Radio Days Europe: a Milano si e’ confrontata l’Europa della radio

di Claudio Astorri

Claudio Astorri
Claudio Astorri

E’ l’evento della Radio numero 1 in Europa, tre giornate di fiera ma soprattutto di conferenze che ogni anno cambiano sede di svolgimento; quest’anno è toccato proprio al capoluogo lombardo dove Radio Days Europe si è svolta dal 15 al 17 marzo presso Milano Congressi. Alcuni numeri? 1300 delegati da 60 Paesi, 50 panels con oltre 100 relatori.

Da un punto di vista organizzativo l’evento è molto ben strutturato nei tempi e nei modi e si coglie almeno una ispirazione al modello del NAB di Las Vegas, che tuttavia ogni anno raccoglie ben 100.000 persone da ogni angolo del Pianeta, includendo anche gli operatori del mondo TV, con padiglioni fieristici e contenuti delle conferenze di segno e grandezza completamente differenti.

Nel Vecchio Continente abbiamo dunque in Radio Days Europe il nostro “micro NAB RADIO”; il riferimento è evidente anche nella scelta di alcuni grandi relatori statunitensi che hanno peraltro rappresentato il contributo più interessante nella edizione di Milano. Gli statunitensi offrono le loro visioni, gli europei si limitano a condividere qualche esperienza. Abisso culturale, c’è da correre.

Ben 3 conferenze sui Morning Show hanno avuto relatori statunitensi, e che relatori: Elvis Duran, conduttore del morning-show di Z-100 a New York, Dennis Clark, Responsabile del Talento per iHeart Media e David Hall, consulente. A vedere la partecipazione, sembra che l’Europa della Radio desideri davvero dei migliori programmi per il mattino, d’altra parte è il nostro peak-time…

Essenzialmente, ed è una sintesi sofferta per la difficoltà nel metterla poi in atto, il messaggio editoriale di tutti e 3 i relatori dei Morning Show sembra essere “… portate le storie che interessano alle persone a un livello in più, a un livello più personale e originale”. Semplice concetto, tonnellate  di esempi tutti efficaci. La difficoltà? C’è da vincere in Europa la resistenza alla preparazione.

In effetti in Europa si ascoltano alla Radio troppe storie già raccontate da altri media senza quel contributo aggiuntivo e indispensabile della creatività e della immaginazione, le vere prerogative del mezzo; purtroppo la “scolarizzazione” del talento e della creatività viene vissuta come la mortificazione dell’improvvisazione. Cultura vecchia, ora divenuta anche molto pericolosa.

E sembra che nella grandissima Europa sia al riguardo principalmente BBC RADIO ad avere idee solide e molto chiare. Joe Harland ha raccontato in conferenza di come oggi i giovani non sognino più di fare i conduttori alla Radio ma, più semplicemente, i conduttori. Ciò è pienamente comprensibile e non segna un punto in meno alla Radio. E’ un emblema dei tempi tecnologici.

La disponibilità incredibile di social networks rende l’espressione del talento dei giovani fruibile e osservabile in modo semplice ed efficiente attraverso audio e video. Si tratta di una gigantesca palestra espressiva dove i “like” e le “condivisioni” aiutano anche a cogliere qualche priorità. Queste persone nate dalla libertà sono più disponibili a crescere e lavorare alla Radio dei “vecchi”.

Una parte significativa delle conferenze è stata dedicata anche al lato Marketing Commerciale ma, curiosamente, con un assillo prioritario alla generazione di risorse pubblicitarie dallo streaming audio e radio delle emittenti radiofoniche che operano sul WEB. Ovviamente c’è molto fermento al riguardo forse più sollecitato dal mondo della tecnologia che da previsioni realistiche sui fatturati.

Un contributo interessante verso la sintonizzazione in questa direzione è giunto da Lars Peters della concessionaria di pubblicità RMS in Germania. Egli ha presentato l’idea di promuovere il concetto di “Generazione Auricolari” per raccogliere tutta la crescente fenomenologia di giovani e giovani adulti che si muovono con le “cuffiette” collegate al loro smartphone. Un marketing study.

La “Generazione Auricolari” sceglie contenuti Radio, orientati alla immediatezza, ma anche canali musicali, tra cui spicca Spotify, per accompagnare i suoi spostamenti. L’opportunità sta nell’offrire ai clienti pubblicitari modalità complete tra Radio e “non Radio” via WEB sugli smartphone che siano parte di un’unica proposizione; c’è disponibilità ad ascoltare gli spot da parte degli utenti.

La percezione complessiva nella 3 giorni di Milano è comunque quella di far parte dei “Diversified States of Europe”; da un lato la varietà espressiva, nei formati e nelle idee, appare una forma di ricchezza ma dall’altro non sembrano esservi dei trend o delle iniziative che siano veramente unificanti delle realtà culturali e di servizio al pubblico. Mancano i leader, a parte la BBC.

Un esempio dei passi differenti, anche tra nord e sud, appare dalla stessa adozione del DAB, della Radio Digitale. La Norvegia è già allo switch-off con prossimo spegnimento dei canali FM mentre, ad esempio, l’Italia sta ancora inseguendo copertura e interesse al riguardo. Il quadro dei singoli Paesi europei verso la Radio Digitale è, se possibile, differenziato come non mai.

E’ quindi probabile che l’Europa della Radio Digitale sarà creata più dalle case automobilistiche e dalla loro scelta di fornire ai consumatori le radio anche con banda DAB che dalla reale e affermata capacità progettuale della Industria Radiofonica dei vari Paesi. Una innovazione del genere meriterebbe invece un salto deciso ma anche complessivo, maggiormente sincronizzato.

Nello scenario frastagliato vi sono alcune luci, anche improvvise e soprattutto inaspettate. Pierre Bellanger è l’amministratore delegato di SKYROCK, una emittente francese di grande successo tra i giovani e caratterizzata da un formato hip-hop, leader nei centri urbani. Si tratta di una realtà molto presente sul WEB grazie a SKYROCK.COM, uno dei social-network più diffusi al mondo.

Ebbene dalla Francia e dal suo protagonista probabilmente più innovativo e certamente vincente parte una vera scossa tecnologica; tutto il futuro è nella IP RADIO, nella capacità tecnica di riprodurre sul WEB lo schema del Broadcasting (uno a molti) che è l’indispensabile condizione anche di business per un sistema che possa essere efficiente e redditizio.

 

Qualche sfida editoriale appare curiosa più che interessante. Tony Scott e Tue Blaedel di RADIO P3 in Danimarca hanno deciso di rivolgersi ai giovani con le News. E’ mai possibile? I loro riscontri sono positivi; hanno drasticamente cambiato il linguaggio, semplice e da conversazione, hanno trasformato le notizie in storie inserendo al volo tutte le domande che ad essi giungono spontanee.

Sempre nel target dei giovani ci si è preoccupati anche della Facebook Generation. Per quanto Radio e WEB siano complementari, e dunque non in competizione diretta e sincrona, le Radio devono risultare più esplorative ed interessanti, diversamente l’attenzione dei Social Network, emotiva e relazionale, possono crescere in modo anche superiore ad un equilibrio.

Radio Days Europe, l’anno prossimo i 3 giorni della Radio d’Europa saranno a Parigi!