Vizi Pubblicitari: Super multa per Ryanair e Easyjet

Ostacolate anche le richieste di rimborso. Multe , di 850.000 euro per Ryanair  e di 200.000 euro per Easyjet  

di Federico Unnia

Federico Unnia
Federico Unnia

Se dopo Fiat anche Ryanair facesse gli scatoloni e se ne andasse dall’Italia? Non sarebbe una brutta cosa a guardare l’intensità della sanzione che l’antitrust ha inflitto ai furbi irlandesi rei di aver diffuso una comunicazione gravemente scorretta e distorsiva della libera determinazione dei consumatori.

A Ryanair (850.000) e a Easyjet (200.000) le multe inflitte  per la mancata trasparenza nelle vendite delle polizze assicurative abbinate all’acquisto dei biglietti e per gli ostacoli posti all’esercizio del diritto di rimborso da parte dei consumatori. Le multe sono state decise dall’Antitrust al termine di due distinti procedimenti per pratiche commerciali scorrette. E’ vero che resta aperta la strada del ricorso al Tar del Lazio e si sa che il giudice d’appello spesso impone un ridimensionamento della sanzione. Quel che resta è comunque la gravità della condotta da parte di due paladini della libertà di volo a poco prezzo.

L’Autorità ha stabilito anche per Ryanair 30 giorni di tempo perché comunichi le iniziative adottate per rimuovere i comportamenti sanzionati; nel caso di Easyjet ha invece tenuto conto delle modifiche apportate dal vettore aereo inglese spontaneamente  nel corso del procedimento sia alle informazioni rese sul sito che alle procedure di indennizzo, irrogando una sanzione più contenuta.

Per l’Autorità, tanto  Ryanair quanto  Easyjet hanno violato il Codice del Consumo in quanto non hanno fornito, o lo hanno fatto in modo assolutamente insufficiente e inadeguato, informazioni essenziali sulla polizza facoltativa destinata a coprire i rischi per l’annullamento del viaggio.

In particolare nella fase di acquisto sul web, è risultata sommaria l’indicazione dei rischi effettivamente coperti dal contratto di assicurazione, al quale si rinvia solo tramite link;

inoltre non è stato  immediatamente reso chiaro l’ammontare della franchigia prevista in caso di indennizzo, elevata in proporzione al costo del biglietto; infine non viene spiegato che il risarcimento non copre le tasse e i diritti aeroportuali.

L’omissione, o la non agevole reperibilità delle informazioni necessarie, potevano  in sostanza indurre in errore i consumatori sulla natura del rischio assicurato, molto più limitato in caso di “annullamento viaggio”, nonché in merito alle numerose limitazioni e restrizioni previste dalla polizza di assicurazione, spingendoli ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbero altrimenti preso.

A Ryanair l’Autorità ha contestato anche il meccanismo di deselezione dell’opzione di acquisto della polizza che il consumatore deve effettuare, risultato particolarmente macchinoso e poco trasparente: vi si accedeva, a dire dell’Agcm,  con estrema difficoltà, tramite la ‘tendina’ della scelta del Paese di residenza, sotto la dicitura ‘Non mi assicurare’ posizionata, all’interno di un elenco di 21 nazioni, fra i paesi Netherlands e Norway.

In entrambi i procedimenti, infine,  l’Autorità ha ritenuto pratica commerciale scorretta la fee richiesta per il rilascio della certificazione attestante la mancata fruizione del servizio di trasporto, indispensabile per il consumatore ai fini dell’indennizzo delle spese sostenute. Si tratta di un’informazione, ovviamente già in possesso delle compagnie aeree, che poteva facilmente essere trasmessa alla compagnia di assicurazione senza gravare sul consumatore.

La fee, in alcuni casi, è  risultato addirittura superiore al costo del servizio assicurativo (20 euro la richiesta di Ryanair, 12 euro quella di Easyjet) e si aggiunge all’obbligo di contattare un numero a pagamento: in questo modo, secondo l’Antitrust, chi ha pagato la polizza viene scoraggiato dall’avviare la stessa pratica di rimborso che, in ogni caso, ‘sconta’ una franchigia elevata. Insomma, una condotta davvero ai limiti della legge.