Vizi Pubblicitari- Via dalla lista nera

Intervista a Enzo Mazza, Presidente Fimi, sulla pirateria digitale

Di Federico Unnia

Il Dipartimento del Commercio USA ogni anno individua una lista di Paesi che hanno un basso livello di protezione della proprietà intellettuale e li inserisce in una lista denominata Section 301. Tale lista può preludere perfino a iniziative di ritorsione commerciale o sanzioni economiche.

Enzo Mazza
Enzo Mazza

L’Italia è stata per molti anni nella lista e solo nel 2014, con l’approvazione del regolamento Agcom contro la pirateria ha ottenuto di essere rimossa da tale lista prendendosi pure il plauso per l’iniziativa assunta in tema di contrasto alla pirateria digitale. Enzo Mazza, Presidente Fimi – Federazione dell’industria musicale italiana di Confindustria, commenta gli effetti e le prospettive di questa decisione.

Come nasce la famigerata lista 301 e da quando l’Italia vi è stata inserita?

La normativa americana che, nell’ambito degli accordi commerciali con i partner, valuta la capacità di questi ultimi di attuare misure sufficienti a garantire la proprietà intellettuale è del 1988 ed è stata aggiornata anche in seguito agli accordi TRIPS nell’ambito del cosiddetto Uruguay Round. Nell’ambito delle previsioni stabilite dalla sezione 301 del Trade Act sono identificati Stati che si collocano in “Priority Watch List” e “Watch List”. La normativa può prevedere fino a sanzioni di tipo commerciale. L’Italia è rimasta nella Watch List per 25 anni ed in alcuni periodi era stata perfino inserita in Priority.

Ora per merito dell’Agcom l’Italia ne è uscita: quali i punti essenziali di questa promozione?

Diciamo subito che l’Italia, negli ultimi anni ha sicuramente fatto notevoli progressi, basti pensare anche alle azioni della magistratura ed in particolare della Guardia di Finanza su importanti siti internazionali coinvolti in gravi fenomeni di pirateria digitale, oggi bloccati in Italia. Sicuramente l’approvazione, tanto attesa dagli USA, del Regolamento Agcom, ha contribuito finalmente a considerare realmente come apprezzabile e mirato lo sforzo contro la pirateria online e soprattutto con la creazione di framework amministrativo a tutela dello sviluppo dei contenuti online. Pensiamo alla musica, dove il mercato legale è nel nostro Paese al 39 % del totale con decine di piattaforme e milioni di brani disponibili.

Che fare ancora per rendere più sicuro e retribuito l’uso nella rete di opere d’autore?

L’Italia è sicuramente un Paese dove, in generale, il rispetto del copyright e più in generale della proprietà intellettuale è molto bassa. Nel dibattito intorno all’approvazione del regolamento abbiamo assistito a prese di posizione imbarazzanti di politici, accademici, giornalisti che confondono il rispetto dei diritti d’autore e la libertà di espressione in un confuso mix di populismo ed ignoranza che alla fine fa solo il gioco di grandi player della pirateria o di soggetti che hanno solo l’obiettivo di ridurre gli standard di protezione. Con questo apprezzamento degli USA rispetto al regolamento Agcom sicuramente l’Italia dimostra di aver intrapreso una strada coraggiosa che può costituire da esempio anche per altri Paesi.