ISTINTO E IMPRESSIONI- Il Filosofo

1979

di Maurizio Rompani

Un articolo pubblicato sul Corriere del 1° ottobre , a firma di Maria Egizia Fiaschetti, dipinge con arguzia la situazione attuale dei laureati in filosofia in Italia. Il quadro non è desolante solo grazie alle capacità di adattamento che evidentemente questa Laurea fornisce. Certo, se pensiamo che chi studia Filosofia ha, o almeno cerca di avere, una forte inclinazione verso la storia del pensiero e che è portato per la riflessione teorica originale, molte cose ci sono chiare.
Platone candidava i Filosofi alla guida della Repubblica, del suo Stato ideale; essendo gli unici a cercare l’essere e la verità sarebbero stati i più adatti a governarlo. E nel mondo di oggi? Troppo facile l’ironia.
Se nei palazzi del potere politico o economico i filosofi scarseggiano, nel Paese reale per fortuna c’è chi continua a coltivare l’arte della sapienza Per passione, probabilmente, visto che sono pronti ad assumersi le conseguenze della loro scelta: tacciati di anacronismo e snobbati dal mercato del lavoro.
Il filosofo è portato per le grandi domande che da sempre gli uomini si pongono sul mondo, sulla storia, sulla politica, sulla religione, sulla scienza e l’arte, sapendo che nessuna risposta è scontata, né definitiva. E’ facile capire come mai, non solo in Italia, ma in tutto il cosiddetto mondo occidentale, non sono certo di moda. Parlare oggi di riflessione, di introspezione, di essere e non di immagine, il porsi domande aperte e non con risposta precotta, porsi dubbi sulla nostra quotidianità, significa attirarsi solo compatimento.
Ma qui sorge una domanda: il compatimento di chi? Perché se a guardare con commiserazione sono coloro che da svariati pulpiti pontificano quotidianamente sul presente e sul futuro, sono coloro che ci vendono la loro ipocrisia e il loro vuoto come impegno sociale, politico, scientifico o ambientale, allora il loro compatimento è un onore di cui fregiarsi
Siamo così sicuri che uno studio che mette l’uomo al centro del pensiero sia oggi anacronistico? Basta pensare all’Economia e alla Finanza, a dove ci hanno portato con le loro regole i moderni studiosi ed esperti del settore, quelli per cui l’uomo è solo una variabile noiosa nella corsa spasmodica del guadagno. A tanti scienziati sempre più alla ricerca della scoperta che soddisfi la propria ambizione piuttosto che a migliorare la condizione dell’uomo. Al marketing e alla comunicazione dove l’uomo è solo un target, un consumatore. A tante altre discipline.
L’aver tolto l’uomo, l’approfondimento di cosa significa essere uomini dal centro della riflessione quotidiana sta danneggiando tutti per il bene di pochi. Forse questa anacronistica filosofia non è così inutile, sicuramente non è vista come inutile da tutti coloro, non dimentichiamoci che sono la stragrande maggioranza, che le altre discipline vedono come ostacoli sul loro cammino di pura autoesaltazione.
E’ ormai passato il tempo per dedicarsi a migliorare questo modo di pensare, chi ragiona in una certa maniera è ormai perso. C’è tutto un mondo a cui riservare le proprie capacità, quello a cui è caro l’uomo e non il profitto personale, quello di chi crede in un futuro con diversi e rinnovati valori di convivenza. La storia dell’Umanità ci ha insegnato che sempre chi era ritenuto una nullità si è ribellato ad un mondo di pochi con successo, lo hanno sempre fatto, dalla Grecia al nostro secolo, con fiammate devastanti e purificatrici come la Rivoluzione Francese.
Forse chi si pone le grandi domande sul mondo e sull’uomo non è più anacronistico, è essenziale per prendere il posto di chi ha fallito, o meglio per riprendersi il posto che gli compete.
Oggi c’è una coincidenza fortunata in più: nessuno se lo aspetta. Bisognerebbe aver studiato la Storia per capirlo, questo richiede non solo umiltà e intelligenza, ma anche consapevolezza dei propri limiti. Il che da certa gente è praticamente impossibile: la Storia non parla di loro quindi non serve leggerla.