Perché le idee sono più forti se esprimono tutta la personalità dei loro creatori

473

(estratto dell’undicesimo capitolo di “Mad in Italy, quindici consigli per fare business in Italia. Nonostante l’Italia.”, Giampiero Cito e Antonio Paolo, Rizzoli-Etas, 2012)

MAD_inItaly_cmyb

Gli imprenditori di successo sono generalmente individui dalla personalità spiccata, capaci di grandi voli pindarici, di roboanti iniziative e a volte di grandi cadute di stile. Ciò che ricorre, tra le caratteristiche dell’imprenditore, è la frequente attitudine a seguire il proprio schema mentale, senza condizionamenti e, nella maggior parte dei casi, contro il parere di consulenti e persone di fiducia. Girando in lungo e in largo per l’Italia a intervistare imprenditori con l’obiettivo di chiuderli in una camicia di forza, come dimostrano le foto di questo libro tratte dalla campagna Mad in Italy, abbiamo più volte sentito dire: “mia moglie non era d’accordo”, “i miei figli vorrebbero che smettessi di fare questa cosa”, “in tanti mi consigliano di cambiare direzione”.

È affascinante vedere la luce che brilla negli occhi di un imprenditore che ha partorito, magari con fatica, in solitudine e contro tutti un’idea che poi è stata realizzata con successo. Questi esseri umani sono la vera ricchezza del nostro paese. Un bene inestimabile che vale molto di più di un brevetto. Quella luce ci fa capire che c’è ancora, ed è fortemente viva, la possibilità di tornare a essere importanti, di iniziare nuovamente a prendere in mano il timone di una new economy italiana, fatta di creazioni, di investimento sulla qualità e sul talento produttivo. Noi italiani siamo stati in passato un modello di riferimento per tutta la cultura occidentale, proprio perché abbiamo avuto il coraggio di fare le cose “a modo nostro”. Dai violini di Stradivari alle Winx di Iginio Straffi.

Investire nelle idee e sulle personalità individuali che le fanno scaturire magicamente non è soltanto un’opportunità, è un dovere fondamentale che il sistema paese deve capire di dover rimettere in piedi. È possibile farlo anche senza riempirsi la bocca con la ripetuta e abusata questione della fuga dei cervelli. Molti imprenditori ce lo hanno detto: “chi vuole andarsene vada, non resteremo mai troppo pochi per fare qualcosa di buono”.

Ce lo ha detto Gianfranco Soldera, produttore di Brunello e ce lo ha ripetuto Marco Boglione, amministratore di BasicNet, la società che possiede marchi come Superga, Robe di Kappa, K-Way. Quando abbiamo iniziato a pensare che fosse utile e necessario investire un po’ del nostro tempo e delle nostre competenze per dare vita a un progetto folle come Mad in Italy!, ci siamo resi conto che bastava bussare con gli argomenti giusti per farsi aprire le porte anche degli uffici dei dirigenti di azienda con i quali parlare era sempre stato impossibile. L’imprenditore, per indole, è un generoso.

Certo, l’obiettivo del suo lavoro è creare profitti per la sua azienda ma, molto spesso, questa non è la sua unica priorità. La priorità è creare nuovi “algoritmi” che funzionino; principalmente per la propria realtà, ma anche come modello per le altre. L’imprenditore, per sua natura, è un rivoluzionario. È questa la ragione principale per la quale molti hanno accettato di raccontarsi.

campagna case history.indd

Luca Carbonelli, ad esempio, è un giovane imprenditore napoletano, produttore e venditore di caffè, con il quale abbiamo collaborato per creare una serie di incontri nelle università italiane, i “Cafè Curriculum”, promettendo agli studenti delle varie facoltà un ottimo caffè in cambio del loro curriculum vitae da pubblicare nel nostro portale per fare conoscere alle imprese italiane tanti volti nuovi. Di Luca, oltre che il caffè, ci piace il piglio con cui ha preso in mano, poco più che ventenne, la comunicazione della Torrefazione Carbonelli. Il suo lavoro nell’azienda di famiglia è iniziato nel momento di maggiore diffusione di Internet sia come mezzo di comunicazione sia come possibile canale per la commercializzazione di prodotti. L’azienda Carbonelli, che prima delle rivoluzioni portate da Luca vendeva il proprio prodotto in maniera tradizionale, ha deciso di commercializzare prevalentemente attraverso il canale dell’e-commerce. In soli due anni il fatturato della Torrefazione Carbonelli è decuplicato, portando l’azienda a diventare il primo venditore italiano su eBay. Luca è un giovane uomo razionale e dice che “ognuno di noi deve scoprire quale sia la propria virtù, facendola esplodere”.

La sua è certamente l’avere fiducia nella qualità dei propri prodotti e in una comunicazione trasparente, aperta al dialogo con i propri clienti e senza il timore di essere smentiti anche solo attraverso un commento negativo su Facebook. Fin dalle dottrine filosofiche di Montesquieu, la virtù è intesa come sacrificio del singolo cittadino a vantaggio di tutti. Questo comportamento civile è fondativo di tutte le grandi democrazie che si contrappongono ai regimi monarchici dove prevale l’orgoglio individuale e a quelli dispotici dove domina la paura come forma di controllo.

Individuare la propria virtù, dal punto di vista di un imprenditore, significa calarsi con cognizione di causa in un contesto sociale ben preciso, osservare questo scenario e muoversi all’interno di esso secondo principi etici. Il bravo imprenditore è quello che cerca il profitto senza andare a discapito dei propri dipendenti; che lavora riponendo attenzione per le regole e tutelando l’ambiente; che crea meccanismi di funzionamento della società nell’ottica di migliorare la qualità della vita di tutti. Il prodotto di successo deve, in questa prospettiva, essere un prodotto che migliora, anche solo con un avanzamento infinitesimale, il mondo in cui viviamo.

Essere creativo, per un imprenditore, significa mettere insieme connessioni funzionali tra prodotti ed esigenze reali. Bruno Munari, geniale designer e grafico, aveva ben chiara la distinzione: “il sogno dell’artista è quello di arrivare al museo, mentre il sogno del designer è quello di arrivare ai mercati rionali”. Quando un imprenditore “fa le cose a modo suo” si assume sempre un rischio: dal punto di vista economico, oppure il rischio di uscire per sempre da un segmento di mercato o quello di vedere il proprio sogno fallire.

Enrico Piaggio si era assunto un grandissimo rischio: aveva scommesso che sarebbe stata vincente l’idea di trasferire la produzione della propria fabbrica dai velivoli da guerra ai motocicli. La Vespa e l’Ape avrebbero avuto le ruote e non le ali. La scommessa di quell’imprenditore, che voleva fare le cose “come diceva lui”, fu vinta su tutti i fronti e anche gli operai che erano scesi in strada per manifestargli contro, il giorno del suo funerale si tolsero il cappello e resero omaggio alla sua grande, indiscutibile personalità.

MEMO

Cerca di capire qual è la tua virtù, valorizzando con la tua personalità tutto quello che fai.