Pandora compra Rdio: sfida a Spotify e Apple per la musica digitale

Tra fusioni e chiusure, i download musicali si confermano business ambito per utenti e fatturati. Ed il settore è in fermento

di Claudio Micalizio

Sarà anche “musica liquida” ma il settore di internet che consente il download a pagamento delle canzoni è un settore sempre più solido e, non a caso, sempre più ambito. Con due colossi, Spotify e Apple, leader per fatturati e utenti e una galassia di competitor minori che va cambiando  fisionomia a suon di acquisizioni e fusioni. L’ultima operazione riguarda il servizio Rdio, tra i primi outsiders del download musicale ormai ad un passo dal fallimento, che è stato acquistato dalla piattaforma di internet radio Pandora per 75 milioni di dollari. Un investimento consistente per un’operazione ambiziosa: Pandora, che oggi è attiva in Usa, Australia e Nuova Zelanda, ha infatti annunciato che con l’acquisto di Rdio – piattaforma attiva già in un centinaio di paesi, tra cui l’Italia – conta di ampliare la sua offerta musicale entro la fine del prossimo anno. Stando alle anticipazioni pubblicate dall’agenzia Ansa il blitz sarebbe in realtà un passo strategico per sfidare in futuro la leadership dei due principali contendenti: con l’operazione appena conclusa, Pandora acquisirebbe asset chiave di Rdio, comprese tecnologie e proprietà intellettuali, senza però interromperne il servizio così da  non perdere il rapporto di fidelizzazione avviato con i propri abbonati.

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Microsoft stacca la spina a Zune

Per una fusione destinata a portare nuovi stimoli al mercato, in queste ore le cronache del settore registrano anche l’eutanasia di un progetto che negli ultimi anni era stato protagonista di alterne vicende: Microsoft ha deciso di staccare la spina a Zune, la piattaforma per download e streaming di musica che era stata lanciata nel novembre 2006 con annessi lettori musicali per sfidare iPod e iTunes di Apple. I dispositivi tecnologici, che si basavano su un hard disk da 30 GB in grado di riprodurre musica, video e radio Fm, uscirono di produzione già nel 2011 e ora l’azienda ha annunciato lo stop di ogni servizio musicale per download e streaming. Gli ultimi utenti saranno dirottati sulla piattaforma Groove, lanciata a luglio sulle ceneri di Xbox Music, mentre i device tecnologici potranno essere ancora utilizzati come riproduttori multimediali.

Ma la sfida è sempre tra i due “big”

Se il settore sembra caratterizzato da grande fermento tra fusioni e chiusure, è anche vero che a dominare tutti resta Spotify che con i suoi 75 milioni di abbonati – di cui almeno 20 con un abbonamento a pagamento – pare destinato a rimanere leader irraggiungibile ancora a lungo: un primato che in parte è legato alla longevità della piattaforma (la startup svedese è stata lanciata nel 2008) ma che poi sembra determinato anche dalle caratteristiche del servizio offerto. A farne le spese è anche il suo diretto concorrente: Apple Music, che è stato lanciato lo scorso 30 giugno, per ora deve inseguire con 15 milioni di utenti anche se per ora soltanto in 6,5 milioni hanno sottoscritto l’abbonamento dopo i tre mesi gratuiti di prova. E per gli analisti a frenare l’exploit sarebbero alcuni limiti dell’offerta commerciale: a differenza di Spotify, infatti, il servizio di download della mela morsicata non prevede un’opzione free, senza cioè canone di affitto in cambio di un po’ di pubblicità.