TELEOSSERVAZIONI: “Un cubo per ricominciare”

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di Andrea Polo

Da qualche settimana sono partiti i nuovi palinsesti televisivi e quindi, volenti o nolenti, da oggi sappiate che torneremo a chiacchierare di tv; su quella scatola luminosa che da tanti anni mi affascina.
Il primo programma di cui voglio ragionare con voi è quello che ha visto il ritorno in TV di Teo Mammuccari che, smessi i panni dell’eterno burlone ha deciso di confrontarsi con un format che potremmo definire game show. The cube, andato in onda su Italia 1 a partire dal 7 settembre e con 4 puntate pilota, ha dimostrato che, forse, l’ex iena sa anche fare qualcosa di diverso e di più che prendere in giro concorrenti emozionati e imbarazzati. Mammuccari riesce a reggere bene un programma forse troppo lungo e che, nonostante la positività di essere qualcosa, tutto sommato, nuovo, ha di sicuro molti margini di miglioramento.
È stato detto che uno dei meriti è stato senza dubbio quello di non aver italianizzato il format ma, dall’altro lato, mi chiedo se non sia un demerito l’averlo eccessivamente “inglesizzato”. Già perché lo spettacolo viene trasmesso dagli studi di Londra (perché poi?) e con un pubblico di inglesi ad eccezione degli amici e famigliari dei concorrenti; italiani emigrati anch’essi in quel del regno unito. Il risultato finale è forse fin troppo british, asettico e, alla lunga, senza troppo mordente.
Anche Mammuccari, a cui comunque va riconosciuto il merito di essersi dimostrato in grado di condurre anche programmi meno sguaiati e urlanti, in tre ore di programma alla fine cede, ma nel complesso il progetto The cube è abbastanza buono, anche se con qualche bullone da avvitare perché il cubo non si smonti.