Congiuntura e Pubblicità rapporto di dicembre 2013

  • I dati del mese di dicembre confermano l’avviato processo di risalita dell’economia nazionale già percepito sin dal secondo trimestre del 2013. Detta conferma proviene dagli incrementi -sia pur modesti- presentati dalla generalità degli indici di attività dei vari settori e dei vari comparti economici, dopo un principio d’anno in cui sono proseguite le contrazioni del biennio precedente.
  • Una esemplare prova di quanto affermato si deve rinvenire nel PIL del quarto trimestre che presenta – finalmente dopo lunghissimo tempo – un incremento congiunturale del +0,1%, certamente significativo anche se molto limitato specie se confrontato con quello dei paesi più avanzati.
  • Ad ogni buon conto va sottolineato come lo scenario nazionale risulti alquanto simile a quello più avanzato dell’area euro, anch’esso caratterizzato da una modesta crescita del PIL per effetto del rallentamento della domanda mondiale pur destinata nel breve ad accelerare moderatamente.
  • L’andamento dell’economia nazionale nell’anno 2013, come affermato più sopra, presenta due fasi: sino al primo trimestre hanno prevalso le pesanti contrazioni del precedente biennio; successivamente ha prevalso il processo di risalita, senza dubbio moderata ma risoluta a proseguire nel tempo. Ma poiché il peso negativo della prima fase è risultato maggiore di quello della seconda, l’anno si è concluso con una variazione tendenziale 2013/2012 di segno negativo, comunque minore di quella dell’anno precedente,
  • E’ quanto si è verificato per la produzione industriale che, pur chiudendo il 2013 con un -11,7%, rispetto al 2012 ha dimostrato di essere decisamente proiettata a recuperare le posizioni perdute. Ciò vale sia per il totale della produzione sia per i singoli comparti.
  • Tuttavia, va rimarcato come l’avviato processo di risalita della produzione industriale non abbia ancora palesato una tendenza univoca e definitiva, impedendo così una precisa e sicura proiezione per il 2014 che sembra promettere il totale recupero del terreno perduto nel 2013 e di gran parte di quello perduto nel 2012.
  • Al fine di evitare infondate speranze è bene ricordare che il ritorno della produzione industriale alle posizioni detenute nel 2007 (anno che ha preceduto la recessione) richiederà almeno un triennio, poiché si deve recuperare poco meno d’un quarto della produzione totale, quale media fra un terzo circa dei comparti pesanti (beni di consumo durevole, beni intermedi, beni strumentali) e circa un decimo dei beni di consumo non durevole.
  • Analogo all’andamento della produzione industriale è quello presentato dal fatturato dell’industria. Infatti, pur chiudendo complessivamente il 2013 con un -3,8% rispetto al 2012, è ben proiettato verso il territorio positivo; territorio peraltro già raggiunto dal fatturato con l’estero con un +1,4%, ma dal quale è ancora lontano il fatturato nazionale distanziato al -6,1%.
  • Stesso discorso vale per gli ordinativi poiché in complesso anch’essi chiudono il 2013 col segno negativo (precisamente -1,3%) ma in decisa rimonta, mentre gli ordinativi esteri stanno già crescendo in territorio positivo (+2,0%), nel quale non sono ancora entrati gli ordinativi nazionali pur essendo risaliti al -3,5%.
  • Strettamente connesso all’andamento dell’attività industriale è l’andamento degli investimenti pubblicitari. Infatti, pur collocandosi complessivamente sotto i livelli del 2012 (-11,7%) detti investimenti hanno presentato nel 2013 segnali di decisivo conforto, come dimostrano anche le variazioni tendenziali positive della TV, di Internet e della TVSat registrate nel mese di dicembre.
  • Ma ciò che risulta più importante è che dal maggio-giugno 2013 è in atto una pronunciata tendenza espansiva vigorosamente lanciata ad annullare l’altrettanto pronunciata tendenza riflessiva che ha maramaldeggiato per tutto il 2012 e per la parte iniziale del 2013.
  • Si tratta di una tendenza espansiva di tipo lineare talmente ben definita da consentire una stima previsiva per il 2014 di un incremento degli investimenti pubblicitari dell’ordine del 10-11% su quelli del 2013; incrementi che potrebbero portare gli investimenti medesimi vicinissimi ai livelli del 2012.
  • Si ritiene utile segnalare che, grazie alla vigorosa ripresa degli investimenti pubblicitari, nel 2014 si dovrebbe ripristinare la storica stretta correlazione fra l’andamento degli investimenti pubblicitari e la produzione industriale dei beni di consumo.
  • Detta correlazione è andata perduta nel biennio 2012-2013 a causa del comportamento rinunciatario delle imprese: vuoi per il timore d’investire in pubblicità nella prospettiva di un ulteriore aggravamento dell’andamento recessivo, vuoi per la preferenza data a strumenti giudicati di efficacia più immediata quali il taglio prezzi e le promozioni.
  • Si deve ripetere quanto sopra descritto per la produzione industriale anche per la produzione delle costruzioni, comparto segnatamente angariato dalla recessione, che dovendo risalire da posizioni più sommerse, è comunque riuscito a chiudere il 2013 ad un meno scomodo -10,9%.
  • Le citate fasi di contrazione nella prima parte dell’anno e di espansione nella seconda parte sono disegnate anche dal commercio internazionale. Infatti, dopo un primo periodo in contrazione le esportazioni nel loro complesso hanno gradatamente guadagnato terreno tanto da sfiorare a fine 2013 (con un -0,1%) il territorio positivo. Analogamente dicasi per le esportazioni verso i paesi dell’area europea raggiungendo un apprezzabile -1,2%, e un confortante +2,0% verso i paesi extra europei.
  • Non diversamente sono andate le importazioni anche se risentono delle flessioni della domanda nazionale. Comunque, nel loro complesso le importazioni sono riuscite a risalire sino al -5,5% rispetto al 2012, mentre per quanto riguarda quelle provenienti dai mercati dell’Unione Europea sono risalite lentamente al -2,0%, contro il +0,5% – dopo alterne vicende – delle importazioni provenienti dai mercati extra UE.
  • A fine 2013, il saldo commerciale complessivo ha raggiunto di buon passo i 30,4 miliardi che, al netto dei prodotti energetici, si avvicina agli 85 miliardi.
  • Pure in lenta ma progressiva risalita sono i valori delle vendite del commercio fisso al dettaglio; infatti, hanno ripreso il cammino verso il territorio positivo ma fermandosi a fine 2013 al -2,1%, quale media fra il -2,7% dei prodotti non alimentari e il -1,1% dei prodotti alimentari.
  • A questo punto è doveroso segnalare che vi sono alcuni settori dell’economia nazionale che presentano andamenti opposti o comunque diversi a quelli più sopra minutamente descritti. Si vuole fare riferimento agli andamenti: dei prezzi dei prodotti industriali, dei prezzi al consumo (e quindi all’inflazione), dei tassi di disoccupazione. Si tratta di andamenti che riflettono, nonostante l’avviata risalita, la perdurante debolezza dei mercati e delle attività produttive.
  • I prezzi dei prodotti industriali sono in progressiva contrazione nel 2013, tanto che nel complesso sono scesi dal +0,7% di gennaio al -1,1% di fine anno, quale media fra il -1,2% del mercato interno e il -0,5% dei mercati esteri (a sua volta, media fra il -0,9% della zona euro e il -0,3% della zona non euro).
  • Il tasso d’inflazione, che ha continuato a comprimersi per tutto il 2013, sembra essersi assestato da alcuni mesi sul +0,7%, a testimonianza di una domanda che stenta a rafforzarsi nel quadro di una situazione che viene interpretata dagli operatori come adagiata sul fondo.
  • Sorte simile sembra essere toccata al tasso di disoccupazione che staziona sul livello del 12,7% per il complesso della popolazione lavorativa, mentre staziona sul livello del 41,6% per quanto attiene alla popolazione giovanile (dai 15 ai 24 anni). Si tratta, ovviamente, di livelli molto elevati destinati a mantenersi tali sino a quando la ripresa si sarà saldamente affermata.
  • L’indice composito del clima di fiducia delle imprese italiane è in crescita di qualche punto, grazie ad un miglioramento significativo relativamente alle imprese del settore dei servizi di mercato e a quelle del commercio al dettaglio. Nel contempo il clima di fiducia è in flessione relativamente alle imprese manifatturiere e alle imprese di costruzione.
  • Il clima di fiducia dei consumatori presenta un discreto aumento, anche se la componente economica diminuisce lievemente, mentre migliora quella personale; il clima di fiducia rimane stabile per quanto si riferisce al futuro.
  • RAPPORTO12dicembre2013