Asta Frequenze: il Governo passa all’incasso, ma il conto rischia di rivelarsi più salato del previsto

Dopo un processo piuttosto travagliato e probabilmente non all’altezza del valore strategico del mercato radiomobile per l’Italia, nel quale fino ad ora potevamo vantare un primato mondiale in termini di innovazione e diffusione dei servizi, il 31 agosto scorso ha preso il via l’asta multifrequenze che assegnerà 255 MHz complessivi. Ancora prima dell’inizio della terza tornata di rilanci l’esito della gara è di fatto già scritto; ma sono ancora numerose le incertezze sugli effetti che riuscirà ad avere sul mercato: il conto potrà rivelarsi più salato del previsto e a pagare non saranno solo gli Operatori, è a rischio anche l’assetto concorrenziale del settore.
“Al termine della seconda tornata di rilanci” scrive Antonio Rita di Open Gate Italia, società specializzata in Business Development e Public, Regulatory e Media Affairs, “il Governo ha già raggiunto il suo obiettivo: le offerte hanno superato quota 2,9 miliardi di euro; coperti i 2,4 miliardi già ascritti nel bilancio statale con la manovra dell’estate scorsa, l’Esecutivo evita la “clausola di salvaguardia” voluta dal ministro Tremonti, salvando tutti i dicasteri da nuovi tagli orizzontali, ma alla certezza dell’incasso fanno da contraltare numerosi dubbi sulla possibilità che la gara dispieghi effetti virtuosi anche sul mercato”. “Il contesto competitivo non sembra che potrà avere ricadute positive” prosegue Rita. “Ai blocchi di partenza si sono presentati solo 5 operatori (i 4 big radiomobili e Linkem) e solo gli operatori mobili hanno presentato offerte in sede di gara. Nessun nuovo player entrerà nel mercato, neppure quelli di cui si era molto parlato e che avrebbero le risorse economiche per partecipare all’asta (Poste), e quelli già presenti, come gli operatori WiMax, hanno scelto di non acquistare frequenze. Anche il caro prezzo alle quali verranno acquistate le frequenze rischia, secondo l’analisi di Open Gate Italia, di vanificare l’aumento della dotazione frequenziale in mano agli operatori mobili. Ci si chiede se Telecom, Vodafone, Wind e H3G saranno in grado di fare ulteriori investimenti (necessari per l’upgrade delle reti) dopo aver speso oltre 3 miliardi di euro per l’asta e con la spada di Damocle della Robin Tax che pende sui loro bilanci. La gara UMTS ed il fallimento di BLU e IPSE farebbero pensare di no, ed è dunque probabile che gli operatori finanziariamente più deboli potranno entrare in crisi di risorse e che la gara, quindi, inneschi un ciclo di consolidamento del mercato piuttosto che di apertura a nuovi attori e di aumento della concorrenza. Open Gate Italia mette infine l’accento sull’incertezza relativa all’effettiva disponibilità delle frequenze poste in gara: le emittenti locali si accontenteranno degli indennizzi economici previsti e, soprattutto, il Governo avrà la forza politica di liberare coattivamente le frequenze, qualora ciò si rendesse necessario? In questo contesto i problemi di interferenza con i broadcaster televisivi (La7, ma anche Mediaset e Rai) sul primo lotto degli 800 MHz appaiono questioni di dettaglio, anche se fino a questo momento, cioè alla seconda tornata di rilanci, hanno avuto come risultato che nessun operatore ha fatto offerte per il blocco in questione. “L’asta”, conclude Laura Rovizzi, Amministratore Delegato di Open Gate Italia “è certamente un’importante occasione per valorizzare adeguatamente un bene pubblico (le frequenze) dall’alto valore economico intrinseco (per la scarsità della risorsa) ma soprattutto potenziale, in quanto in grado di creare le condizioni per lo sviluppo delle reti e l’innovazione dei servizi, in una spirale virtuosa di sviluppo”. Solo i prossimi mesi sapranno fugare o confermare i molti dubbi sul rischio di aver perso una grande opportunità di stimolo alla crescita economica del nostro Paese.