Poste Italiane in Borsa metafora di un paese che deve cambiare

di Claudio Micalizio

Chissa’ se i vertici di Poste Italiane, i creativi dell’agenzia McCann e gli spin doctor di Palazzo Chigi si sono sentiti negli ultimi tempi o addirittura c’e’ stato qualche consulto incrociato vero e proprio. Ma la campagna pubblicitaria con cui  la grande società multiservizi di diritto pubblico sta promuovendo da oltre un mese il suo sbarco in Borsa, pare davvero una rilettura metaforica del processo di cambiamento che l’Italia cerca di portare avanti in questi ultimi anni a suon di riforme e sacrifici. E contiene un grande invito a crederci, nonostante tutto, e a fare ognuno la propria parte: fosse anche solo compiere – o comprare – un’azione. Basti pensare che il concept sotteso a tutti i messaggi pubblicitari sin qui proposti sui media è racchiuso in una parola d’ordine molto cara alla politica italiana di oggi: “cambiamento”. Quello che ha sempre caratterizzato la storia di Poste Italiane, quello che gli italiani compiono con le loro azioni quotidiane – anche le più semplici – e quello che, con l’aiuto di chi crederà nel progetto, attende l’azienda nel futuro ma, fuor di metafora, pure l’intero paese. Del resto a confermare queste suggestioni ci ha pensato stamane anche il management dell’azienda che, incontrando la stampa a Milano, ha illustrato i dettagli dell’operazione finanziaria: Poste Italiane, sino ad ora controllata al 100% dallo Stato attraverso il Ministero delle Finanze, sta collocando sul mercato circa il 40% del capitale azionario in vista di un accesso alle contrattazioni sul mercato telematico milanese entro la fine di ottobre. Sulla carta e negli intendimenti dei promotori l’operazione non solo dovrebbe essere l’Ipo (cioè l'”Offerta pubblica iniziale”) dell’anno a Piazza Affari ma si candida a contendere il titolo di “madre di tutte le privatizzazioni” ai precedenti casi di colossi pubblici (da Telecom a Eni, da Enel a Finmeccanica) messi in vendita negli anni ’90 in Italia. Ed è proprio raccontando il fermento che si respira sui mercati internazionali attorno a questa operazione che emerge il riferimento costante all’attuale fase politica del nostro paese: “Questo è  un intervento che mette sicuramente Poste Italiane, ma io direi l’Italia stessa, al centro del mondo – ha spiegato Francesco Caio, amministratore delegato e direttore generale di Poste Italiane – e all’attenzione degli investitori che guardano al Paese e a questa impresa come ad un’opportunità di investire in un’azienda che cambia in un Paese che cambia e che cresce. In questo senso la quotazione di Poste ha una valenza sicuramente finanziaria ed economica ma anche di politica industriale e contribuirà all’ammodernamento del Paese”.

Francesco Caio
Francesco Caio

E se gli investitori internazionali incontrati a Londra e New York hanno già accolto con favore l’operazione finanziaria è anche per il rinnovato entusiasmo che si respira attorno all’Italia: “C’è una aspettativa positiva – ha spiegato ancora Francesco Caio – e molto interesse verso il nostro paese che, anzi, si ritiene potrà beneficiare piu’ di altri della timida ripresa in corso grazie al mix fra un’economia che inizia a marciare e un governo che fa le riforme”. Sembra quasi di sentire un discorso del presidente del Consiglio Renzi e, invece, è la presentazione agli investitori di un gigante dello stato (“Siamo la realtà con il più alto numero di dipendenti e vogliamo continuare ad esserlo” ha detto con un pizzico di orgoglio la presidente di Poste Italiane, Luisa Todini) che tuttavia ha sempre “raccolto le sfide innovative che nei decenni sono state compiute”, sul piano societario e amministrativo (con la trasformazione nel 1994 in ente di diritto pubblico) ma anche con il progressivo ampliamento dei servizi (nel 2000 i ricavi dal comparto tradizionale di recapito corrispondenza e pacchi rappresentavano il 60%, oggi sono al 14% e nonostante questo i bilanci sono in crescita). Per il futuro, l’azienda vede rosa: punterà sempre più sui servizi bancari, finanziari e assicurativi, che negli ultimi anni hanno garantito performance crescenti, poi sulle telecomunicazioni ma ovviamente senza trascurare la mission originaria che pure, vista la progressiva contrazione del mercato, richiederà “un processo di razionalizzazione delle risorse umane e di valorizzazione del patrimonio immobiliare e infrastrutturale sparso in tutta Italia” ha spiegato il direttore amministrativo Luigi Ferraris. E anche questo è, se vogliamo, un altro elemento di similitudine con il paese: le potenzialità per fare bene ci sono tutte ma bisogna crederci e dare ognuno il proprio contributo in atti concreti o – per tornare alla campagna pubblicitaria sul collocamento in borsa e alla visione allegorica del paese Italia – in azioni. L’importante è cambiare: se poi il cambiamento porterà a risultati positivi, solo il tempo (e il mercato) potranno dirlo.