Media. altro che internet: in italia le news corrono ancora in TV

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L’Osservatorio Demos-Coop conferma: gli italiani si informano ancora con il piccolo schermo mentre cala la fiducia nell’online.

di Claudio Micalizio

Cambiano le tecnologie, si moltiplicano le occasioni per informarsi ma gli italiani restano ‘tradizionalisti’: anche nel 2015 la televisione si conferma il canale di informazione più consultato (82%), davanti a internet (49%), radio (38%) e giornali (26%). Nulla di nuovo, dunque, sembra emergere dalla nona edizione de “Gli italiani e l’informazione”, la ricerca condotta ogni anno dall’Osservatorio Demos-Coop. Ma la vera sorpresa riguarda l’approccio che i lettori hanno rispetto alla rete, che fino a poco tempo fa era considerata alla stregua di un oracolo depositario di tutte le verità e che ora invece sembra vissuta con più cautela ed attenzione.

E’ iniziata l’era del “disincanto digitale”?
Sia chiaro: se allarghiamo il periodo di riferimento, le oscillazioni nelle abitudini di fruizione sono più evidenti. E allora si scopre che, sì, il piccolo schermo si conferma il focolare domestico delle news ma pure che negli ultimi 8 anni ha comunque perso un po’ di appeal (-5%), così come la carta stampata (-4%) e, in misura minore, la radio. In questo scenario l’unico mezzo di comunicazione capace di aumentare la propria diffusione sociale è internet che, nello stesso arco temporale, ha visto raddoppiare gli utilizzatori e dimezzare il gap rispetto alla tv. Un exploit che sembrava confermare la leadership della rete sugli altri media ma che negli ultimi due anni ha vissuto un rallentamento: se un 49% degli intervistati frequenta la rete per informarsi, oggi solo una fetta ridotta di persone la usa come fonte unica (neppure il 5% dei cittadini, per lo più giovani) mentre il 40% degli italiani sono “net-ibridi”, cioè alternano internet con gli altri media. E anche la fiducia nella rete sta diminuendo, se è vero che oggi è espressa dal 37% degli italiani (3 punti percentuale meno di un anno fa, oltre 10 rispetto al 2013) che la utilizzano per trovare notizie (ma spesso ricorrendo ai siti dei quotidiani tradizionali) e comunque non in via esclusiva ma sfruttando i benefici della crossmedialità. In un anno, è calato ulteriormente la quota di chi è convinto che online si possa trovare informazione più libera e più indipendente: dal 40% siamo scesi al 36%.

La Tv è ancora regina di ascolti
Alla faccia di qualunque rivoluzione digitale, quindi, la televisione continua ad essere l’agenzia informativa più frequentata: secondo l’indagine dell’Osservatorio Demos-Coop quotidianamente, ricorrono a telegiornali o programmi di approfondimento 8 italiani su 10 che nella maggior parte dei casi la seguono in combinazione con altri media. Ma, proprio come qualche anno fa, il piccolo schermo è ancora oggi l’unica fonte informativa per una discreta fetta di intervistati: 2 persone su 10 (per la precisione: il 22%) non hanno altre abitudini di consultazione e sono per lo più donne, casalinghe, di età medio-alta e di istruzione medio-bassa, residenti nel Mezzogiorno e nelle Isole. Ma quanto si fidano gli italiani di quello che viene loro propinato? Nel complesso il credito nei confronti di tutti i notiziari tiene, oppure cresce, anche se di poco: in piena sintonia con quanto accaduto negli ultimi anni, i telegiornali più apprezzati restano i Tg Rai e in particolare il Tg3 mentre, fra le reti Mediaset, solo il Tg5 sembra mantenere un grado di stima elevato ma le performance migliori, negli ultimi anni, premiano ancora le reti All-News: Rai-News 24 e Sky Tg24 (che dal 2009 hanno visto salire la fiducia del pubblico nei loro confronti del 10%), insieme al Tg7.

I media e le influenze politiche
Nella ricerca non poteva mancare, ovviamente, anche un riferimento alle “sintonie” politiche che lettori e telespettatori trovano – o forse solo cercano – con i media cui si rivolgono. Ebbene, a conferma di come la “vecchia” televisione resti strategica nell’era della “democrazia partecipativa online”, tutti i principali leader – anche i più critici nei confronti della tv – nelle ultime campagne elettorali si sono come sempre accapigliati per partecipare a talk-show e trasmissioni televisive. Certo, un’apparizione nello studio delle risse o in un salotto garbato non è automaticamente garanzia di successo elettorale perché anche coloro che si informano soltanto tramite la tv oggi sono diventati più incerti e distaccati e non è detto che siano ancora fedeli ai partiti tradizionali o comunque filogovernativi come un tempo. Diverso invece il pubblico dei new media che la ricerca definisce addirittura “simmetrico” rispetto a quello degli spettatori “tele-centrici”: più giovane e istruito, maggiormente esteso nel ceto impiegatizio e nelle professioni intellettuali ma anche fra gli studenti. Quanto agli orientamenti di voto, chi ha maggiore dimestichezza con la rete e con i new media figura più spesso fra gli elettori del M5s ma c’è anche una discreta componente di Pd tra quanti hanno un approccio ibrido alla fruizione di internet e tv. Quanto ai telegiornali, la ricerca sembra confermare quello che quasi a mo’ di stereotipo da tempo si dice: chi è orientato a destra segue i Tg di Mediaset, chi è a sinistra compare più di frequente tra i fruitori dei programmi della Rai e soprattutto del Tg3 (la TeleKabul di Sandro Curzi, insomma non tramonta mai). E gli altri partiti? I leghisti paiono fidarsi soprattutto del Tg5 e del Tg2 mentre i simpatizzanti del M5s apprezzano il Tg de La7, seguito da Tg3 e RaiNews24. Il più imparziale – o comunque trasversale – nella percezione degli ascoltatori? Il Tg del canale all-news di Sky.