TP, colletta tra i soci per evitare la liquidazione coatta?

A tre mesi dall’assemblea che ne ha deciso la liquidazione, due iscritti dell’associazione dei pubblicitari chiedono fondi agli iscritti: per evitare il tribunale o rilanciare l’attività?

di Claudio Micalizio

Il bivio è lì davanti: da una parte c’è la liquidazione giudiziale, procedura dolorosa ma per qualcuno inevitabile per chiudere definitivamente un’impresa naufragata sotto il peso del disinteresse dei soci e dei vertici; dall’altra un ultimo, disperato tentativo di salvataggio andando a recuperare soldi tra gli associati per saldare i debiti e scongiurare la liquidazione. Nella tormentata storia di Tp, la prestigiosa associazione che in tutta Italia raggruppa i professionisti della comunicazione pubblicitaria, la svolta è davvero ad un passo che però, da mesi, nessuno vuole compiere.

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Da Enrico Finzi all’agonia, nel disinteresse generale

Un’agonia che contribuisce a rendere ancora più discutibile la fine di un sodalizio nato nel 1945 e che per decenni è stato un punto di riferimento importante per chi opera nel campo della pubblicità e ha annoverato, tra gli altri, presidenti del calibro del sociologo Enrico Finzi. Con i fasti del passato e l’autorevolezza, però, non si tira avanti e, complice la crisi, negli ultimi anni la situazione dei conti si è progressivamente deteriorata. Lo scorso 15 dicembre, nel corso di un’assemblea dei soci particolarmente tesa, è stata decretata all’unanimità la messa in liquidazione dell’associazione ma a tre mesi da quella riunione non è successo più nulla: non c’è ancora un liquidatore, anche perché il professionista che era stato proposto ha poi rifiutato l’incarico, e nel frattempo Tp ha definitivamente cessato ogni attività, non avendo più personale né collaboratori. Una stasi che, sussurrano i soci più critici, in realtà “rispecchia il disinteresse in cui l’associazione era piombata negli ultimi anni”. E forse non è un caso che al momento della calata del sipario, non fosse presente neppure Biagio Vanacore, l’ultimo presidente.

Una raccolta fondi per i debiti

Delusioni a parte, però, ogni fallimento ha il suo conto da pagare e stando all’ultimo bilancio approvato tre mesi fa e relativo al 2014, i debiti superano i 200 mila euro tra spese di gestione ordinaria, stipendi, Tfr dei dipendenti licenziati e poi gli arretrati nei confronti di Inps e Agenzia delle Entrate. In cassa, invece, non ci sono soldi perché negli ultimi anni è calato il gettito delle quote associative e nel frattempo si sono aperti alcuni contenziosi giudiziari con altri debitori che hanno portato, tra l’altro, anche al sequestro dei conti bancari. E allora, pochi giorni fa, la svolta per iniziativa di due soci: Giorgio Di Martino e Anton Peter Margoni hanno inviato un appello via email agli altri iscritti e a quanti negli ultimi hanno avevano lasciato l’associazione lanciando una raccolta fondi per poter provvedere a liquidare la situazione debitoria e contemporaneamente evitare il tribunale. Una mossa a sorpresa che sta già sollevando perplessità ma soprattutto proteste. Nella lettera, infatti, i due professionisti ricordano che Tp è un’associazione di persone e “comporta il coinvolgimento di tutti i soci” e che questo “non si estingue con l’atto di dimissioni”: quindi, evidenzia il documento, “tutti quanti presto o tardi saremo chiamati in causa per far fronte in primis ai debiti incomprimibili che la nostra associazione ha dovuto contrarre per poter svolgere la sua attività”. La proposta, quindi, è quasi un invito ad uno scatto d’orgoglio: Di Martino e Margoni invitano soci attuali, i dimissionari dal 2013 al 2015 e i soci benemeriti (che quindi erano esentati) ad attingere al portafoglio per evitare l’iter fallimentare.

Le quote associative al posto del tribunale?

Tradotto in soldoni: i due promotori ipotizzano che se tutti i soci pagassero la quota di adesione (150 euro per gli iscritti a Tp, 300 per i Tpp) si potrebbero raccogliere 125mila euro con i quali onorare i debiti incomprimibili verso l’Inps e l’Agenzia delle Entrate mentre per gli altri arretrati (tra cui la liquidazione di altri due Tfr) viene chiesto il pagamento anticipato delle quote associative per gli anni 2017 e 2018. Un espediente, questo, che i due professionisti intenderebbero adottare anche per reperire risorse utili a sanare pure le ultime passività (a cominciare da un debito nei confronti di Pubblicità Progresso, oggetto già di una controversia giudiziaria): l’obiettivo è evitare la liquidazione e, probabilmente, porre le basi per il rilancio dell’associazione che a questo punto – a rigor di logica – non potrebbe più chiudere, avendo incassato in anticipo le fee di iscrizione dei prossimi anni. Ma la scelta starebbe già sollevando molte proteste sia tra i soci che da anni non ne fanno più parte, sia tra quelli ancora iscritti e in regola con i pagamenti ma contrari all’idea di dover anticipare altri soldi per un’associazione che da mesi non svolge più attività: perché evitare l’iter giudiziale, già votato all’unanimità dai soci ormai rassegnati all’idea di mettere in liquidazione Tp, ed intraprendere un percorso di “sensibilizzazione” che negli ultimi anni di attività era già stato tentato dagli ultimi direttori in carica senza alcun risultato?

Il tempo passa velocemente

Nell’email che da alcuni giorni circola tra gli iscritti, i due promotori annunciano l’intenzione di rilanciare l’associazione e di voler scongiurare che il Tribunale di Milano “instauri la procedura di “liquidazione coatta amministrativa” nominando direttamente un liquidatore con tutte le conseguenze relative alle azioni necessarie per la chiusura”: “Ci auguriamo che ognuno di voi prenda in seria considerazione il problema che tutti noi abbiamo di fronte – spiegano Di Martino e Margoni – e che vogliate aiutarci a uscire dal tunnel senza troppi traumi e soprattutto senza essere coinvolti in complicate procedure giudiziarie”. Ovvero la nomina di un liquidatore che, bilanci alla mano, dovrebbe cercare di recuperare le risorse necessarie per saldare i debiti. Qualunque sarà l’esito della questua, questa svolta rischia di rappresentare l’ennesima disavventura per Tp: l’Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti che per 70 anni ha rappresentato tutti i settori della comunicazione pubblicitaria promuovendo tra l’altro, anche la tutela dei principi etici e della qualificazione professionale degli Operatori della Pubblicità e della Comunicazione, promuovendo istituzionalmente la formazione e soprattuttol ’aggiornamento dei Soci, obbligatorio per i Pubblicitari Professionisti.