UK blocca lo spot

di Federico Unnia

L’ASA – Advertising standard authority inglese, organismo che vigila sulla correttezza della pubblicità, ha condannato l’emittente televisiva privata britannica ITV per aver messo in onda alle 20.45 durante la pausa pubblicitaria di un episodio di Britain’s Got Talent (trasmissione di cui è produttrice) uno spot della miniserie televisiva britannica The Enfield Haunting trasmessa nel regno Unito su Sky living dal 3 al 17 maggio 2015 in 3 puntate e in Italia il 31 ottobre .

L’ASA ha stabilito che la programmazione della serie violasse la sec. 5.1 dello UK Code Broadcast in quanto ha ritenuto che lo spot fosse angosciante per il pubblico dei più piccoli, in particolare a causa della rappresentazione di bambini terrorizzati e non fosse idoneo ad essere programmato durante un talent show prevedibilmente visto da famiglie con bambini.
Secondo l’autorità non valeva a scagionare l’emittente la circostanza che questa avesse chiesto il parere preventivo di Clearcast, l’organizzazione non governativa cui è demandato il compito di verificare la conformità dei materiali pubblicitari al BCAP ed approvarne la messa in onda, con le eventuali necessarie limitazioni.
Clearcast aveva prescritto una “ex-kids restriction”, con cui segnalava che lo spot non era adatto ai minori di anni 16 e non poteva essere programmato in corrispondenza di programmi per bambini, loro dedicati o loro particolarmente appetibili.
Secondo ITV tale prescrizione era stata rispettata: i dati del Broadcaster’s Audience Research Board (BARB), l’organizzazione che compie le misurazioni dell’audience dei programmi trasmessi in GB, mostravano infatti che il programma Britain’s Got Talent non fosse così seguito dai bambini.
L’autorità tuttavia ha censurato tale valutazione e ne ha addebitato la responsabilità all’emittente, la  quale ha l’onere di valutare responsabilmente la programmazione degli spot e di porre in essere tutti i meccanismi interni atti ad identificare ed evitare eventuali sovrapposizioni non consone tra programmi e materiali pubblicitari, specialmente quelli che possono disturbare lo spettatore.
Visto questo interessante caso, viene da chiedersi quale sia la disciplina da un lato, e le tutele dall’altro, nel nostro Paese.

In Italia, il sistema di tutela dei minori nella prestazione dei servizi di media audiovisivi e radiofonici e nella rete si realizza mediante un complesso di interventi normativi, regolamentari ed autoregolamentari.
Il Testo Unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici”, emanato con decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 e successive modificazioni vieta le trasmissioni che, anche in relazione all’orario di messa in onda, possano nuocere allo sviluppo fisico, psichico o morale dei minori (artt. 3 e 4).
Un primo gruppo di disposizioni prevedono obblighi di programmazione. Tra tali misure possono essere richiamate la ripartizione della programmazione in fasce orarie a seconda della minore o maggiore partecipazione della componente «minori» all’interno della complessiva audience di riferimento e l’introduzione di strumenti di valutazione/classificazione dei contenuti e la conseguente previsione di una simbologia iconografica che evidenzi chiaramente al pubblico tale classificazione.

L’articolo 34, comma 6 TUSMAR prevede inoltre l’obbligo da parte delle emittenti televisive, anche analogiche, diffuse su qualsiasi piattaforma di trasmissione, di osservare le disposizioni a tutela dei minori previste dal Codice di autoregolamentazione Media e Minori, approvato il 29 novembre 2002.
Con specifico riferimento ai materiali pubblicitari, l’art. 34 co. 7 TUSMAR prevede che “Le emittenti televisive, anche analogiche, sono tenute a garantire, anche secondo quanto stabilito nel Codice di autoregolamentazione Media e Minori, l’applicazione di specifiche misure a tutela dei minori nella fascia oraria di programmazione compresa tra le ore 16:00 e le ore 19:00 e all’interno dei programmi direttamente rivolti ai minori, con particolare riguardo ai messaggi pubblicitari, alle promozioni e ogni altra forma di comunicazione commerciale audiovisiva”.
A riguardo il paragrafo 4.1 Codice Media e Minori prevede che “Le emittenti sono tenute a controllare i contenuti della pubblicità, dei trailer e dei promo dei programmi, e a non trasmettere pubblicità e autopromozioni che possano ledere l’armonico sviluppo della personalità dei minori o che possano costituire fonte di pericolo fisico o morale per i minori stessi dedicando particolare attenzione alla fascia compresa tra le ore 16:00 e le ore 19:00, mentre il paragrafo 4.3 Codice Media e Minori aggiunge che “Nelle fasce orarie di programmazione dalle 7:00 alle 16:00 e dalle 19:00 alle 22:30 le emittenti sono tenute a non trasmettere pubblicità direttamente rivolte ai minori, che contengano situazioni che possano costituire pregiudizio per l’equilibrio psichico e morale dei minori.
La fascia 16:00-19:00 è considerata “protetta” e al suo interno vige un divieto assoluto di messa in onda di programmi che possano essere dannosi per i minori. La fascia di programmazione compresa tra le 7,00 e le 23,00 (ad esclusione del sopra indicato orario), invece, è considerata  di “televisione per tutti”: all’interno di essa sia l’emittente che la concessionaria devono comunque osservare particolari cautele nelle scelte di programmazione, evitando programmi che possano essere ritenuti inadeguati, sulla base dei principi sopra ricordati, alla visione da parte dei minori. In questo spazio esiste, pertanto, un onere in capo all’emittente, paragonabile a quello posto dalla normativa inglese, di valutare il miglior collocamento del contenuto in relazione alle esigenze di tutela del pubblico minorile.
Come non bastasse, con la delibera n. 52/13/CSP l’AGCOM ha adottato il Regolamento sui criteri di classificazione delle trasmissioni televisive che possono nuocere gravemente allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minori.
Le violazioni alle disposizioni del Codice di autoregolamentazione Tv e minori e del Testo Unico della radiotelevisione sono sanzionate dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che delibera l’irrogazione della sanzione amministrativa e, nei casi più gravi, la sospensione dell’efficacia della concessione o dell’autorizzazione per un periodo da tre a trenta giorni (art. 35 co. 2 TUSMAR), oltre che dal Comitato di applicazione del Codice (art. 35 del Testo Unico della radiotelevisione e paragrafo 6.2 e 6.3 Codice Media e Minori).

Parallelamente, al piano istituzionale si affianca quello autoregolamentare. L’art. 11 del Codice di Autodisciplina prevede infatti che “Una cura particolare deve essere posta nei messaggi che si rivolgono ai bambini, intesi come minori fino a 12 anni, e agli adolescenti o che possono essere da loro ricevuti. Questi messaggi non devono contenere nulla che possa danneggiarli psichicamente, moralmente o fisicamente e non devono inoltre abusare della loro naturale credulità o mancanza di esperienza, o del loro senso di lealtà”.
Nel caso di inosservanza delle regole di autodisciplina, misure riparatorie possono essere comminate anche dal Giurì dell’autodisciplina pubblicitaria.
Anche la giurisprudenza dell’AGCOM va nella stessa direzione evidenziata dalla pronuncia britannica. L’Autorità ha chiarito infatti che “sull’emittente televisiva grava sempre una responsabilità di controllo sul contenuto dei programmi televisivi, compresa la pubblicità, e di verifica della conformità degli stessi alla normativa vigente” (Delibera n. 165/10/CSP). 
La stessa Autorità ha inoltre stabilito che il fatto che un programma abbia registrato dati di ascolto esigui, non rileva ai fini di scagionare l’emittente in ordine alla  programmazione di un contenuto ritenuto dannoso per il pubblico minorile, tenuto conto che “i diritti all’integrità fisica, psichica e morale del minore non possono mai essere graduati o oggetto di calcoli proporzionalistici o statistici volti a comprimere il contenuto sostanziale posto a tutela anche di un singolo minore” (Delibera n. 204/10/CSP).
Per il resto la valutazione circa l’idoneità di un programma ad arrecare pregiudizio ai minori telespettatori è tipicamente fattuale e come tale è riservata alla analisi dell’autorità caso per caso.