Talk show: fenomeno in trasformazione

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di Federico Unnia 

copertinaCome funziona il talk show d’approfondimento? Quali sono i meccanismi che garantiscono la convivenza tra informazione e intrattenimento, la creazione di uno spazio televisivo che assume a tratti la stessa rilevanza delle arene più o meno tradizionali della politica?

A queste, come a molte altre domande, offre interessanti risposte il lavoro La macchina della parola. Struttura, interazione, narrazione nel talk show di
Christian Ruggiero, ricercatore in Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale di Sapienza Università di Roma, edito da franco Angeli.

Per comprendere il ruolo di questo format televisivo nella costruzione del dibattito pubblico in Italia dalla fine degli anni Ottanta ai giorni nostri sono fondamentali alcuni elementi: la struttura dello studio, ossia la messa in scena di un salotto destinato a ospitare una discussione riservata agli addetti ai lavori, o viceversa di una piazza in cui ad essere centrale è la “voce” del pubblico in studio; il ruolo del conduttore, suadente padrone di casa o agguerrito tribuno; il rapporto che il conduttore instaura con gli ospiti in studio, anzitutto politici e giornalisti, e che configura una perpetua lotta di legittimazione; la capacità di mettere in scena in una “sfera pubblica elettronica” processi di narrazione capaci di rendere la politica, pur nell’epoca della sua delegittimazione, un prodotto prelibato.

Durante tutta la Seconda Repubblica i corsi e ricorsi della telepolitica italiana hanno messo al centro il potere di mediazione del giornalista e la necessità per il politico di passare con successo la “prova tv”, oppure la forza espressiva di una politica debordante, che arriva a monopolizzare i meccanismi della media logic. Ma la continua e tutto sommato fruttuosa interazione tra i due mondi lascia intravvedere un sofisticato meccanismo di osmosi comunicativa, che consente al talk di sopravvivere a ogni annuncio di “morte” della telepolitica, anche a fronte dell’avanzata della politica digitale

Interpellato su quali  talk show avranno più successo, l’Autore risponde: “È una domanda particolarmente difficile in questa stagione. Penso che i talk più tradizionali, come Porta a Porta, terranno, rimarranno dei punti di riferimento per un pubblico della telepolitica che è in calo ma non in estinzione. L’avventura di Floris sarà molto interessante da seguire: personalmente penso che il suo pubblico lo seguirà. Il fatto che la striscia quotidiana che è già partita non abbia ottenuto risultati esaltanti non significa molto: è un formato molto difficile da gestire, ci riusciva benissimo Enzo Biagi, ma era Enzo Biagi. Una volta che Floris tornerà nella piazza che gli è più congeniale potrà, secondo me, ritrovare il suo carisma e il suo pubblico. Se così non sarà, dovrà mettersi a studiare la “strategia Santoro”, e capire come fare a diventare un brand al punto da calamitare il suo pubblico in Rai, in Mediaset, su La7 e perfino, anche se in misura minore, sui canali tematici”.

Il talk show, sostiene l’Autore, è spettacolo, e questo significa che una proposta politica concreta e intelligente, se proposta da personaggi poco “pop”, può perdere drammaticamente appeal, e viceversa una proposta politica effimera, in bocca a un “mago della comunicazione”, può essere vincente.