“GIASS” Luca e Paolo tornano stronzi nello show che ricicla i vecchi del cabaret

tratto da 

L.S.D.C.: «GIASS» * LUCA E PAOLO TORNANO STRONZI NELLO SHOW CHE RICICLA I VECCHI DEL CABARET

 

 

 

 

di Franco Bagnasco

L’idea, par di capire, era quella di erigere un monumento al politicamente scorretto in prima serata su Canale 5.
Più che far ridere, però, il programma a volte disgusta. Ma può capitare che faccia anche riflettere, con qualche guizzo (pochi, per la verità, come la classifica dei tele-raccomandati o la candid camera sui preti pedofili) piazzati qua e là. O ancora addormentare inesorabilmente, sui vecchi numeri di un Andy Luotto fuori tempo massimo, preso di peso – parecchio, oggi come oggi – dai programmi arboriani e collocato in uno show che di arboriano non ha niente. Che vorrebbe avere un’anima, ma la perde rincorrendo in fretta e furia la «belinata», per dirla alla ligure, successiva. O le mille maldestre citazioni delle quali è disseminato.

luca-e-paolo-638x425
È difficile sia vedere (come un corpo unico) che criticare «Giass» (Great Italian Association), la nuova creatura di Antonio Ricci, scomposto mix di comicità e goliardate che sconfinano nel pierinesco, fra rutti e scorregge assortite. Col sottile autocompiacimento che c’è nel fare i cattivi in sacrestia. Nell’averla detta e fatta grossa senza dover poi finire in punizione. Anzi, beandosi della trasgressione minimale. Ho detto: «Merda, cazzo, tette, culo, pompino…», e non mi puoi fare niente, faccia di serpente, non mi puoi fare male, faccia di salame.

Nel menù c’è tanto vecchiume, un riciclo continuo di cabarettisti già visti e stravisti: da Pino Campagna a Valentina Persia, passando perStefano Chiodaroli (che almeno è bravo e soprattutto efficace) e Nino Formicola, il Gaspare orfano di Zuzzurro. Ma anche Giobbe Covatta,che canta senza saperlo fare, e altri volti nuovi più avvertiti, come il tizio che accompagna «Luna» di Gianni Togni a suon di cartelli didascalici. Rispetto alla media dei testi, il vecchio Pino Caruso (una fissazione cabarettistica baudiana) diventa David Letterman. E non basta un Alessandro Cecchi Paone che accetta di andare in studio a farsi dare del «Grandissimo frocio», a far primavera. Sono altre le genialate televisive. L’innovazione sta altrove.
Mentre scrivo questo pezzo, non so ancora come avrà risposto l’Auditel, ma «Giass» purtroppo, al momento, è il programma che non c’è. Un Bignami del cabarettisticamente riciclato. Perché la risata è come il maiale: non si butta via niente.
L’unica consolazione è vedere Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu(esilarante la Boldrini di Paolo), che fanno tutto il possibile per tenere insieme la conduzione, tornando finalmente a fare gli stronzi. Ovvero la cosa che (televisivamente) sanno fare meglio. Può sembrare paradossale, ma è un complimento. Disgraziatamente, il treno de «Le iene» è passato. Ed era un modo di viaggiare più swingante, molto più adatto a loro.