RCS Mediagroup, conti ancora in rosso ma pesa soprattutto la Spagna

Il bilancio 2015 conferma le difficoltà del gruppo di via Rizzoli per vendite e pubblicità in calo, soprattutto della controllata spagnola. In timido rialzo C+: gli abbonati online sono 30.000

di Claudio Micalizio

Meno vendite soprattutto in Spagna, meno pubblicità – e qui il problema è legato anche all’andamento del mercato italiano – e infine la cessione del comparto libri entro primavera. Non sprizza entusiasmo il bilancio 2015 di Rcs Mediagroup, in cerca di una via d’uscita dalla crisi proprio mentre la famiglia Agnelli si appresta a uscire dall’assetto societario.

RCS

I conti non tornano ancora

La sfida dell’amministratore delegato Lucia Cioli è nota e contenuta nel piano industriale presentato ai mercati lo scorso autunno: tagliare i rami secchi o comunque non strettamente collegati alla mission storica del gruppo e concentrarsi solo sulle testate storiche italiane, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, e sulle attività spagnole gestite da Unidad Editorial di cui Rcs detiene quasi il 97% delle proprietà. I numeri del bilancio, diffusi dall’azienda in un comunicato, confermano comunque le difficoltà in cui il colosso di via Rizzoli versa ormai da tempo e che la strategia del nuovo management dovrebbe cercare di cambiare: Rcs MediaGroup ha chiuso il 2015 con perdite nette per 175,7 milioni di euro rispetto al rosso di 110,8 milioni del 2014; i ricavi consolidati sono scesi a 1.032 milioni (in calo del 3,1% rispetto al 2014) mentre l’indebitamento finanziario netto 2015 è salito a 486,7 milioni di euro rispetto ai 482,5 milioni dell’anno prima. Conti alla mano, il gruppo editoriale risente soprattutto di un’impasse sul fronte dei ricavi: quelli diffusionali (derivanti prevalentemente da vendite e abbonamenti) sono calati di 25 milioni di euro rispetto al 2014 e si assestano sopra i 421 milioni di euro (ma a pesare, secondo la nota Rcs, sono gli andamenti del mercato spagnolo) mentre le entrate legate alla raccolta pubblicitaria hanno fatto registrare una flessione del 3,2% assestandosi a 475 milioni di euro. Ebitda post oneri e proventi non ricorrenti a 16,4 milioni di euro (-41,2%, rispetto ai 27,9 milioni di euro 2015).

Si spera nel ritorno della pubblicità

Se le performance del gruppo in Spagna contribuiscono a deprimere i bilanci, il quadro italiano non offre spunti migliori: secondo la nota di Rcs, infatti, l’area media Italia registra ricavi per 517,4 milioni di euro (-2,7% rispetto al 2014) e sconta la contrazione dei ricavi pubblicitari e il calo delle diffusioni delle testate, in parte compensati dall’aumento del prezzo delle testate cartacee, mentre i ricavi editoriali sono pari a 282,9 milioni di euro, in contrazione del -1,7% rispetto al 2014. Migliora, conti alla mano, l’efficienza produttiva: l’Ebitda ante oneri e proventi non ricorrenti dell’area media risulta in terreno positivo per 65,3 milioni, in miglioramento di 3,5 milioni rispetto al 2014 e se si considerano gli oneri non ricorrenti, pari a 13,2 milioni nel 2015 e 1,4 milioni nel 2014, l’Ebitda si attesta a 52,1 milioni di Euro, in contrazione di 8,3 milioni rispetto al pari periodo 2014. Cifre e trend che, al di là delle carte e delle valutazioni degli investitori, sembrano avallare il piano di rilancio dell’amministratore delegato Laura Cioli che prevede per questo anno ricavi stabili rispetto al 2015, segnali incoraggianti dal settore commerciale (la raccolta pubblicitaria del primo trimestre 2016 è prevista in miglioramento rispetto al primo trimestre 2015) ed efficienze nette per 40/45 milioni di Euro. E mentre nel comunicato si conferma il closing per la cessione a Mondadori delle attività di Rcs Libri entro metà aprile, arriva anche un aggiornamento sull’andamento di C+: la nuova offerta digitale del Corriere della Sera, lanciata lo scorso 27 gennaio con la formula del paywall, ha superato la soglia dei 30mila abbonati con un incremento nell’ultimo mese di 4mila lettori.