Il Comitato di Controllo brucia sui tempi Papa Francesco

Di Federico Unnia  (@federicounnia)

Una decisione che passerà alla storia. Non solo per l’importanza del principio sancito ma, non da meno, perché arrivata 11 giorni prima della forte presa di posizione di Papa Francesco contro la brutta abitudine, molto italiana, di guardare a tavola   la televisione o lo smartphone.

Piazza Italia

Stiamo parando dell’ingiunzione di desistenza con la quale  il Comitato di Controllo ha bloccato la diffusione dell’affissione relativo a “Piazza Italia”, diffusa in diverse città del nord Italia perché, a suo dire,  l’immagine suggerita non era conforme all’art. 11 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Il messaggio ritraeva sei bambini, di età apparentemente al di sotto dei 10 anni, schierati di fronte all’osservatore, ciascuno con in mano uno smartphone e lo sguardo fisso sullo schermo. Intenti insomma a navigare o scambiarsi messaggi senza alcuna attenzione verso l’esterno.

Secondo il Comitato di Controllo il messaggio violava l’art. 11 del Codice, perché mancava quella cura particolare che deve sempre accompagnare le comunicazioni suscettibili di essere ricevute dai minori. L’immagine suggerita, o meglio la contestualizzazione proposta, è stata ritenuta diseducativa nei confronti di un pubblico di minori della scena rappresentata dal momento che proponeva modelli di comportamento che violano norme socialmente accettate.

I bambini protagonisti del messaggio si pongono come modelli di identificazione, legittimando l’uso smodato di dispositivi elettronici a scapito anche delle relazioni sociali e del gioco in compagnia, con ciò favorendo il rischio di emulazione. La scelta del mezzo utilizzato inoltre amplificava la fruizione del messaggio, allargando la portata negativa dell’immagine ed esponendo il messaggio alla fruizione di chiunque anche di coloro che sono privi di sufficienti filtri critici, come appunto i minori.

Una decisione quindi ineccepibile, che va bella corretta direzione di bloccare e reprimere scelte creative scorrette e dannose perché legittimano condotte espressione di maleducazione.