Dacia Sandero non dice il vero

di Federico Unnia 

Il Presidente del Comitato di Controllo ha ingiunto la sospensione dello spot  dell’automobile “Dacia Sandero”, in quanto ritenuto  manifestamente contrario all’art. 2 – Comunicazione commerciale ingannevole – del Codice di Autodisciplina.

Nel messaggio, che promuoveva la vettura, mentre lo speaker affermava di non volere mostrare l’auto in situazioni che ne avrebbero esaltato le qualità (“Per dimostrare la sua resistenza, potremmo farla correre su un ponte senza fine; …mostrarvela su una strada di montagna per provare quanto è robusta; ….per esaltare il suo carattere potremmo illuminarla con la luce del tramonto…”), in realtà le immagini mostravano l’auto in dette  situazioni.

Nella parte finale dello spot era affermato “Dacia Sandero. Realizza i tuoi desideri a 7.450€* e in più 5 anni di garanzia”. Secondo il  Comitato, il messaggio era suscettibile di indurre in errore il pubblico in relazione a caratteristiche, prezzo e condizioni dell’offerta pubblicizzata. Il prezzo vantato in termini assoluti, a voce e scritto in video, era in realtà sottoposto a precise e necessarie condizioni, delle quali si informava lo spettatore solo attraverso scritte a caratteri minimi, affollate e che comparivano  in fondo allo schermo per brevi istanti. A differenza di quanto sembrava, il prezzo pubbicizzato era un prezzo base, che nel caso specifico faceva riferimento al modello “Dacia Sandero 1.2 75CV”, diverso da quello mostrato nello spot in modo chiaro ed inequivocabile, ovvero il modello “Dacia Sandero Stepway”, il cui prezzo di partenza risultava molto più elevato.

Inoltre il prezzo pubblicizzato (in realtà pari a 7.900€) comprendeva uno sconto applicato solo se il consumatore avesse acceso un finanziamento, che aveva precise condizioni e costituiva un’offerta valida fino al 30 aprile 2015. Tutte queste informazioni erano relegate nel super illeggibile e risultavano quindi come inesistenti. La comunicazione contestata è stata quindi ritenuta fortemente irrispettosa del principio di correttezza   e non conforme al principio di autosufficienza informativa del messaggio, volto ad evitare il cosiddetto “primo aggancio” del consumatore, oggetto di consolidata giurisprudenza del Giurì. Il consumatore in questi casi viene  attratto da un’offerta vantata in termini assoluti e perentori, ma destinata ad essere ridimensionata nel successivo rapporto con l’inserzionista. Da qui lo stop e il blocco della campagna.