Vizi Pubblicitari-L’Oreal batte ancora P&G

di Federico Unnia

Federico Unnia
Federico Unnia

E’ una vera e propria never ending story la battaglia pubblicitaria tra i due big player del settore cosmetico e bellezza l’Oreal e P&G. Ancora una volta il Giurì è stato chiamato a pronunciarsi sulla contestata illiceità di una pubblicità comparativa avente ad oggetto prodotti cosmetici
I prodotti in questione erano una linea di prodotti per capelli colorati a marchio “Pantene Forti & Luminosi”, prodotto di P&G.

Il claim contestato affermava che Pantene “protegge le proteine dei capelli lasciandoli forti e luminosi come con le marche professionali più vendute”.
Il Giurì, nella decisione, ha ribadito il proprio orientamento favorevole per la pubblicità comparativa: ciò a condizione che il confronto venga eseguito nel rispetto della disciplina autodisciplinare. Nel caso di specie, tuttavia, i Giudici, pur avendo dato atto che Procter & Gamble avesse eseguito dei test idonei a soddisfare le previsioni dell’art. 15 del Cap, hanno stabilito che la pubblicità contestata fosse censurabile sotto il profilo della trasparenza.
In particolare nella decisione si evidenzia che nella comunicazione non sono stati esplicitati in maniera adeguata i criteri, i limiti e l’ambito del confronto effettuato. Particolare, quindi non secondario, per un corretto giudizio d’insieme.
Avendo P&G dichiarato di fondare il giudizio comparativo su un confronto con le “marche professionali più vendute”, avrebbe dovuto eseguire effettivamente un confronto “completo con tutti i prodotti delle “marche più vendute”.

Pantene

Circostanza che invece è risultata smentita dai documenti prodotti nel procedimento dai quali è emerso che erano stati testati solo alcuni prodotti appartenenti alle linee più vendute.
“Il Giurì haritenuto che non fosse stato assolto l’onere della prova ed ha dichiarato la contrarietà della pubblicità all’art. 15 del CA che disciplina la pubblicità comparativa” dichiara Elena Carpani, Partner Mercanti Dorio Associati, difensore di l’Oreal. “E’ stata quindi ribadita la necessità che in una pubblicità comparativa non debbano potere sorgere ambiguità in merito ai prodotti oggetto di confronto. Se tale condizione non è rispettata, la rivendicazione si trasforma in un vanto ingiustificato di superiorità rispetto a prodotti concorrenti non individuati” conclude Elena Carpani.