Parigi, strage terrorista nella redazione di Charlie Hebdo. Pubblichiamo le vignette contro la barbarie

Un’azione di guerra nel cuore di Parigi. Tre uomini incappucciati e vestiti di nero hanno fatto irruzione nella sede del settimanale satirico Charlie Hebdo – nell’XI arrondissement, in rue Nicolas-Appert, nelle vicinanze di piazza della Repubblica e della Bastiglia – facendo fuoco armati di Kalashnikov e uccidendo 12 persone, tra le quali il direttore della testata, Stephan Charbonnier, detto Charb, l’economista Bernard Maris e i tre più importanti vignettisti: Cabu, Tignous e Georges Wolinski. I feriti sono 8, cinque dei quali versano in gravi condizioni.

Pochi dubbi sulla matrice dell’atto terroristico: il settimanale già in passato era stato preso di mira e attaccato per i contenuti satirici sul fondamentalismo islamico, che avevano provocato minacce delle frange estremiste, fino all’attacco con una bomba molotov lanciata nel 2011 contro la sede del settimanale, distrutta dall’incendio generato dall’esplosione. Un attacco legato all’annuncio da parte del settimanale della nomina di Maometto come direttore del numero in uscita, che si sarebbe chiamato “Sharia Hebdo” in relazione alla vittoria del partito islamico di Ennahda alle elezioni in Tunisia e alla decisione del nuovo governo libico di applicare la sharia. chariahebdoOra è caccia all’uomo per catturare gli attentatori, che hanno aperto il fuoco – stando al racconto di alcuni testimoni – scandendo slogan come “Vendicheremo il Profeta” e “Allah è grande”. Il blitz, come raccontato dalla vignettista Coco – costretta ad aprire la porta dell’edificio sotto la minaccia delle armi – è durato cinque minuti: un’azione militare messa in atto da tre individui che, secondo quanto riferito dalla stessa collaboratrice del settimanale, parlavano perfettamente francese. Il commando si è poi dileguato dando il colpo di grazia a un poliziotto ferito sul ciglio della strada. Un video che circola su internet ma che i media francesi hanno ritenuto inopportuno diffondere. Intanto, sono state rafforzate le misure di sicurezza alla sede parigina della casa editrice Flammarion, che pubblica il libro di Michel Houellebecq – in cui si immagina una Francia governata da un partito islamista – a sua volta oggetto di minacce da parte del fondamentalismo islamico e il cui ritratto compare sulla copertina del settimanale.

TweetCHPochi minuti prima dell’attacco Charlie Hebdo aveva twittato una vignetta che ritrae l’autoproclamato califfo dello Stato islamico, Abu Bakr al-Baghdadi. La didascalia dice: “Auguri. Anche da parte di Al-Baghdadi”. E la chiosa del capo dell’Is intento a proclamare un sermone: “E soprattutto la salute!”.

Profetica e terribile alla luce del massacro di oggi l’ultima vignetta pubblicata nel numero di mercoledì dal direttore Charb: sotto al titolo, “Ancora nessun attentato in Francia”, viene raffigurato un terrorista islamico, con barba e Kalashnikov in spalla sulle spalle, che dice “Aspettate!. Abbiamo tempo fino alla fine di gennaio per fare gli auguri”.Charb

E mentre la caccia agli attentatori è in corso, e il presidente Hollande, oltre a confermare che si tratta di un atto terroristico, ha rivelato che da giorni l’allerta a Parigi era massima e che altri tentativi di attacco erano stati sventati, non è possibile non alzare il vessillo della libertà di espressione e di pensiero, anche, e soprattutto, quando si traduce in satira. Un valore che costituisce il cuore della democrazia in nessun modo negoziabile, con i tagliagole dell’Isis, i suoi proseliti ed emuli e con ogni estremismo, di qualunque colore e matrice. Per questo abbiamo deciso di pubblicare, in segno di lutto per le vittime e di solidarietà con i parenti e i colleghi, non i video e i frame del laido assalto ma solo le vignette di Charlie Hebdo. #JesuisCharlie è l’hashtag nel quale stanno confluendo lo sgomento, il dolore e la rabbia da ogni parte del mondo. Twitter è letteralmente inondata di vignette, di foto delle vittime, di richiami alla solidarietà e alla identità di fronte a un male idiota, letale e feroce contro il quale si deve essere pronti a combattere.