prodotti energetici (-21,2%), per i beni strumentali (- 14,9%) nonché per i beni di consumo non durevole (-9,2%).

Le stime previsive del settore industriale sarebbero confortanti poiché prospettano un +2,7% per l’intero settore ed un +1,3% per l’aggregato dei beni di consumo durevole e non durevole. Si è detto “sarebbero” poiché si ha motivo di accogliere con doverosa cautela dette stime, poiché esse s’inquadrano entro un orizzonte non sgombro d’incertezze.

Il settore delle costruzioni, pur muovendosi ancora in territorio negativo con un -1,6% rispetto al gennaio 2015, si inserisce in un quadro positivo poiché appare saldamente agganciato ad un trend ascendente che – fra non molto – potrebbe anche condurlo in territorio positivo.

In gennaio il fatturato dell’industria ha fatto registrare una modesta contrazione del -0,3% quale media fra il -0,6% del mercato interno ed il +0,3% dei mercati esteri. Va tuttavia tenuto presente come la citata contrazione sia dovuta soprattutto alla pesante contrazione (-2,5%) dei prezzi dei prodotti industriali specie sul mercato interno (-3,0%) ed a una contrazione certamente meno pesante sui mercati esteri (-0,9%).

  Sembrano invece galleggiare sulla parità gli ordinativi dell’industria con un +0,1% complessivo, quale sintesi fra il -0,3% del mercato interno e il +0,5% del mercato estero.

  Prosegue l’andamento riflessivo dei prezzi dei prodotti dell’industria con un –2,5% complessivo, quale media fra il più marcato -3,0% del mercato interno e il più lieve -0,9% del mercato estero (sintesi fra il -1,5% dell’area euro ed il -0,4% dell’area non euro). Si rammenta come la contrazione di gennaio (-2,5%) emuli il -3,3% di dicembre.

  Il commercio con l’estero a gennaio palesa un’evidente sofferenza, che si concreta complessivamente con un -3,5% per l’esportazione e con un -3,2% per l’importazione. La sofferenza proviene soprattutto dai paesi extra UE (-8,0% per l’export e -6,6% per l’import), mentre è decisamente minore per i paesi UE (-0,3% per l’export e -0,6% per l’import). Di tutto ciò ne hanno risentito i saldi che si sono limitati a 35 miliardi di euro.

  Nonostante il buon andamento dell’attività industriale, nel mese di gennaio si segnala un incremento sia del tasso di disoccupazione generale, sia di quello giovanile. Infatti, il primo è passato all’11,5% dal 11,4% di dicembre, mentre il secondo è passato al 39,3% dal 37,9% dello stesso mese.

  In contrazione sono le vendite al dettaglio con un -0,8% complessivo, risultante dell’incremento della distribuzione moderna (+0,8%) e del sostenuto decremento (-2,0%) della distribuzione tradizionale. La contrazione complessiva ha colpito sia i prodotti alimentari (-0,6%) sia i prodotti non alimentari (- 0,8%).

  A febbraio il tasso d’inflazione ha subito una forte contrazione passando al -0,3% dal +0,3% di gennaio. Si ritiene come tale risultato si debba ascrivere ad una situazione congiunturale improntata ad una diffusa flessione dei prezzi; situazione che è diametralmente opposta a quella del febbraio 2015.

  Gli investimenti pubblicitari, sull’onda dell’andamento della produzione industriale, hanno fatto segnare un forte ed encomiabile balzo in avanti del (+4,3%), dovuto soprattutto ai significativi incrementi dei media dell’etere, senza peraltro dimenticare i Quotidiani (+3,0%) e le Affissioni (+31,5%), mentre i restanti media sono rimasti trattenuti in territorio negativo.

  I dati del gennaio hanno portato ossigeno al gap con gli investimenti pubblicitari del gennaio 2008 portandolo al -30,1 dal -30,6% del mese precedente. Sembra superfluo ricordare come il gap sia notevolmente maggiore per Periodici, Quotidiani, Affissioni e Cinema, mentre sia decisamente inferiore per TV e Radio. Invece TVSat e Internet hanno fatto registrare un cospicuo balzo in avanti, sia per le loro caratteristiche tecniche ed economiche, sia per la loro più recente entrata nel mondo dei media.

  Le stime previsive 2016 circa gli investimenti pubblicitari avrebbero accertato un incremento del +2,6% rispetto al 2015. Detto incremento risente evidentemente dell’andamento favorevole della produzione industriale, di cui tuttavia condivide la necessità di una prudente accoglienza, almeno sino alla conferma dei dati dei prossimi mesi.

  A febbraio l’indice di fiducia dei consumatori segna una certa flessione pur permanendo sui livelli più elevati degli ultimi mesi. La flessione riguarda principalmente la componente economica generale e secondariamente quella personale, mentre si segnalano perplessità sulla occupazione e sul livello dei prezzi.

  Per quanto concerne le imprese il clima di fiducia palesa un certo calo per l’industria, un congruo aumento per le costruzioni ed il commercio al dettaglio, mentre rimane stabile per i servizi di mercato. Non appaiono favorevoli le prospettive circa gli ordini e le attese della produzione industriale.

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