VIZI PUBBLICITARI-L’etica spiegata dai giornalisti

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di Federico Unnia
Fa sorridere che i giornalisti si pongano la domanda dei quale sia il grado di eticità della loro professione. L’indagine presentata da Enrico Finzi sull’etica che i consumatori lettori riconoscono al mondo dei media e giornalisti fotografa una realtà molto delicata. Così, alla domanda su quali siano i comportamenti e gli atteggiamenti ritenuti importanti per un giornalismo che si possa definire etico il campione degli oltre 1000 intervistati dichiara, nell’ordine, non dire il falso, pubblicare sempre notizie dopo che se ne siano verificate attendibilità e fonte; e ancora, mantenere ben distinte le opinioni dell’autore dal racconto dei fatti. Inoltre, dare un ventaglio completo delle opinioni in merito al caso raccontato, non distorcere le opinioni delle persone citate e/o intervistate. Interessante, poi, rispettare le norme della deontologia professionale e le leggi vigenti. Che non fornisce informazioni, giudizi e consigli – senza esplicitarlo – nell’interesse di gruppi politici e sociali, dell’editoria e della proprietà, degli investitori pubblicitari; che non discrimina e non lede la dignità e l’onorabilità; che non cita il nome dei soggetti protetti. Su questo punto viene da citare alcuni casi in cui i giornalisti pubblicano articoli riferiti a prodotti o servizi che sono presenti con messaggi pubblicitari.
 

 
 
Gli italiani, insomma, sono poco soddisfatti dell’eticità del giornalismo. Non a caso è Internet, dove minore è il filtro degli operatori dell’informazione, il mezzo cui si riconosce il maggior grado di eticità. (voto medio 6.7 col 25% di voti inferiori a 6), seguito dalla radio (voto medio 5.9 col 39% di voti d’insufficienza). Tutti gli altri media non superano la sufficienza, con i periodici specializzati (voto 5.4 e 50% di critici) e non (5.1 e 58% di critici), i quotidiani (5.1 e 58% di critici), la cara mamma Rai (4.7 e 62% di critici) e quella privata (4.6 e 63% di critici). Passando alle categorie professionali, butta male per i giornalisti (voto medio 5.1 e 51% di critici), gli addetti e le agenzie di relazioni pubbliche (voto 4.9 e 61% di critici).
 

Che dire? Che tempo pochi anni il giornalismo finirà, e con esso l’Ordine. Non a caso il Presidente Antonio Catricalà, uno dei pochi che davvero combatte le forme più subdole di commistione tra informazione e pubblicità, quest’estate aveva proposto di aprire gli ordini dei giornalisti a membri rappresentanti dei consumatori. Tacciato di non conoscere le cose, aveva solo detto la verità. Ma aveva solo anticipato i tempi.