Gli stereotipi di genere? Li combatti dalla prima infanzia

di Federico Unnia

Federico Unnia
Federico Unnia

Lo spot Huggies bimba e Huggies Bimbo. Per un asciutto su misura, è stato bloccato dal Comitato di controllo in quanto ritenuto non conforme agli articoli  10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – e 11 – Bambini e adolescenti – del Codice di Autodisciplina pubblicitaria. La decisione, destinata a far discutere soprattutto in rete   molte mamme e genitori, è stata assunta in considerazione del fatto che i modelli proposti sarebbero scorretti poiché tali da accreditare una differenza di  genere tra ruolo maschile e femminile che non hanno ragione di porsi.

Il messaggio, relativo alla linea di pannolini “Huggies bimbo” e “Huggies bimba”, per catturare le differenze e garantire un asciutto su misura, tenuto conto delle diverse esigenze di assorbenza per maschio e femmina, si incentrava sulla presentazione di diversi modelli e ruoli tra bambino e bambina.
Nello specifico la bambina pensava a “farsi bella”, “cercare tenerezza” e “farsi corteggiare da un uomo” mentre per il bimbo si ricorreva al desiderio di “fare goal”, di “avventure” e “cercare le donne”.

Secondo il Comitato di Controllo, considerate anche le numerose segnalazioni ricevute, la scelta creativa era suscettibile di porsi in contrasto con l’articolo 10 del Codice, nella parte in cui la controversa norma  prevede il divieto di “ogni forma di discriminazione, compresa quella di genere”. È noto che a diversi livelli si è sviluppata nella società civile una massa critica, che mira a sollecitare una maggiore consapevolezza sui temi della dignità della persona e del rispetto dell’identità di genere. Non è certamente la proposizione di un modello convenzionale o ricorrente di per sé ad essere ritenuto scorretto alla luce delle norme del codice di autodisciplina, bensì la banalizzazione della complessità umana, quando il modello femminile proposto si limita a descrivere  la donna come  “bella, madre e preda” e l’uomo “goleador, cacciatore e avventuroso”. Simili comunicazioni, anche aldilà delle intenzioni, veicolano contenuti che propongono modelli non sentiti più attuali e restrittivi, che come tali sono suscettibili di urtare la sensibilità del pubblico, in quanto rappresentano ostacoli per l’affermarsi di una cultura moderna e paritaria. Oltre a ciò tali comunicazioni  hanno ripercussioni anche sui minori, non ancora pronti ad una corretta elaborazione critica del messaggio pubblicitario cui possono certamente essere esposti considerando il mezzo di diffusione utilizzato, potendo creare non solo disordine nel loro immaginario, ma soprattutto la possibilità di banalizzazione della figura femminile e maschile abusando della loro naturale credulità e mancanza di esperienza.