L’Italia di Prandelli stravince sul campo ma perde negli ascolti

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di Giacomo Aricò

Pescara si prepara alla festa, arrivano gli azzurri di Prandelli. La sfida contro l’Irlanda del Nord è una formalità, la qualificazione è già in tasca da un mese. Entusiasmo e complimenti che si sprecano per questa nazionale, imbattuta e divertente sul campo, con un gioco stile “Barcellona”. Eppure ai risultati sul terreno non corrispondono quelli di ascolto, come evidenziato oggi dal Correre della Sera. Se prendiamo l’Italia molto più brutta e catenacciara di Zoff e Trapattoni risulta incredibile il distacco in termini di audience: undici anni fa uno scialbo 1 a 1 tra gli azzurri dell’ex campione del mondo ‘82 e la ‘temibile’ Bielorussia fu seguito in tv da 11 milioni e 797 mila persone. Ancor più seguito ci fu addirittura per una sconfitta dell’Italia del Trap contro il Galles dove si arrivò a quasi 12 milioni e mezzo di spettatori davanti allo schermo. In tempi recenti invece, un entusiasmante 5 a 0 alle Far Oer della squadra di Prandelli è stato visto da 8 milioni e 835 mila persone e la media di share per il Ct ex viola è del 30,02% (7.626.000 spettatori) contro il primatista Zoff che lo stacca di 15 punti (45,27% e 10.696.000 tifosi davanti la tv).

I motivi di questo calo riguardano certamente uno scenario televisivo completamente mutato nel corso degli anni: con l’arrivo del dtt frammentazione dell’offerta televisiva e più competitori. Prima la Rai era padrona della scena mediatica, specie per quanto riguardava le partite della Nazionale. Sky e Mediaset, come afferma anche Aldo Grasso sul Corriere, si dimostrano più moderne e competenti a raccontare il calcio, a far sentire lo spettatore partecipe. Indimenticabile sarà Fabio Caressa (su Sky) che nei mondiali vittoriosi in Germania nel 2006 gridò dieci volte consecutive “Totti” dopo il rigore realizzato dal numero dieci allo scadere di Italia-Australia. Ora la telecronaca di Bruno Gentili (voce storica di “Tutto il calcio minuto per minuto”) con il commento di Fulvio Collovati, sa un po’ troppo di vecchio, di sorpassato. E se un calo di ascolti è fisiologico, ci si spiega di meno un divario così netto tra un’Italia mediocre e vincente negli ascolti e una Nazionale con-vincente sul campo ma poco seguita.

Gli scandali recenti delle scommesse non hanno certo aiutato, né tutta la disputa che ha portato allo sciopero della prima giornata. Anche il fatto di vedere pochi giocatori italiani forti nel nostro campionato è un altro fattore. Oggi ci accendiamo per Giuseppe Rossi che gioca nel Villarreal e per Mario Balottelli che milita nel Manchester City. Buffon e Pirlo sono campioni che stanno passando la mano, altri simboli e stelle però arriveranno. Di sicuro l’Italia rappresenta l’apice del calcio, il momento massimo di questa disciplina. Non sono i tifosi a mancare, né un gioco che fa sognare: manca un rinnovamento della Rai, manca una voce ‘amica’, vera e trascinante. Rai Sport forse dovrebbe ringiovanire l’organico e adattarsi ai tempi che corrono. L’entusiasmo e la passione passano anche da qui.