PiRandellate: L’amore non è prigioniero della rete…

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di Francesco Pira

Francesco Pira
Francesco Pira

Fare citazioni colte è il miglior modo di aprire non soltanto un articolo ma addirittura un libro che parla d’amore. Nel senso che Jean-Jacques Rousseau  ci ha amabilmente più volte ricordato: “inutilmente cercheremo la felicità lontano e vicino, se non la coltiviamo dentro noi stessi” .

Questo vale sia nella vita reale che quella virtuale. Lo schema, per chi come il sottoscritto, non crede in una doppia vita, una fatta di carne e l’altra sul web, anzi sui social network è abbastanza chiaro.  Una scrittrice di romanzi, Giovanna Politi, nel suo ultimo lavoro “Non è stato solo vento” (Kimerik Editore 147 pagg  13 euro) oltre ad aprire il libro con la succitata frase si Rosseau s’impegna a narrare “il potere della memoria olfattiva nel rimembrar d’amore”.

Copertina libro Giovanna Politi Non è stato solo ventoLa Politi dipinge tutta la potenza dell’amore. Declina il sentimento nelle sue diverse essenze nella sua capacità di farsi legame tra anime, solcando i confini del tempo e dello spazio. Un’esaltazione della potenza delle emozioni. Ma tutto parte da “un messaggio ricomparso improvvisamente sul display del suo cellulare”  che sconvolgerà l’equilibrio che la protagonista a fatica aveva raggiunto e che farà crollare le sue certezze.

E quindi anche in un romanzo dove l’Amore, come spiega la stessa autrice,è il vero protagonista tutto inizia da un sms. Tutto parte da una comunicazione veloce. Tutto prende corpo nonostante l’Amore, che si fa istinto di protezione, ma allo stesso tempo passione, sofferenza, sguardi e pure sensazioni e profumi nel viaggio della vita.

Nella nostra società di comunicazioni veloci, dove tutto avviene nelle chat private su Facebook o attraverso quella di Whatsapp c’è chi trova la forza e la voglia di scrivere di amori che travolgono.

Tutti ci siamo chiesti che Amore è quello di oggi che viaggia sulla rete. Che cosa è capace di creare dentro di noi un sentimento che arriva quasi esclusivamente attraverso lo smarthphone perché anche il computer di casa è stato soppiantato dal tablet o appunto dal super cellulare.

Come ha scritto sul suo blog la psicologa e sessuologa clinica Valeria Randone : “lo strumento informatico viene adoperato per instaurare una relazione amorosa e, sembra proprio che il pc funga da “strumento protettivo”, che tuteli da un eventuale rischio emotivo dell’incontro con l’altro\a. La mancanza della fisicità ed olfattività del linguaggio on- line, in realtà crea un “autismo tecnologico”, una condizione di solitudine affettiva, di mancanza dell’incontro con l’altro. Nell’epoca digitale le chat, contribuiscono a creare  la giusta distanza dal mondo dell’altro, ancora più del telefono, una sorta di via di mezzo tra l’urgenza di esserci, di toccarsi, accarezzarsi, che caratterizza l’innamoramento e l’Amore e la rassicurazione di una possibile disponibilità affettiva” .

Stiamo parlando dei sentimenti degli adulti. La domanda che tutti ci poniamo da anni è se l’amore virtuale può sostituire l’amore reale, quello fatto di incontri, di scontri, di complicità e anche di odori….appunto.

Il messaggio che passa è che il virtuale può sostituire il reale. Invece è meglio dire che il virtuale può aiutare, alimentare, supportare il reale, ma non può essere il mezzo per un facile approccio e una facile via di fuga.

Stiamo parlando di sentimenti, di amore in una società dove come dice Bauman tutto è liquido, è veloce a volte persino scontato.

Per dirla con Paulo Coelho : “l’amore non ha bisogno di essere compreso, ha bisogno di essere dimostrato”.

Farlo di presenza è più complicato che su whatsapp o su Facebook. Ma forse è più amore dell’amore virtuale. Ma il dibattito lasciamolo aperto…anche tra chi è stato sedotto e abbandonato virtualmente o tra chi invece nella rete o sui social ha trovato l’amore della vita.