Editoria. piccolo e’ bello: gli editori minori ritrovano il segno piu’

Il bilancio per le piccole case editrici è roseo: copie e fatturati in crescita. Il segreto: maggiore differenziazione e attenzione alle nicchie di lettori

di Claudio Micalizio

Saranno anche piccoli ma sono soprattutto molto, molto agguerriti. E forse anche per questo sembrano reagire bene – in qualche caso, addirittura meglio – rispetto ai grandi colossi del settore. In questo periodo di bilanci di fine anno, i piccoli editori possono dirsi soddisfatti del 2015 ormai agli sgoccioli: a casa loro sono in crescita sia le copie vendute, sia il fatturato. E se in parte è tutto il mondo dell’editoria a lasciare intravedere un ritorno talvolta sbiadito al segno più, sono soprattutto le piccole società a registrare le performance migliori. Secondo i dati della ricerca condotta da Nielsen per l’Associazione Italiana Editori in occasione di “Più libri, più liberi”, la fiera nazionale della piccola e media editoria che si è chiusa a Roma l’8 dicembre, proprio i marchi editoriali indipendenti con un venduto a valore di copertina sotto i 13 milioni mostrano i maggiori segnali di recupero grazie soprattutto alla specificità dei generi letterari trattati: rivolgersi a target di pubblico specifici, insomma, paga più che assoldare firme prestigiose – o presunte tali – destinate al grande pubblico.
Le vendite migliorano: il peggio è passato?
La ricerca Nielsen conferma comunque uno scenario abbastanza rassicurante: cifre alla mano, l’andamento generale del mercato del libro nei canali “trade” (librerie, librerie online, grande distribuzione) tende a chiudersi con un segno “+” e anche laddove i dati non sono esaltanti ci sono comunque segnali incoraggianti. E’ il caso per esempio dei libri di carta nei canali trade che, senza il mercato di Amazon, registrano una flessione dell’1.6% sul fronte del fatturato (circa 14milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo del 2014) ma comunque in continuo recupero, specie se si stimano anche i canali non censiti e l’ebook. E se le copie di libri di carta venduti nei primi dieci mesi del 2015 segnano una flessione del 4,4%, si rivelano in controtendenza proprio i titoli pubblicati dalle case editrici minori. Scorrendo budget e bilanci, le sorprese non mancano: +1,7% di copie vendute e un +2% di fatturato per i piccoli editori. Cifre che, dopo cinque anni cupi, inducono ad un cauto ottimismo: “Diciamo che si intravedono i primi segnali di uscita dal tunnel – spiega il presidente di AIE, Federico Motta -. A quanto sembra, il mercato potrebbe presentare un segno positivo a fine anno e se consideriamo anche gli ebook e i canali non censiti possiamo essere cautamente ottimisti: i piccoli editori dimostrano di consolidarsi in quelle nicchie che corrispondono a nuovi linguaggi narrativi, come la graphic novel e gli albi per adulti da colorare, dimostrando una grande capacità di anticipare le tendenze. E questo è di buon auspicio per il futuro”.
Cosa… leggono i lettori di libri?
L’indagine condotta da Nielsen fotografa anche i gusti di chi compra libri: cala la fiction straniera mentre cresce quella italiana ma tra i generi lettorari più in salute ci sono le pubblicazioni per bambini che addirittura incrementano i volumi di vendita, al punto che quasi 1 libro su 4 venduto in questo 2015 è dedicato ai più piccoli; un dato assolutamente di rilievo, se confrontato con la narrativa italiana (dove il rapporto copie è di circa 1 su 6) e la fiction straniera (1 su 4). E anche qui i risultati di grandi e piccoli editori segnano la differenza: per i piccoli cresce la fiction italiana (+14,7% a copie ma +23,5% per fatturato) e il settore bambini e ragazzi (+8,9% a copie e +11,1% per fatturato). Variazioni minime (in negativo) si registrano invece per la non fiction pratica (come guide, viaggi, tempo libero e lifestyle) e per il genere fiction straniera, mentre sostanzialmente tengono la saggistica e la manualistica.

Piccolo è bello: ecco i settori dell’exploit
Ma, come già osservavamo, è nella specializzazione che i piccoli editori riescono a primeggiare, facendo registrare i risultati più grandi. E il caso della graphic novel ma anche del colouring book, cioè i nuovi linguaggi della narrazione e nei nuovi prodotti su carta. Nel primo ambito gli editori minori crescono vertiginosamente arrivando a coprire addirittura il 77% del totale del segmento), poi seguono gli albi da colorare (68%), i libri per bambini e ragazzi 0-5 anni da colorare con stickers e altre attività (e qui arrivano a coprire il 37% del mercato), poi i libri pop up 0-5 anni (34%), le fiabe e le filastrocche (32%) e i libri per ragazzi 6-9anni di divulgazione (33%).