La donna come ‘presa’

di Federico Unnia

Le donne, in pubblicità, ma non solo, spesso vengono prese e le prendono. Non esiste un’espressione peggiore per trasmettere l’idea di una donna che non desidera un uomo ma questi riesce ad averla.

Eccoci ad un nuovo capitolo della sconfortante creatività italiana che gioca su banali luoghi comuni e offende, dietro un malcelato convincimento di essere ironici, la dignità della donna. Oggetto della pubblicità una spina elettrica. Il che si commenta da solo. Il messaggio pubblicitario  pubblicizzava una tipologia di presa elettrica che può ospitare diverse tipologie di spine (shuko o due spine) in un unico frutto, utilizzando l’immagine di una giovane ragazza in canottiera che indicando il prodotto,  viene accompagnata dal  claim che recitava “L’Unica che va con tutte (anche due alla volta)”.2-15 presa Side

Il Presidente del Comitato di Controllo ha ritenuto che il messaggio violasse i dettami dell’art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale,  ponendosi  in manifesto contrasto  con la norma che impone il rispetto della “…dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione, compresa quella di genere”. È infatti evidente la carica offensiva della dignità della donna, che viene accostata ed assimilata alla merce pubblicizzata, diventando lei stessa oggetto di profferta. Il simbolismo sessuale appare trasparente e favorisce in modo inequivocabile la diretta decodifica dell’oggetto a cui allude. Si attua infatti una identificazione della figura femminile con il prodotto offerto al consumatore, utilizzando il doppio senso dell’headline riferito nel contempo all’una e all’altro. Null’altro sembra giustificare la scelta creativa se non l’intento di raggiungere il maggior impatto possibile presso i destinatari della comunicazione.

Ancora una volta uno stop che, occorre dirlo, almeno in questo segmento di comunicazione, vale davvero poco. Un intervento censorio che arriva dopo settimane, a campagna conclusa, e senza tangibili effetti deterrenti. Ha senso tutto questo lavoro?