Affermazione non dimostrata, scatta la condanna del messaggio

di Federico Unnia

Se in pubblicità di fanno affermazioni di cui non si riesce a dare prova certa della veridicità scatta la condanna per ingannevolezza. Un principio sacrosanto, che tuttavia ancora oggi spesso viene spudoratamente violato.

MAM Bottle[2]

Un nuovo caso è quello con il quale il Presidente del Comitato di Controllo ha ritenuto non conforme all’art. 2 Cap (pubblicità ingannevole)  il messaggio pubblicitario “Cosa chiedono le mamme ad un biberon davvero First”, relativo al prodotto MAM First Bottle, rilevato su Io e il mio Bambino  in quanto la documentazione prodotta a seguito della richiesta del Comitato –   intesa a verificare, ai sensi degli artt. 6 e 32 CA, tra l’altro l’asserita efficacia del prodotto pubblicizzato nella “riduzione delle coliche fino all’80%” – non è stata ritenuta idonea a supportare la perentoria promessa pubblicitaria.

In particolare, l’organo di controllo ha ritenuto che la documentazione inviata, relativa ad uno studio, non controllato (cioè privo di un gruppo di controllo), riferito a bambini con specifica caratterizzazione (“colitici”), non poteva valere a conferma di quanto affermato nel messaggio.

Gli stessi ricercatori, nelle conclusioni, valutando in modo estremamente cauto i risultati ottenuti (“I biberon con fondo ventilato sembrano ridurre i sintomi clinici nei bambini colitici”), finiscono per mettere in discussione l’assunto pubblicitario. Lo studio, per il suo formato e per la metodologia impiegata, non è stato ritenuto idoneo a permettere una quantificazione dell’effetto dei biberon sui sintomi di partenza. Del pari priva di valore statisticamente significativo è stata ritenuta l’indagine di mercato condotta nel 2010 negli Stati Uniti, posto che i giudizi espressi non fornivano idoneo sostegno alla perentoria promessa “riduzione delle coliche fino all’80%”. Secondo costante giurisprudenza autodisciplinare, il mancato assolvimento dell’onere probatorio crea una lacuna che si riflette negativamente sulla valutazione di liceità del messaggio in ordine alle affermazioni in esso contenute e determina necessariamente una presunzione di ingannevolezza delle stesse. Da qui il blocco della pubblicità.