No alla sfida Mercedes classe c coupè

di Federico Unnia

Non è la prima, e certamente non sarà l’ultima, volta che i giudici autodisciplinari della pubblicità strigliano una casa automobilistica per aver suggerito stili di guida non responsabili, come tali capaci, per la suggestione che creano, di indurre a trascurare le normali regole di prudenza alla guida che tutti siamo chiamati a rispettare.

L’ultima vittima illustre è niente meno che lo spot  “Nuova Classe C Coupé. Per chi guida come vive”, ritenuto dal Comitato di controllo manifestamente contrario all’art. 12 bis – Sicurezza – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Lo spot mostrava una giovane coppia alla guida dell’auto pubblicizzata che giungeva placidamente in riva a un lago. Il protagonista maschile, alla guida dell’auto, proponeva alla compagna di prendere il traghetto perché ritenuto  più pratico. La compagna, ritenuta banale la proposta poco allettante, suggeriva di sfidare il traghetto e, postasi   alla guida dell’auto, trasferendola su modalità “sport+”, partiva all’arrembaggio.

La musica fi faceva incalzante e l’auto sfrecciava lungo una strada costiera. Il pay off chiudeva la narrazione proponendo la Mercedes classe C “per chi guida come vive”.

Secondo il  Comitato di Controllo la scelta narrativa si traduceva in una inopportuna suggestione suscettibile di indurre i destinatari a comportamenti capaci di esporli a situazioni pericolose, trascurando le regole di prudenza e responsabilità indispensabili nella guida di veicoli. Il valore simbolico della comunicazione, in cui l’accezione del termine “sfida” esercitava tutto  il suo  impatto emozionale, così come la corsa veloce dell’auto, resa mediante il potere attrattivo delle immagini,   sono stati ritenuti dal Comitato elementi tali da configurare il contrasto con quanto il Codice di Autodisciplina impone in materia di sicurezza.