Vizi Pubblicitari: l’offensiva della Chiesa sulla persuasione

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di Federico Unnia

Sarà la minaccia dell’Isis, o forse la progressiva – quanto inesorabile – emorragia di fedeli. Fatto sta che l’establishment ecclesiastico ha intrapreso una campagna di sensibilizzazione e di rilancio dell’immagine della Chiesa, intesa come valori e come luogo fisico, e di allargamento della base di ascolto, incentrata su tipici strumenti di pr. In pochi giorni due novità, sulle quali, inutile dirlo, fiorisce il business, ora della formazione, in futuro, chissà, magari con business unit specializzate all’interno delle grandi agenzie di pr.

Ma procediamo con ordine. Il primo passo lo ha annunciato la Curia di Milano, con la promozione del primo corso per comunicatori e pr di parrocchia. Un corso nel quale troveranno spazio anche i social forum, moderni pulpiti, con i quali diffondere il verbo della fede. Un’iniziativa, come spiega la Diocesi, che ha lo scopo di formare alla comunicazione – verbale e non – le persone che a titolo volontaristico, nell’ambito della propria parrocchia, possono divenire un promotore dell’attività e dei valori religiosi. Uno sportello per il pubblico, verrebbe da dire.priest

Ma andiamo oltre. Se questo è un progetto capillare e di back office, di ben diversa levatura l’annuncio con il quale sono stati banditi dal pulpito tecnicismi e toni non in grado di catturare l’attenzione degli astanti e conquistarne le anime. Le omelie – secondo i desiderata – dovranno ricorrere ad immagini attraenti, restituendo al fedele “un’immagine il più possibile legata alla propria vita”. Insomma, non solo linguaggio ma anche messaggi più consoni alla realtà che stiamo vivendo.

Il nuovo manuale dell’omelia doc è stato predisposto dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il cui fine è bandire immagini inadatte a promuovere la fede, mettendo “in guardia i predicatori dall’uso di un linguaggio teologico specialistico che non è famigliare agli uditori”. E’ infatti il momento dell’omelia, quel parlare a braccio, che gli alti prelati  ritengono incida nel giudizio dei fedeli sulla bontà  della celebrazione. Niente spettacolarizzazioni dal pulpito, ma solo una pragmatica e vivace omelia  davvero capace di guidare a gustare la parola di Dio, alimentare la fede ma, soprattutto,  che non facciano addormentare i fedeli.

Se il problema non si pone per i prelati dotati di forte abilità oratoria e di gusto per la scena, in grado di performare al meglio, ben diversa è la situazione di chi non brilla per coraggio ed intraprendenza oratoria. Da qui nasce la necessità di una formazione per i preti che devono essere preparati  alla migliore oratoria, capacità di sintesi, controllo dell’emozione. Infine, una dritta anche sulla durata. Non eccedere, ma concentrarsi nei canonici 20 minuti. Buttando spesso un occhio sulle prime file, dove  vuoi per l’età, vuoi per la “noia” spesso l’occhio si socchiude pericolosamente.

Obiettivi certamente condivisibili, sui quali l’impegno delle istituzioni ecclesiastiche sembra assicurato. Una sfida nella quale potrebbero trovare spazi interessanti anche professionisti della comunicazione. Si sa che è molto folto il gruppo di comunicatori di matrice ed ispirazione cattolica, per i quali donare qualche ora al mese per formare  personale adatto alla sfida moderna non deve essere un grande problema. Soprattutto se il Pr di Parrocchia da un lato, o il parroco nella confessione o chiacchiera personale one to one, butti al manager o al professionista che si complimenti per la nuova verve comunicativa, il nome del proprio trainer di comunicazione.