Fondazione Pubblicità Progresso – le donne guadagnano il 30% in meno degli uomini

È partita in queste settimane la seconda fase della campagna di Pubblicità Progresso a favore della parità di genere “Punto su di te” che sarà pianificata durante il periodo estivo. 
 “Questa fase della campagna – dichiara Alberto Contri, Presidente di Pubblicità Progresso – è dedicata alla disparità di salario tra uomo e donna che, secondo la media italiana, arriva a raggiungere punte del 30%,  mentre 1 donna su 4 abbandona il lavoro dopo il primo figlio. Se la prima fase della campagna sollevava il problema della discriminazione sessuale, nella seconda fase viene denunciato un atteggiamento altrettanto discriminatorio riguardo al salario da parte di head hunter e datori di lavoro”.
Come illustrato dal Prof. Enrico Giovannini, ex presidente dell’Istat ed ex Ministro del Lavoro in occasione della presentazione, “Il differenziale salariale italiano è apparentemente la metà di quello della media europea. La media europea è intorno al 16%, l’Italia è attorno all’8%. In Austria, Repubblica Ceca e Germania il differenziale supera il 20%. Tutto bene quindi in Italia? Assolutamente no. C’è una variabilità fortissima a seconda del settore d’impiego. C’è una differenza molto bassa nel settore pubblico e una differenza di quasi il 17% nel settore privato. In Italia il settore pubblico pesa molto rispetto ad altri Paesi ed è una delle ragioni per cui la media del differenziale salariale fra uomini e donne è bassa. Nei lavori part time il differenziale è del 15%. Nelle fasce 55-64 anni e 45-54 anni il differenziale loro è del 5%. Per i giovani con meno di 25 anni il differenziale del 10%. Il differenziale è maggiore nei servizi finanziari e delle assicurazioni. La discriminazione di genere non riguarda solo la retribuzione. Nell’ultimo rapporto Istat ci sono dati interessanti sull’effetto di alcuni fattori sulle retribuzioni: una laureata rispetto a una non laureata al Nord guadagna il 28% in più, al Centro il 29%, nel Mezzogiorno il 20%. Un uomo a parità di condizioni può arrivare al 56% al Nord, il 68% al Centro e il 51% al Sud. Un anno di anzianità al Nord vale l’1,9% per una donna e il 2,3% per un uomo, nel mezzogiorno 0,7 contro 1,1, nel centro 1,6 contro 2,2. Su 7 milioni di persone, il salario medio di ingresso per una donna è di 1500 euro, per un uomo 1700 euro. Dopo 15 anni la donna passa da 1500 a 1800, l’uomo passa da 1700 a 2100. Dopo 30 anni di anzianità la donna aumenta soltanto di 100 euro, l’uomo sale di 300 euro (oltre al fatto che si tratta di progressioni stipendiali ridicole rispetto ad altri Paesi). Con il sistema contributivo, abbiamo pensioni femminili molto più basse”.


 
Sia lo spot che il video che la campagna stampa utilizzano una creatività brillante, semplice ed efficace per ricordare che bisogna dare al lavoro delle donne il suo giusto valore. 
Lo spot è stato girato durante alcuni colloqui di lavoro, attraverso le telecamere nascoste tipiche delle inchieste televisive.
L’attrice coinvolta nel progetto si è presentata ai colloqui interpretando il ruolo di una donna e poi, accuratamente truccata, quello di un uomo. Entrambi interessati alla posizione offerta, con lo stesso background di studi e di esperienze, ma di sesso diverso.
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Interrogati su formazione ed esperienza lavorativa pregressa, i due candidati hanno dato le stesse risposte. Al momento di chiarire le aspettative economiche però, nonostante fossero la stessa persona e avessero proposto la medesima cifra, il selezionatore si è dichiarato disponibile ad accettare la richiesta di retribuzione del candidato uomo, trovando invece eccessiva la richiesta della donna.
Lo sguardo sorpreso e irritato della donna, che da solo vale l’intero film, sottolinea con rimarchevole evidenza l’ingiustizia che le donne subiscono frequentemente in ambito professionale.
 Chiaro e diretto il messaggio finale: “Essere una donna è ancora un mestiere complicato. Diamogli il giusto valore”.
Nella campagna stampa, una donna tiene in mano una banconota da 10 euro, che riporta però la cifra 7. Con un linguaggio creativo viene fatta rilevare la discriminazione salariale che le donne subiscono, che arriva fino al 30%.
L’obiettivo della campagna è quello di sensibilizzare e ottenere la partecipazione attiva di tutti, in modo che la professionalità delle donne venga riconosciuta e valorizzata in termini di maggiore rispetto, stima e opportunità.
Tra le testimonianze, quella dell’attrice Claudia Gerini: http://www.pubblicitaprogresso.org/pubblicazione/claudia-gerini-la-mia-esperienza-come-madre-e-attrice-nel-mondo-del-cinema/.
Creatività a cura di Young&Rubicam Italia sotto la direzione creativa esecutiva  di Vicky Gitto. Produzione degli audiovisivi a cura di Bedeschi Film, regia di Claudio Gallinella.
Per l’occasione il portale www.puntosudite.it, che vedrà in questa fase una particolare collaborazione con ValoreD, ha subito un totale restyling: grafica a cura di Angelini Graphic Design e implementazione a cura di E-Motion Web, gruppo Real Time.