Il segno del fotoromanzo

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di Federico Unnia

Denigrato, dileggiato, accusato di corrompere non solo la gioventù e il pubblico femminile, ma persino gli operai, fedelissimi lettori dei suoi giornali, Cino Del Duca incarnò al meglio il sorgere della cultura di massa in Europa nel XX secolo.  Sebbene allora tale cultura venisse condannata sia dal Partito comunista sia dalla Chiesa, perché ritenuta opprimente, addirittura fascistoide, essa è oggi riconosciuta come parte integrante della nostra stessa modernità ed elevata a oggetto di studio da parte di storici e sociologi.
Isabelle Antonutti, bibliotecaria di formazione, ha condotto una lunga ricerca d’archivio, sia in Italia che in Francia, prima di decidersi a ridisegnare la traiettoria e il percorso di questo editore senza pari. Basata sullo spoglio di archivi finora inesplorati, la ricerca costituisce un importante contributo alla storia della stampa così come a quella dei mutamenti introdotti dallo sviluppo della cultura di massa.

antonutti

Nel suo lavoro, Cino Del Duca. Un editore tra Italia e Francia, edito da Franco Angeli, affre una ricostruzione precisa del ruolo che hanno avuto nella diffusione della cultura e della lettura, nell’affermarsi di modelli e stili di vita.

“Ho studiato la storia della stampa all’universita ma il nome di Cino Del Duca sembrava molto lontano. Era stato dimenticato. Comunque, la storia di un editore che publicava riviste lette da milioni di persone in diversi paesi meritava di essere restaurato. Inoltre , il percorso di Cino Del Duca ha attraversato la mia strada su un altro punto: l’immigrazione dei  miei genitori,  anche se non avevano alcun legame con il mondo della stampa , nemmeno una simile provenienza regionale. Mi interesseva racontare un successo dell’immigrazione. Ovviamente , sono stata anche motivata dalla dimensione bi-nazionale di questa ricerca” spiega l’autrice.

Che ruolo hanno svolto i fotoromanzi nel processo di crescita culturale italiana?

Nel 1950, l’alfabetizzazione delle masse non era affatto compiuta, trovò nel fumetto e nel fotoromanzo due mezzi per avvicinare la fasce più umili della società alla cultura. La stampa rosa rispondeva soprattutto a un bisogno specifico di acculturazione delle donne del Sud. Lettori e lettrici erano alla ricerca di emozioni, esploravano vite sconosciute e aspettavano delle rivelazioni. Leggevano avidamente le storie sentimentali. Tali letture svolgevano peraltro una funzione ludica e regolatrice, distraevano e rassicuravano; permettevano una fuga momentanea verso un’altra vita. La stampa popolare si è sempre adattata ai tempi, mutando secondo le esigenze del mercato. Nel luglio del 2011, il fotoromanzo è arrivato persino sui cellulari e ha conosciuto in questo modo un nuovo successo.

Qual è stato il grande merito dei foto romanzi?

I fratelli Del Duca seppero soddisfare i bisogni della popolazione popolare. Se il fotoromanzo nacque e crebbe con successo nella Penisola fu perché rispondeva a una specificità italiana. L’immagine stampata corrispondeva a una forma di comunicazione adatta a quella larga parte della popolazione che non era in grado di capire i soli testi scritti. Cinema e fotoromanzo rappresentavano i nuovi modelli di consumo culturale impersonati da Silvana Mangano nel film Riso amaro: la bella sfrontata masticava la gomma, ballava il rock and roll e leggeva «Grand Hôtel», la rivista di fotoromanzi creata dai fratelli Del Duca

Oggi quali prodotti svolgono il ruolo che fu dei fotoromanzi?

Tra il 1955 e il 1964 la stampa rosa perse un terzo del suo pubblico. La televisione acquistava un’importanza crescente e influenzava sempre più i modi di vivere delle famiglie. Il fotoromanzo veniva soppiantato dallo sceneggiato televisivo. Le riviste rosa, letture popolari per eccellenza degli anni ’50, stentavano a raccontare il mondo moderno. Oggi, nella stampa people o gossip letta da millioni di lettori svolge il ruolo di distrazione  e di acculturazione dei fotoromanzi.